Goldrake generation: una vita pacifica realizzata nei pixel?

 

I commenti di Federico al post precedente pongono alcune questioni centrali rispetto al rapporto tra vissuto generazionale e dieta mediale, in particolare per la generazione X (nella nostra ricerca i nati tra il 1966 e il 1978):

ma quale sarà esattamente l’influsso della prima ondata di cartoni animati giapponesi (nonché dei telefilm americani ed inglesi) sulla generazione dei trentacinque/quarantenni di oggi?

C’entrerà qualcosa il fatto che adesso dovrebbero essere loro (io mi tiro fuori) la classe dirigente di questo paese mentre rimangono sommersi in un limbo – come le ore passate allora davanti alla tivù – che ha tutta l’aria di essere definitivo?

E’ indubbio che i cartoni giapponesi (e gli audiovisivi seriali di prima generazione) siano alla base sia di meccanismi di nostalgia generazionale che di occasioni di riconoscimento e produzione di un we sense generazionale. 

Ricordi. Ricordi di bambino davanti la tv alle 17 perchè cominciava l’unico programma di cartoni animati. “La TV dei ragazzi”. E noi a farci scorpacciate di Goldrake, Mazinga, Anna dai capelli rossi, Heidi, Dolce Remì. (P., 36 anni, Menfi)

E noi, trentenni della generazione dell’ Uomo Tigre, non possiamo farci nulla… Bei tempi, i nostri .Cartoni animati, telefilm che lasciavano il segno…(A., 32 anni, Brescia).

Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D’Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. (E. … ma anche altri essendo parte di un meme generazionale)

credo tutti noi abbiamo scelto lo sport in base a mila e shiro, holly e benji (El.)
 

Eppure la domanda di Federico è legittima, quale sarà l’influsso di questa dipendenza audiovisiva seriale? Alcune risposte vengono dai fan o dagli analisti mediali.

Come si legge nel manifesto pubblicato da Koji

Noi siamo la Goldrake generation e siamo orgogliosi di farne ancora parte, siamo i bambini che si esprimevano con le onomatopee durante le giocose battaglie, siamo quelli romanticamente legati all’eroe spietato ma in grado di sacrificarsi, siamo quei bambini troppo spesso vivaci, magari anche viziati ma strenuamente legati a degli ideali che l’Italia sta perdendo: l’amicizia, la solidarietà, la difesa dei più deboli, l’amore per gli animali, l’onestà, il sacrificio, la speranza di un modo migliore e soprattutto la volontà di lottare per migliorare lo status quo.

Quei bambini che tra il 1978 e il 1985 “subirono”, loro malgrado, un bombardamento mediatico di ore e ore di cartoni animati “violenti” e “malignamente prodotti” sono gli stessi che ora si impegnano nel sociale, che amano l’arte e la musica, che conoscono il valore dell’amicizia e che si meravigliano per le piccole cose di ogni giorno; in poche parole, hanno saputo mantenere la propria umanità a dispetto di un mondo che spinge sempre più nella direzione opposta…

Marco Pellitteri, autore di Mazinga nostalgia , dice in un’intervista sostiene che:

II gruppo generazionale evolutosi con i cartoon giapponesi ha ricevuto una sorta di imprinting culturale molto diverso da quello con cui era cresciuta la generazione precedente, quella dei “padri”. Queste differenze valoriali e ideologiche fra gli eroi nipponici e quelli occidentali hanno svolto, in fondo, una funzione positiva: oggi i figli di Goldrake, i venti-trentenni, se sono pacifisti, anti-razzisti, romantici, lo devono anche ai contenuti trasmessi dai cartoon del Sol Levante. Gli under 30 vengono accusati di essere imbelli ma nessuno di loro, per il momento, ha mai scatenato guerre, per fortuna. Direi insomma che la Goldrake generation è cresciuta bene nonostante i genitori.

