Aca/Blogger e lunga coda

Long Dragon Tail 

Anche io come altri sono stato invitato alla conversazione con Chris Anderson attorno alle tesi espresse nel suo lavoro La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati (14 Novembre 2007, a Milano, presso l’Hotel Four Seasons, dalle 17.15 alle 19.45)

L’occasione è più che interessante perchè credo mi permetterà di mettere meglio a fuoco la relazione fra logiche del mercato (molti i professionisti attesi) e conversazioni dal basso (prospettive 2.0 rappresentate da una manciata di blogger et similia).

Questo almeno nella mia prospettiva di academic blogger. Aca/Blogger: perchè è l’unica metodologia di osservazione utilizzabile, perchè mi permette di riflettere su una realtà a cui partecipo ed oscillare meglio tra i due mondi.

L’idea della “lunga coda” rappresenta sì una prospettiva economica e di mercato ma contiene al suo interno anche una visione politica della relazione contemporanea tra produttori e consumatori che non è affatto secondaria. In tal senso parlare di “massa di mercati” vs “mercato di massa” come nella traduzione italiana o di “Selling Less of More” come recitato nel sottotitolo originale, rappresenta solo un versante della riflessione. E anche un po’ miope.

La realtà della Long Tail è più potente: qui si parla di consumatori che diventano produttori con possibilità di disintermediazione distributiva (tutta la terminologia è da vecchio linguaggio dei media di massa, la usiamo per farci capire, ma la semantica cambierà radicalmente), di nuova relazione fra mainstream e non mainstream, di coinvolgimento della realtà personale, della crucialità della dimensione fiduciaria e partecipativa, ecc.

La lunga coda è quella di un vorticoso drago, leviatano dell’età contemporanea, che sta miscelando le prospettive del mercato e del suo rapporto con gli individui. Analisti e imprese sono pronte al colpo di coda?

Without Heroes: in Italia nessuno salva la cheerleader

heroes cancellato 

Costruire i palinsesti è un lavoro delicato. Ha a che fare con la sopravvivenza o meno di un prodotto televisivo. Può definire il successo o meno di una serie.

Le avvisaglie c’erano tutte. E Heroes ne paga le conseguenze. Ne dà notizia il direttore di Italia 1, Luca Tiraboschi in questo laconico messaggio:

“Ci sono logiche nella programmazione dei palinsesti della tv commerciale che, a volte, possono apparire non così scontate. In realtà lo sono agli occhi di chi, dall’interno, le deve orchestrare. Nuove strategie mi hanno portato infatti a modificare il palinsesto e quindi trovare altre collocazioni per due serie tv dal taglio molto editoriale.
Comprendo che questa decisione possa avere deluso gli appassionati. Se ciò è accaduto mi scuso e garantisco che faremo tutto il possibile affinché ai numerosi fan non venga precluso nulla.
In quest’ottica, le rimanenti puntate di “HEROES” verranno trasmesse il mercoledì in seconda serata. A volte ciò che si deve non è ciò che si vuole” 

Che Heroes non fosse proprio un prodotto domenicale si era capito dai primi dati (checchè se ne dicesse in giro) e arrivati agli ascolti di domenica scorsa – 1.606.000 spettatori /5% di share – la cosa è dicentata molto chiara .

Ma rompere il patto con gli spetatori a 4 puntate dalla fine della prima stagione sembra francamente eccessivo.

I fan si organizzano “dal basso”, come nel caso di MaRiUcCiA bElLa che posta nell’heroesitalianforum questo messaggio quando ancora non si sapeva neppure se la stagione sarebbe stata conclusa:

Mi spiace essere portatrice di cattive notizie,ma io per prima CI STO MALISSIMO. Sono stata una delle prime in qst forum che rappresentava il nostro amato telefilmE ora NESSUNO DI NOI vuole vedere HEROES ELIMINATO [...]
Una mia amica ha creato la petizione,per ora ci sono solo le nostre 5 firme,ma ci siete tutti voi.

(la petizione è qui e ad oggi è arrivata a 583 firme).

