Serie TV e caccia al tesoro online

Interessante esperienza degli sceneggiatori della serie TV Lost che, per incrementare il coinvolgimento degli spettatori, hanno ideato e lanciato, prima della trasmissione dell’ultima puntata della stagione, una sorta di caccia al tesoro online creando finti siti ad-hoc ed altri indizi sparsi tanto in rete quanto nel mondo reale (nella foto il sito della presunta compagnia aerea cui apparteneva l’aereo precipitato) dove gli spettatori hanno potuto trovare gli indizi utili a risolvere parte dei misteri che avvolgono fin dall’inizio questa enigmatica storia di naufraghi.

Queste specie di giochi, denominati “alternate reality games“, sono sempre più spesso utilizzati come strategie di marketing per incrementare il coinvolgimento del consumatore e rendere più attivo il processo di consumo. Un interessante esempio è questo Perplex City. Da vedere anche il sito di 42 Entertainment un’azienda specializzata nella creazione di questo tipo di advertising esperienziale.

Fenomenologia dei cosplayers italiani

Ne avevamo parlato già qui.
La costume players culture emerge con evidenza anche nel nostro paese, basta leggere il lavoro di Luca Vanzella “Cosplay Culture. Fenomenologia dei costume players italiani”. L’autore utilizza una metodologia di indagine fatta di osservazione partecipante in fiere e raduni.
Interessanti spunti in chiave antropologica del fenomeno e a proposito delle dinamiche di relazione ad esso associate nell’intervista. con l’autore.

Indovina dove colpiranno

Ve la sentite di scommettere sul luogo e sulle modalità del prossimo attentato terroristico?
Se si potete andare qui e vincere una maglietta con la scritta I predicted nel caso si verifichi.
La forma ironica di questo progetto (credits di Molleindustria e Guerrigliamarketing)connette la logica videospettacolare alla pulsione sociale alle “scommesse” e alle “puntate” (pulsione cui i diversi stati con lotterie, ecc. hanno non poco contribuito).
Il linguaggio è mediattivo. Si legge:
“Sei stanco di scommettere solo al Nasdaq sul prezzo del petrolio – si legge – o sulle partite di football? Perché non farlo invece su dove si terrà il prossimo attacco terroristico? Ora puoi, come fa il capitalismo sulla tua vita. Sfortunatamente non potrai distruggere culture diverse dalla tua usando dollari, McDonald’s o i video di Paris Hilton. Non potrai bombardare la nazione che vuoi né pretendere di fornire aiuti umanitari per poi dar vita ad un governo tutto nuovo. Purtroppo non puoi neanche ridurre i diritti civili del tuo paese con arresti indiscriminati dei nuovi cittadini, degli immigrati o degli attivisti. Scusa! Quello che puoi fare è indovinare dove attaccheranno i terroristi! E tieni le dita incrociate sperando che non avvenga dove ti trovi tu”.

Mobisodes

La convergenza fra cellulari di terza generazione e televisione ha portato all’emergere di una nuova forma di narrazione audiovisiva, sia sul lato della produzione che della distribuzione: i mobisodes, episodi per il mobile.
Si tratta, ovviamente, di una mutazione di formato ma anche di contenuto. Non solo gli episodi da guardarsi sul cellulare devono essere pensati per il formato dello schermo (ad esempio prediligendo i primi piani) ma la sceneggiatura deve tener conto di un tempo di fruizione bassissimo, un minuto, con conseguente concentrazione dell’azione. Le pratiche di ricezione delle forme di intrattenimento per il mobile (tempi morti di trasferimento nelle città, pause caffè, ecc.) diventano un territorio di sperimentazione per nuovi modi della narrazione audiovisiva.
I mobisodes vengono lanciati a gennaio 2005 dalla Fox Mobile Enterteinment, assieme a Vodafone, per il mercato UK a partire dalla sua serie di successo 24: conspiracy.
A questa segue The Simple Life: Interns (con Nicole Richie e Paris Hilton) per il mercato USA con Verizon Wireless’ V CAST 3G.
Sono in arrivo anche in Italia: il mercoledì e il sabato sarà possibile vedere il concentrato della vita dei protagonisti di “24: conspiracy”, ma sembra si tratti di un riassunto e non dei microepisodi inediti che Grecia, Olanda, Inghilterra e Portogallo hanno già potuto vedere. Un altro dei misteri italiani.