E’ però vero che l’impasse di una generazione tende ad essere visibile in Italia. Ed è vero che ci troviamo di fronte alla prima generazione cresciuta mediologicamente, così attivamente immersa in una realtà mediale che tende a saturare i diversi confini di esistenza. E’ la generazione che viene sottoposta ad una dieta mediale che si traduce in una convergenza ed una interattività che si sperimenta antelitteram “dentro” gli individui, nella capacità di integrare gli spazi mediali negli spazi quotidiani sempre più a fondo. Ed è una generazione che attorno ai prodotti mediali si riconosce (pensate al consolidarsi delle fandoom)… così da poterci far dire all’estremo che:

La riuscita e il fallimento della propria vita, dopotutto, è in una certa misura una questione personale, e se non si è ottenuto il successo nei campi in cui si misura la gente normale, tutto sommato, non si vede perché non si dovrebbe poterlo fare cercando di salvare una ragazza di pixel da un gorilla di pixel, saltando migliaia di barili fatti di pixel. (A., 41 anni, Milano).

Noi: racconto dalla generazione X

Immagini ed immaginario al cuore della generazione X: Goldrake, Buona Domenica, il nastro riavvolto con la bic, il Vinavil sulle mani, i 5 sacchi di benzina, le telefonate nella cabina, Colpo Grosso, il monoscopio rumoroso RAI… da guardare.

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=t_OWXPzFhX0&feature=related]

Racconto mainstremizzato ma molto in linea con la memoria generazionale che sta uscendo dalla ricerca su media e generazioni che stiamo svolgendo.

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=cd7t12qwmYM]

Escort: sesso 0.5 e marketing 2.0. (poche) riflessioni sulla mediologia della sessualità

mi è sembrata, nonostante il suo lavoro che inevitabilmente spersonalizza i sentimenti, anche una bella persona.

Talvolta possiamo vedere la cosa dicendoci che “il medium è il massaggio”, perché la relazione con la corporeità è molto forte. Si va dalle stimolazioni sensoriali della forma video, alla tattilità delle pagine patinate, sino al rapporto tra forma e contenuto che erotismo e pornografia hanno costruito nella modernità. L’onanismo 2.0 capace di muoversi tra demo video, teledidonica e sollecitazioni neocorticali (con corrispondente sovra stimolazione corporea) di chat erotiche, ecc. è solo la parte più evidente di una mediologia della sessualità.

Talvolta possiamo vedere la cosa dicendoci che “il medium è il messaggio”, perché è capace di offrire nuove occasioni alle forme di relazione, alle dinamiche di consumo, ecc. È quello che capita alla prostituzione 2.0, che assume le forme di mercato caratterizzate da peer review, adesione fiduciaria e anche, perché no, economia della felicità.

La fonte di “irritazione” è qui , un articolo nel quale viene trattato il fenomeno di una prostituzione (sempre 0.5, tradizionalmente intesa cioè) che utilizza leve di marketing attraverso il web (2.0).

[spoiler: nell’articolo poi c’è il solito tono millenarista sul web che consente queste forme illegali di pubblicizzazione, anche se, come ricorda il buon Mantellini “se c'e' un reato allora la Polizia Postale dovrebbe irrompere nelle sezioni annunci di gran parte dei quotidiani, esplodere un paio di colpi in aria ed arrestare tutti. Visto che anche gli editori, esattamente come coloro che gestiscono siti di escort, da anni si "arricchiscono alle spalle delle ragazze in vendita”. Ma si sa, siamo nella solita faglia di Sant’Andrea tra media mainstream/media non mainstream]

Ci sono una serie di siti che consentono di visualizzare il prodotto (prostitute) e il servizio (modalità e tipologie di sesso a pagamento offerte) e confrontarsi con i giudizi lasciati da altri clienti, con la stessa dinamica per cui potete farvi l’idea di un agriturismo a partire dall’esperienza raccontata dal weekender.

La cosa che mi interessava osservare è la forma della comunicazione associata, i modi di esplicitare e descrivere, il creare una community di “utenti” attorno al “servizio”.

Ecco quindi alcuni risultati che generalizzano da una sommaria esplorazione derivante dalla lettura di circa 1000 commenti su un sito (non cito, così non faccio pubblicità :)

La forma di scrittura del giudizio tende solitamente ad oscillare tra modalità complice e precisione scientifica. Chi scrive infatti si preoccupa che gli altri possibili utenti possano al meglio capire il servizio offerto ed eventualmente evitare difettosità e conoscere le peculiarità dello stesso.