Molti i commenti in giro per forum e pagine in rete e nelle case:

come quello di lalla87

La tv italiana si interessa solo dell’audience e non ha per niente rispetto per i telespettatori, con continui cambi di programmazione e addirittura interruzioni di serie; per questo quando posso i telefilm me li guardo su tsi, niente pubblicità e programmazioni regolari.
Comunque, mancando solo 4 episodi e dunque 2 appuntamenti non capisco cosa costasse loro trasmetterlo per altre 2 domeniche al solito orario.

o di blow:

sono degli str.onzi quelli di italia1. Già mi tocca sopportare un sacco di pubblicità ogni episodio, adesso me lo spostano di notte,e mi tocca registrarmelo.
E poi l’hanno sostituito con Indipendance Day, film di 11 anni fa già trasmesso una decina di volte.
Adesso mi scarico tutta la seconda serie e fankulo italia1

o come Camilla che dice:

ma io non posso stare sveglia fino a quell’ora di mercoledì! Non avrò più occasione di vederlo come prima… registrarlo è un’altra cosa.

La prima stagione in qualche modo si concluderà ma in Italia forse non riusciremo mai a salvare la cheerleader.

Di avatar seduti

avatar seduti

L’esperienza in SecondLife diventa veramente significativa quando è possibile sperimentare interazioni di gruppo tra gli avatar, come mi è capitato durante la prima unConference dell’unAcademy guidata da Mario Gerosa (il resoconto qui)

Le dinamiche comunicative vanno al di là dell’ascolto della voce di chi racconta per creare una tessitura particolare fatta di relazioni individuali/di gruppo grazie all’Istant Messaging tra avatar, di punti di vista che si articolano nelle possibilità di controllo della propria visione e anche di posizionamenti corporei vincolati dall’ambiente.

Se osservate l’immagine di parte del pubblico in attesa, potete notare l’omogenità della postura che conforma le sedute, “spersonalizzando” la dimensione corporea. I vincoli di programmazione del mondo rappresentano la privazione di sfumature dense di significato e l’esempio dell’omogenizzazione delle posture rappresenta una semplice goccia che ricorda che accanto alle differenze di superficie esiste una omogenità di fondo che è puro codice.

Si, perchè gli avatar in SL sono il loro corpo, inteso come mix efficace fra shape (forma del corpo), skin (colore e texture della pelle), capelli, occhi, abbigliamento, accessori… ma anche gesti, comportamenti, posture…

Provate a frequentare qualche festa e scoprirete come la capacità di ballo del proprio avatar marchi veri e propri confini distintivi.

spider festa 1 spider festa 2

Come in questo party in occasione di una presentazione in SL dell’uscita del DVD di Spider Man 3, dove erano presenti avatar che “possedevano” movimenti di ballo fluidi capaci di simulare quelli reali.

Ecco anche la dimensione delle gestures, il movimento spaziale dei corpi e altre forme della paralinguistica assieme a shape, skin, ecc.  sono oggetto di forta attenzione e sono “marcatori” che istintivamente ti dicono quanto un avatar abita da poco tempo il mondo.

Sul buzz marketing: a proposito di Conigli di plastica e logiche del Capitale

 

Intervengo su un tema che conosco da vicino e che ha a che fare con un coniglio di plastica che si illumina informativamente e che è stato il premio di un certo festival dei blog e con una discussione che ne è nata intorno, il cui riassunto trovate in questo post di Fabio.

La cosa mi interessa non tanto in sè ma come spunto per tematizzare la relazione tra buzz marketing e blog.

E’ evidente che c’è sempre un problema quando su blog personali si tratta di prodotti E’ sempre e comunque buzz.

Può essere “evocato” dalle imprese che magari regalano in qualche occasione un nuovo cellulare al blogger o semplicemnete glielo presentano affinchè ne parli- in giro per la rete ho letto molte cose che potrebbero andare in tal senso.
Può essere “indotto” dall’uso gratificante di qualche oggetto acquistato (un libro ad esempio) e che, poiché hai uno spazio dove dici la tua, tratti – se la mettiamo così io faccio Buzz lobbistico in questi giorni su Cultura convergente di Henry Jenkins; tanto perchè sia chiaro ci ho messo pure il link.
Può essere “coordinato” come i diversi progetti Buzzquestoequello cercano di fare coinvolgendo i partecipanti con punti premio e con il miraggio di avere in regalo/prova prodotti.
Può essere “di sponda” come nel caso del Nabazcosotag – non metto il link in questo caso per non fare buzz… ma se ne sto parlando nel post faccio buzz? vabbè magari è meno buzz ;-) – e che nasce come racconta Fabio dall’intrecciarsi di idee di gioco (usare il coniglio in una fae della caccia al tesoro wifi) e presenza di un oggetto cool da geek – avremmo potuto dire anche regala due biglietti Aquafan al tuo blogger preferito, ma il premio è venuto temporalemnte dopo ed era solo “per il tuo secondo e terzo blogger preferito” :-)

