Pycta: micromondo stereoplastico


Ospitiamo volentieri questo post di Laura Gemini.

È tradizione consolidata quella della convergenza fra ricerca artistica, performance dal vivo e ricerca tecnologica. In questa direzione fra l’altro l’appellativo di “pionieristico” spetta proprio alla danza, e alla sua originaria propensione a fornire al corpo vivo degli spazi altri per l’espressività.
Basti pensare al software Life Forms, vecchio di vent’anni, sulla notazione e il movimento e che viene usato per creazione coreografica, nell’animazione tridimensionale, nel multimendia, nel web design e nello sviluppo di giochi e videogiochi.
Si legge in questi giorni che a dicembre – al Festival Monaco Dance Forum – sarà in scena Pycta, spettacolo di Altroteatro Dance Company ispirato alla Camera degli Sposi del Mantegna.
Dal comunicato stampa in occasione della recente programmazione di Pycta al Teatro Vascello di Roma siamo portati e vedere in questo genere di performance la creazione di un “micromondo stereoplastico” in cui i movimenti delle ballerine, grazie ai marcatori distribuiti sui loro corpi, vengono catturati in un “ambiente reattivo” composto, oltre che dalla coreografia naturalmente, dal suono, dall’architettura, dall’immaginario (e dall’estetica) digitale prodotto dal motion capture e dal motion graphics. Sul piano dell’efficacia della performance è interessante la logica di svelamento, in tempo reale, allo spettatore dei meccanismi della creazione scenica, dal processo informatico di cattura del movimento dei performer fino agli effetti ottenuti con l’elaborazione in 3D.
Un ambito di ricerca che secondo Renato Nicolini rimanda alle avanguardie del Novecento – Bauhaus, Schlemmer, Meierch’old – e ad “un uso intelligente della tecnologia digitale, per far apparire ciò che è nascosto (il progetto, l’intenzione…) nella naturalità della vita quotidiana”. Potremmo dire le sue possibilità rimosse.
Senza tralasciare che a questo tipo di sperimentazione artistica si associano importanti applicazioni nell’ambito della ricerca per la cura di alcune malattie neurologiche.

Consumo dei media in Europa

Secondo una recente indagine di Jupiter Research che ha coinvolto oltre 5000 persone fra Inghilterra, Francia, Germania, Spagna ed Italia, anche in Europa il consumo (in termini di numero di ore a settimana) di Internet ha superato per la prima volta nella storia quello di giornali e riviste.

Il tempo dedicato a Internet (aumentato da 2 a 4 ore a settimana rispetto alla rilevazione di 3 anni fa) non sembra tuttavia andare a discapito di quello dedicato a TV (che aumenta da 10 a 12 ore a settimana) e carta stampata (che rimane stabile a tre ore a settimana).

Anche se siamo lontani dai dati USA (14 ore a settimana come per la TV), i ricercatori di JR considerano il sorpasso a livello europeo particolarmente importante.

“The fact that internet consumption has passed print consumption is an important landmark for the establishment of the internet in Europe,” said Mark Mulligan, research director at Jupiter. “This shift in the balance of power will increasingly shape content distribution strategies, advertising spend allocation and communication strategies.”

(via Klastrup’s Cataclysms)

FM e popular culture

Il Farsi media è un approccio che comprende gli studi sulla popular culture, cioè sulle forme di rielaborazione di contenuti della cultura di massa da parte dei fruitori, di appropriazione e compatibilizzazione con la propria vita.
Fan Fiction, Machinima,Brickfilm,Mash-up, sono esempi di come il pubblico sia capace di appropriarsi delle forme culturali mediali e di “trattarle” costruendo prodotti mediali.
Tale ambito è analizzato con particolare lucidità da Henry Jenkins direttore del Comparative Media Studies Program al Massachussets Institute of Technology. Nel suo blog troviamo anche una interessante intervista ai Wu Ming trattati come una “fandom senza un testo originario di riferimento” (in italiano qui).

Fuori da questa TV

C’è un tema che mi assilla. Ma sono in buona compagnia .
Cosa sta succedendo alla TV. Perché se la accendo la domenica non trovo più Doctor House? Quando trasmettono Circus? Perché danno i Cesaroni due giorni di seguito?

Vado a memoria. Un blog è la possibilità anche di chiacchierare tra amici. Senza necessita di rigore “saggistico”. Nel caso, qualcuno mi corregga. Sui dati e su altro.

L’antefatto.
Il palinsesto di “garanzia” Mediaset è partito con 3 settimane di anticipo, in un inizio di settembre caratterizzato da ascolto disattento con difficoltà di fidelizzare il pubblico, anche per i reality che necessitano di una lenta partenza per catturare l’attenzione. L’esigenza è relativa alla raccolta pubblicitaria. La Rai corre ai ripari.

Unan1mous parte e crolla in un istante. Prime foglie di autunno del reality. Ma era un reality?

Parte una programmazione folle con spostamenti di palinsesto Rai e Mediaset: Doctor House (che va benissimo) dalla domenica viene cacciato; il Fattore C di Bonolis lascia la domenica con il 25% di share per una fascia pomeridiana che collassa sul 17%; Circus, la Pupa e il Secchione (che è più varietà che reality, naturalmente), Petrosino… scivolamenti continui di qua e di là alla ricerca della formula perfetta, dell’alchimia del verticale e dell’orizzontale che tenga assieme settimana e giornata… sanguinando ascolti via via sgocciolati lungo le strategie di controprogrammazione.

I programmi annunciati per la serata partono TUTTI con non meno di 25 minuti di ritardo. Uccidendo la seconda serata. Anche qui: bieche strategie per tenere davanti alla tv un numero significativo di pubblico.

In generale (in generalista?) anche Morandi non ce la fa a riportare i fasti del 35% quando si presentò in mutande per denunciare (furbescamente) la prigionia dell’auditel: si attesta sul 25%.

Le percentuali dei programmi sono in media tutte sotto di 5-6 punti percentuale. La gente non guarda la tv. La generalista. Perché, pare, il satellite decolla (i dati, confortanti, sono cumulativi di “tutte le satellitari”).

Allora è la fine della TV generalista?
Intanto aspetterei che l’autunno e le giornate grigie arrivino davvero. Poi proverei ad analizzare le mutazioni del pubblico giovane che si disaffezione e non guarda più i reality (almeno questi: Wild West ha picchi d’ascolto tra gli ultra sessantacinquenni).
Cosa guarda? Lost sul satellite. Doctor House (16.5%) di media, molto alta per Italia1. Cioè la fiction intelligente. Con mordente. Con una qualità di sceneggiatura alta.
Due prodotti simili su strutture differenti: tv commerciale da una parte e abbonamento SKY dall’altra.
Due canali usati comunque per uscire dall’autorerferenza della tv italiana non accettando di riconoscersi come pubblico della tv verità. Non sentendosi rappresentati. Oppure semplicemente rifiutando di esserlo. Non accettando lo slalom proposto dai palinsesti. uscendo dalla logica di “essere pubblico TV” cui ci siamo assuefatti.