La descrizione utilizzano un tono leggero e mai eccessivamente volgare – “..mentre mi tirava su l’amichetto”, “Dopo i preliminari sono iniziate le danze”, “si è occupata subito del mio birillo”.

Oppure usano un linguaggio “scientifico” che non si concede alla descrizione romanzata: “ottimo bacio con la lingua ,bbj scoperto delicato ma deciso,scopato in diverse posizioni”, “BJ normale, bel sedere anche se nel complesso piccolina”, “Ottimo il fk e quasi perfetta nel bj cabrio”, “non concede proprio tutto di se stessa (no anal e Cim), ma forse questo è anche giusto dal suo punto di vista”.

L’area “recensioni” per ogni escort offre la possibilità di commentare ed esprimere un giudizio “guidato”, attraverso una scheda le cui voci sono distribuite tra attitudini professionali e relazionali. Il che serve sia ad attivare meccanismi di “riflessività”, sia ad offrire una dimensione sintetica e creare una classificazione:

escort

Il dato sintetico del “fuckometer” (qualcuno ha detto forme becere dell’immaginario?) gioca alla classificazione attribuendo ad ogni ragazza un punteggio (sempre abbastanza alto) che è il risultato delle medie dei votanti:

fuckometer

Chi commenta offre molto spesso le dinamiche del contesto – “appartamento bello e pulitissimo come pure lei (una vera saponetta)”, “Non guarda l’orologio ed e’ molto partecipe.” – oppure i benefit logistici – “appartamento in zona fiera a Bologna facilissimo da raggiungere e comodo per il parcheggio”, “appartamento bello e confortevole […] un divano molto comodo”, “ha preparato un drink piacevole”.

Un altro “item” che emerge con forza è un descrittore di intimità che paragona l’esperienza a quella del mondo “vicino”:

“Al termine siamo rimasti stesi nel letto a parlare del più e del meno. Betty è una ragazza molto intelligente ed ama la conversazione.”

“sembra di fare sesso con una vecchia amica”

“Se non la conoscete, vi consiglio di contattarla, è un amore di ragazza. La ragazza della porta accanto, che tutti sogniamo di incontrare un giorno..!!”

“ci accordiamo per il rate 500 roselline … ho accettato a condizione che x le successive due ore sarebbe stata la mia fidanzata di sempre… […] a quel punto pensavo davvero di essere in compagnia della mia fidanzata…”

“bacia con passione, sembra di baciare la tua ragazza quando è da poco che state assieme”

“sembrava di stare con la mia ragazza, mi ha fatto spogliare, ha capito la mia timidezza ed invece che spazientirsi c’è stato uno scambio di baci, bacini, bacetti (:D)”

“è amabile nella conversazione e anche molto intelligente … competente su molti argomenti”

La neointimità ricercata, l’esperienza del fidanzamento, la capacità conversazionale… vero e proprio plus per un’economia della felicità.

La forma del forum degli utenti, la possibilità di commentare ed informarsi a partire dai commenti, sicuramente avvicina “consumatore” e “produttore” ed è la via alla trasformazione di un prodotto in una lovemarks. Infatti come sintetizza un “utente”:

mi è sembrata, nonostante il suo lavoro che inevitabilmente spersonalizza i sentimenti, anche una bella persona.

Se volete sentire invece una storia raccontata dal punto di vista di una escort cominciate da qui:

[YouTube=http://it.youtube.com/watch?v=oTn6SCHqAVs]

Produttore diffuso:italian fanfilm su Star Wars episode 2

 Dark Resurrection

Il secondo capitolo di Dark Resurrection (fanfilm italiano ispirato alla saga di Star Wars – di cui ho parlato qui) è in attesa di essere realizzato, e per farlo è stata lanciata una campagna di “produzione diffusa” che usa la logica di “appartenenza” del fan (e che ha già ottenute le prime adesioni):

L’offerta è libera. Chi offrirà un contributo pari o superiore a 30 euro diventerà PRODUTTORE associato di DR2 (apparirà quindi nei titoli di coda), MEMBRO dell’associazione Riviera Film in qualità di socio sostenitore*, e riceverà come benvenuto una copia omaggio in DVD di Dark Resurrection Volume 1 contenente un’ora di extra e la tessera dell’Associazione.