Il resto è il Capitale. Il Capitale come logica e come linguaggio. Il Capitale come capacità di tradurre azioni in valore, di fare del simbolico merce.
La sua logica nella società contemporanea è ingovernabile – è un modo di funzionamento e allo stesso tempo una lettura del mondo – ed ha a che fare con il fatto che il linguaggio del capitale tende non solo a riprodursi da solo ma ad essere osservato: c’è quindi sui due lati una spontanea visione tesa fra manipolazione e sospetto, che se da una parte tiene alta l’attenzione dall’altra vede ovunque qul inguaggio: perchè quel linguaggio è osservabile ovunque.

Lo stesso problema, per capirci, ce l’hanno le azioni guerriglia: sputtanare un brand equivale o no ad aumentarne la notorietà? Utilizzare le forme di una marca per denunciarla equivale o no ad una capitalizzazione del suo valore simbolico? Attaccarla equivale già a dire che il suo simbolico vale.

D’altra parte praticare la cultura del sospetto è più che legittimo. Serve a tenere alta l’attenzione sulle forme in cui la logica del Capitale si manifesta. Serve a mettere in connessione fatti ed offrire la possibilità di riflettere. Resta il problema che vedere il Capitale dappertutto è il segnale che la logica del Capitale è stata Interiorizzata, che ne sei stato assorbito e che tendi a riprodurla.

Preferisco il rischio dell’uso di un linguaggio giocoso e ironico – “il coniglio mannaro”, “io gareggio eprchè volgio quel maledetto coniglio” – capace di giocare con le merci e metterle in gioco e lasciare ai blogger che usano il coniglio -nel nostro caso – il compito di sputtanarlo se funziona male, se ha limitazioni, ecc. o anche il rischio di lodarne le funzioni o esplicitarne la passione… insomma lascio il campo, come mi sembra essere capitato in questo caso, alla capacità dei singoli di oscillare tra capacità di attenta osservazione e divertimento. Forse proprio il divertimento e le conversazioni ludiche che mettono in primo piano la dimensione affettiva e relazionale fanno parte di quell’ececdenza che la logica del Capitale non può trattare.

Wu Ming: nuove comunità e narrazioni pop al tempo della rete.

wu ming

Giovedì 25 ottobre abbiamo organizzato a Urbino un incontro con i Wu Ming che ha per titolo: “Nuove comunità e narrazioni pop al tempo della rete”.

Il tema è importante, così come la presenza dei Wu Ming. Provo a sintetizzare in due punti il perchè.

1. Inanzitutto si tratta di mettere a tema le nuove forme di produzione popular “dal basso”. Il nostro comune interesse per il lavoro di Henry Jenkins ha fatto sì che ci incontrassimo mentre loro scrivevano la prefazione a “Cultura convergente” e io a “Fan, blogger e videogamers” (in uscita tra un paio di mesi per FrancoAngeli).
La popolar culture contemporanea assume nuove forme che portano a mettere in luce la crucialità della relazione tra sistema dei media e fan.

Oggi risente di una condizione socio-culturale mutata rispetto al passato, humus fertile per le nuove generazioni mediali: cresciute attraverso i linguaggi dei media e capaci di fare media, di produrre contenuti attraverso remix e mashup che ibridano i testi mediali e portano a forme di convergenza e ricombinazione rese altamente fattibili e diffuse dalle piattaforme neomediali.
I microcontenuti proliferano in rete attraverso blog e social software che consentono di co-costruire e diffondere a basso costo, in modo semplice e in tempo reale. Oggi possiamo parlare di performer testuali, indicando una nuova relazione tra produzione/consumo dei media che vede le audience sul lato della produzione attiva, strategiche rispetto al modo di lavorare che ha l’industria dell’intrattenimento che vede gli individui/pubblico/ascoltatore/ecc. come una risorsa da giocare sia in fase produttiva che di diffusione.