TV2Me

Immaginate di essere abbonati a Sky o FastWeb e di dover passare qualche tempo lontano da casa. Al dispiacere di perdere la propria serie tv preferita si aggiunge il danno di pagare un servizio che non si può fruire. TV2Me cerca di risolvere questo problema consentendo di ritrasmettere attraverso Internet i propri programmi preferiti. In pratica si attacca uno scatolotto fra il sistema di ricezione del segnale (satellitare, via cavo, etc.) e la propria connessione a Internet (ovviamente una flat sempre connessa). A questo punto è possibile dall’esterno, con qualsiasi computer collegato a Internet, collegarsi al proprio straming server casalingo e fruire dei programmi Tv attraverso l’interfaccia di un browser e a tutto schermo. Questa cosa viene chiamata Space Shifting facendo il verso al Time Shifting consentito dai dispositivi di registrazione in tempo reale come i video registratori digitali.

Certo il casting personale è interessante ma servizi come CoolStreaming hanno dimostrato che è possibile applicare questa logica anche per gruppi di persone. Ovvero ri-trasmettere via Internet i programmi che si ricevono sulla propria TV di casa…

Ancora una volta Internet si dimostra una infrastruttura che, grazie alla sua intrinseca bi-direzionalità, sta cambiando anche il modo stesso di pensare le comunicazioni di massa. In una prima fase, il web 1.0, abbiamo usato Internet e specialmente il Web come un mezzo di comunicazione di tipo broadcast (si pensi alla logica del portale) perchè non eravamo in grado di comprenderne fino in fondo le effettive possibilità. Solo adesso, con il web 2.0, stiamo iniziando ad usare appieno questo strumento. E quella visibile è solo la punta dell’iceberg.

(via Minding The Planet)

L’arrivo dei web serial

Ne avevamo già parlato, ma visto il successo dell’iniziativa la tematica ci sembra cruciale.
Dan Myrick, regista del film a bassissimo budget The Blair Witch Project, lancia un serial via web: The Strand of Venice.
La prima puntata pilota di 50 minuti si può scaricare gratuitamente dalla rete qui, le successive di 30 minuti per il costo di 99 centesimi.
L’idea è quella che la Internet TV consenta di lavorare con piccole audience e con produzioni autogestite anche nella diffusione, grazie a software di produzione e distribuzione oggi disponibili, all’utilizzo di ripresa in digitale, ecc.
Se una Tv americana cancella uno show che non raggiunge i 3 milioni di spettatori, il web serial ha la sua copertura minima in 100.000 downloaders.
Un altro piccolo passo verso il superamento delle logiche dei media mainstream e verso il Farsi Media.

Sul parto del Grande Fratello e altre inseminazioni mediali

Partorisce in diretta TV dietro un paravento Tanya, la mamma del Grande Fratello olandese. Il ministro degli Affari Sociali regola la localizzazione e le apparizioni del nenonato: vivrà in una stanza separata, sottraendosi al format, ma potrà essere ripreso una volta al giorno, esponendosi nel format.
Sarebbe facile richiamare la forma “truman show” che pervade i media. Più interessante notare che, diventando i media un territorio dell’abitare, diventino un luogo nel quale poter partorire, nel quale cioè entrano le diverse forme della vita spingendo al massimo l’acceleratore sul fatto che i media producono la realtà.
Una conferma? Provate a guardare il programma «I want your child and nothing else» su Talpa TV che ha come protagonista una donna alla ricerca del miglior donatore di sperma.

Reality show con terrore

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo contributo di Laura Gemini

Nell’ultimo numero della rivista in rete Ateatro si parla dell’esercitazione anti-terrorismo del 24 settembre che ha coinvolto attori e cittadinanza. L’articolo titola: Reality Show con terrore: risorge a Milano il teatro di massa. Sì perché la messa in scena dei drammi sociali, o degli eventi catastrofici, ha una lunga tradizione e si risolve nella commistione delle diverse forme di rappresentazione collettiva. In particolare teatro e festa, entrambi elementi del contenitore “performance”. L’omologia, fra la “forma esercitazione”, il teatro di massa, le feste popolari però deve essere compresa all’interno della dimensione performativa dei media: nell’immaginario della catastrofe il rapporto fra rischio e sua percezione, rappresentazione, vissuto e riflessività ma anche il “farsi” vittime degli attentati (prefigurando una probabilità che non percepiamo necessariamente come così remota…) è un altro dei modi con cui dimostriamo come sappiamo accoppiarci alla comunicazione.