2. I Wu Ming rappresentano una realtà produttiva che ha la forma di una “band di scrittori” capace di integrare i propri lettori (e anche loro stessi in quanto lettori, considerando il metodo di lavoro utilizzato per la stesura dei romanzi) nelle dinamiche di apertura del testo e di costruzione di mondi- come il livello 2 del sito di Manituana mostra (ne abbiamo parlato qui), e come mostrano gli allargamenti di mondo dei loro romanzi come quelli musicali di Casasonica  o Yo Yo Mundi, o quelli visuali  e narrativi .

I Wu Ming attraverso la loro produzione di mondi decostruiscono e ricostruiscono l’immaginario moderno aprendo crepe sottili che suonano non tanto di ucronie della nostra storia ma piuttosto come “vuoti” del nostro immaginario che è stato “allevato” dietro altre piste.
Il progetto di un trittico settecentesco cominciato con Manituana -visioni “dalla parte sbagliata della storia” con un rovesciamento del punto di vista di osservazione sulla costruzione del moderni – lavora in questa direzione.

Su questo avremo l’occasione di discutere assieme.

Per un primo approfondimento:

Come fu che Colpo secco… Henry Jenkins intervista Wu Ming – Prima parte

Come fu che Colpo secco… Henry Jenkins intervista Wu Ming – Seconda parte

Stephen, Lisey e la complessità pop – di Wu Ming 1

Create nuovi mondi e nutrirete il cervello – di Wu Ming 2

Mitologia, epica e creazione pop al tempo della rete – di Wu Ming 1 e Wu Ming 2

Per chi fosse dalle parti di Urbino: giovedì 25 ottobre/ore 15-18/Facoltà di Sociologia/Sala Cinema/via Saffi, 15.
Venerdì 26 ottobre continueremo con Alessandra Calanchi (docente di letteratura Angloamericana) la discussione concentrandoci su Manituana sempre a Urbino ma ore 11-13/Aula Rossa/Facoltà di Economia/via Saffi, 42. 

L’arto fantasma del cyborg

Immagine tratta da JTM NEWSImmagine tratta da JTM News 

Immagine tratta da JTM News

Prospettiva cyborg. L’ibrido tra corpo e tecnologia, tra sangue e silicio, è una potente metafora dell’immaginario che ha la capacità di rendere osservabile la quotidianizzazione nell’ibridazione.

Conseguentemente è possibile osservare le sindromi del cyborg, come hanno fatto dei neurologi americani dell’Università del Maryland (è possibile leggere un articolo sul Corriere che è una sintesi di un pezzo più completo e scientificamente preciso  su ABC News) a proposito di quella protesi connettiva che è il cellulare.
Sindrome del «Blackberry fantasma», l’hanno chiamata, riferendosi a quei soggetti che anche in assenza del loro cellulare/pamare o con questo assolutamente silenzioso lo percepiscono comunque vibrare.

La reazione è simile a quella della percezione di un arto amputato: ha a che fare con la relazione tra corteccia cerebrale somatosensoria e informazioni tattili. Ancora una volta si fa più chiara la natura “tattile” dei media, con buona pace di McLuhan.

Ma c’è anche un effetto di “rinforzo” che è connesso alle forme di gratificazione data dalla comunicazione.

Come dire: la nostra necessità di essere inclusi nella comunicazione fa si che cerchiamo tracce di questa inclusione (una semplice vibrazione) anche quando non esistono.

I media non più come estensione sensoriale nè come semplice seconda pelle ma come componenti biocognitive del nostro soma.

unAcademy in SecondLife: Accademia non Convenzionale della Cultura Digitale

unAcademy

Su SecondLife abbiamo letto e sentito di tutto. I media mainstream se ne sono innamorati e distaccati. Le aziende hanno fatto carte false per entrare per poi metterne in dubbio l’utilità.

Quello che è certo è che si tratta di  un territorio dell’immaginario. Un’ambiente metaforico ad alta saturazione di significati. Un luogo la cui semantica, i cui linguaggi, i cui significati  vengono costruiti dal nostro abitarlo.

Forse è venuto il momento di portare un po’ a fondo la sperimentazione dell’abitare il metaverso.

Noi lo facciamo con questa unAcademy che cominciamo a spiegare nel sito nel blog

Non ci sono pretese accademiche infatti è “un”; non è un secondcamp anche se ci si trova “fisicamente”; non è un ambiente di insegnamento anche se si condivide la conoscenza…

E’ un’esperienza. Noi ci proviamo. Adesso sta a voi venirci a trovare.

PS. a destra rispetto all’ingresso trovate un corner con skin, abiti, accessori… anche se non è un negozio di abbigliamento ;-)

Le mie Conversazioni dal Basso

 

Si è conclusa ieri la due giorni delle nostre Conversazioni dal basso versione fun e chiacchiera da barcamp diffusa e permanenete.

Se tutto ha funzionato (in tutti i sensi) è perchè ci sono moltissime persone da ringraziare. Io faccio una mia long list (ma mi dimenticherò sicuramente di qualcuno) con nomi e alcune volte anche con cognomi. Sono solo link, ma valgono come un ringraziamento per la partecipazione, l’impegno, il divertimento che ci hanno messo.

Grazie soprattutto a Fabio che ha retto le sorti di tutto diventando ubiquo e a Luca che si è fatto in quattro perchè non vi accorgeste se le cose non funzionavano.

Grazie a Federico Fasce, senza di lui non avremmo avuto enigmi che hanno fatto sputare sudore e versare lacrime e perchè ci incontreremo presto anche se lui non lo sa :)

Grazie a Mescaline e alla sua voce :) che ha saputo mettere in narrazione le cose e a Etere che ha dato forma con i suoi disegni alla nostra immaginazione.

Grazie a Niko e a tutti i ragazzi dell’UWICLab che hanno aiutato il dio del wireless a far marciare le cose.

Grazie alla squadra dei vincitori della Tresure Hunt per aver dimostrato che era possibile vincere e per aver messo fine all’incubo delle altre squadre. Grazie a quelle che non hanno vinto per la capacità di odiare in silenzio i vincitori del coniglio.

Grazie a DElyMyth per avere rappresentato alle premiazioni la sua squadra e aver fatto un bel reportage fotografico

Grazie a Pinko per tutto il lavoro fatto in background e per aver fatto da balia al coniglio mannaro per un intero pomeriggio.

Grazie a Giorgio e Giulio (fondamentali nella preparazione dei “dettagli”) e a Antonio, perchè fare i Gonzi con il freddo che arriva e le ore che passano non è facile.

Grazie a Laura , Stefania  e (ancora) Antonio che hanno reso possibile fare ricerca in un contesto di gente che fugge da una parte all’altra, viene intevistata da media mainstream e prende aperitivi al bar.

Grazie a Giuseppe Granieri per la sua calma inoppugnabile, per le conversazioni intelligenti e per avermi trascinato in un nuovo mediamondo.

Grazie a Lele Dainesi per aver portato la sua capacità autoironica e perchè dietro a questa trovate la capacità di leggere in modo lucido il presente (e per una foto di un geko tatuato).

Grazie a Luca Conti per la capacità di interagire con tutti, diffondere perle di saggezza come fossero chiacchiere fra amici.

Grazie a Massimo Russo per la sua visione della rete, per essere sempre disponibile a scambiare opinioni, perchè avrebbe voluto partecipare alla caccia al tesoro ma lo abbiamo obbligato a lavorare nel backend.

Grazie a Roberta, compagna di questa avventura dalla prima ora, per le occhiaie che la lettura di blog le ha prodotto :) e perchè senza il suo appoggio (anche “materiale”) questo “oggetto” non esisterebbe.

Grazie ad Antonio Sofi per condividere alcune visioni da “indigeni”, per l’avventura che affronteremo e per le fotografie che -nonostante la maldicenza di alcuni – ha fatto.

Grazie a Valentina per le chiacchiere in auto e per essersi resa disponibile, nell’eventualità, a spingere.

Grazie a Fabio Cristi che oltre a dover nascondere adesivi nella borsa ha supervisionato le attività della Tresure Hunt al campo base.

Grazie a Serena per la sua doppia identità durante i giorni del festival e per preferire questo lato della storia.

Grazie ai ragazzi del Lab20 (Chiara, Gabriele, Stefano e Annalisa) che ce l’hanno messa tutta, ma le salite di Urbino e gli enigmi di Federico hanno avuto il sopravvento ;-)

Grazie a 4EveR YounG  perchè è stato presente in tutte le fasi e come i caschi blu dell’ONU ha garantito, da osservatore, che le cose si svolgessero con regolarità :)

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato al Blog Award e a coloro che li hanno segnalati. Grazie ai finalisti presenti (oltre ad Sntonio Sofi) come Le Gatte e Minimarketing (ché secondo è molto più 2.0).

Grazie a tutti quelli che sono venuti e a quelli che avrebbero voluto venire e a quelli che ci hanno seguito su conversazioni dal basso.

Grazie anche a quelli che ho dimenticato (e a chi mi ha offerto una birra venendo da Vasto).

Con tutti voi l’appuntamento è ad Aprile 2008 a Pesaro.

Comprate le nuove agende e disegnate una carota su aprile :).

La caduta dei blog: indigeni e perline

 

Dopo due nottate votate all’analisi dei blog candidati al Blog Awards – ma senza le occhiaie che certa stampa ben informata osserva – mi preparo mentalmente per una visita a Strati della Cultura - imperdibile il dibattito di Sabato 13 sugli Strati in rete – poi a Urbino di corsa per la caccia al tesoro.

Di questo riparleremo. Adesso mi interessano le occhiaie.

Ho seguito tra le pieghe del tempo i rumori della blogosfera (ad esempio qui e qui e qui) a proposito dell’articolo di Stefeano Landi per il magazine del Corriere della Sera (se qualcuno ancora non l’avesse letto lo trovate gentilmente offerto da DELiMith).

Un ottimo esempio di quando un tema diventa talmente mainstream da essere trattato giornalettisticamente.

Inutile cercare le tante lamentele in rete dei blogger intervistati che fanno la figura di arrampicaclassifiche pronti a regalare la madre -wireless- sul blog per attirare accessi. Basta leggersi il commento di Geekissimo a questo post che lo chiama in causa per scoprire quanto è arrabbiata la blogosfera: si richiede una smentita al giornalista perchè

Questa sua menzogna da bar, sta avendo una ripercussione nei miei confronti molto dannosa, con danni morali e d’immagine enormi. Ora, se entro 48 ore non uscirà un comunicato ufficiale di rettifica sul Quotidiano Corriere della sera cartaceo e sulla versione web, andrò presso le autorità giudiziarie e sporgerò regolare deuncia. Inoltre mi recherò dal mio avvocato, gia messo al corrente dell’accaduto per procedere a un risarcimento danni milionario. Spero vivamente per lei che riesca a risolvere il tutto, perchè non scherzo, e sono INCAZZATO come una iena.

Inutile prendersela con un giornalista che fa un pezzo di costume mettendo in luce il marciume sottotraccia che il buonismo della blogosfera tiene sopito (da biechi trucchi per portare traffico e guadagnare soldi alla maniacalità).

Inutile prendersela con un giornalista che (a detta di molti degli intervistati in rete) travisa concetti e parole, taglia e cuce a suo piacimento, non ha interesse scientifico per la cosa e forse i blogger gli stanno pure un pò sulle p@//e (Napolux riporta una risposta del giornalista ad una sua mail che fa più o meno così: “per il resto io continuo a fare il giornalista, tu il blogger. non sento la necessità di aprire un blog oggi, nemmeno di scalare la classifica di blogbabel”

L’articolo parla un linguaggio che è quello dei media di massa ad un pubblico che è quello dei media di massa. Si parla dei blog citando cifre come fossere audience, mettendo in luce la dimensione di business, ecc. E la blogosfera ci casca.

Non che gli intervistati rappresentino forse al meglio gli indigeni digitali (molti di loro sì che si sono incavolati per l’occasione mancata e per la pessima figura che la blogosfera fa) ma pur non essendo le notissime blogstar non si tratta di sprovveduti.

Il problema, cari blogger, è che i media di massa sono un altro territorio. Non si può scendere a patto con i civilizzatori, parlare il loro linguaggio, stare nella loro terra e lamentarsi di essere traditi. Vi hanno dato le perline e le avete prese. La prossima volta agite come guerriglieri, usate le vostre tattiche per cambiare la semantica che i media utilizzano per spiegarvi. Non vi piegate al linguaggio. Non cercate di raggiungere le masse. Non dite che i bar camp sono come le chat, che i blogger italiani sono superficiali e i professionisti sono altrove… il giornalista gongola quando si trova di fronte a quello che vuole sentirsi dire :)

Portateli piuttosto nei vostri linguaggi, dentro le logiche connettive, nelle emergenze che le intelligenze distribuite in rete producono, smontate la loro civilizzazione mostrando la vostra natura di indigeni.