Altra operazione per sostenere il lavoro sta in un’iniziativa che utilizza il linguaggio del collezionismo da fan all’epoca dell’asta online: la messa in vendita su ebay del costume originale del film indossato dal personaggio Maestro Jedi Aron.

Star Wars DR

Anche la costruzione del cast sfrutta l’appartenenza alla fandom, veicolando informazioni in rete:

Si tratta di un precasting, essere selezionati in questa fase significa avere la possibilità di partecipare al Volume due come comparsa o piccolo ruolo.
Nessuno degli attori verrà pagato essendo un progetto privo di fini di lucro.
Verranno dati rimborsi fino ad esaurimento degli stessi

Chi fosse interessato (da fan) e non conosce il film, può farsi un’idea grazie al profilo su MySpace dela protagonista femminile, Marcella Braga, che mostra foto di scena, backstage, ecc.

Oppure può guardare il final trailer dell’episode 1:

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=0KO6ZuC2HDY]

What is marketing/communication/PR doing (in 2008)?

Chiamato in causa da Marco e Luca su una domanda esistenziale (vabbè, un meme) lanciato da Gianluca in merito al Marketing nel 2008 rispondo.

Perchè la forma della domanda è quella di un twit: “What is marketing/communication/PR doing (in 2008)?”

E perchè questa forma è in linea con la risposta: farà fare il suo lavoro alle persone, dissolvendosi nella quotidianità dei comportamenti e della comunicazione.

Un po’ giocando, un po’ no, il senso è questo. Sta poi a voi osservare se l’effetto sarà quello prodotto dalla ribellione dei consumatori/individui o da uno sfruttamento inconsapevole dei consumatori/persone.

Fan culture e fiction 2: anatomia di Grey

Original from http://www.flickr.com/photos/tifftheneutron/: “I made some Grey’s Anatomy marble magnets”.

Tra i lavori ben fatti del corso TComMediaCult di quest’anno c’è un lavoro su Grey’s Anatomy che mette in luce le forme di produzione dei fan e le interazioni con la produzione. Corporate culture and grassroots culture collide.

Da una parte le fan art, forum di discussione, parodie filmate e foto stile cosplayers, ricostruzione di personaggi e ambienti con i Lego… Dall’altra i blog dei personaggi, il forum della produzione con gli sceneggiatori che postano, il gioco di Grey’s Anatomy, i gadget…

E poi i territori di collisione, quando le forme di apertura partecipativa della produzione creano spazi di negoziazione e conflitto. E’ il caso delle lamentale delle infermiere in commento ai post degli sceneggiatori per sottolineare la condizione di scarso rispetto della loro categoria nella fiction. Cosa che ha coinciso poi con una puntata che ha mostrato lo sciopero delle infermiere nei confronti dei giovani medici che si sono mostrati incapaci di gestire da soli il reparto.

Queste e altre forme nel lavoro dei ragazzi. Da guardarsi con attenzione.

Contenuto extra molto apprezzato sia durante la presentazione che nei twit di commento (si, perchè le presentazioni sono state twittate… avevamo detto che era una cosa 2.0, no?) è il video “Sexy Back”, remix di fan, che sintetizza la componente medisex fiction della serie.

[YouTube=http://youtube.com/watch?v=BK3iF1DciHY]

Fan culture e fiction 1

Nei panni di Abby Sciuto (original from http://www.flickr.com/photos/iltopone/433681472/)

La centralità delle popolar culture è ormai acquisita da analisti dei media e produttori di contenuti.
La crucialità della relazione tra sistema dei media e fan oggi però risente di una condizione socio-culturale mutata -in particolare dalla presenza di nuove generazioni mediali cresciute attraverso i linguaggi dei media e capaci di fare media: di produrre contenuti attraverso remix e mashup che ibridano i testi mediali e portano a forme di convergenza e ricombinazione rese fattibili e diffuse dalle piattaforme neomediali. I microcontenuti proliferano in rete attraverso blog e social software che consentono di co-costruire e diffondere a basso costo, in modo semplice e in tempo reale.

I fan autoproducono nuovi episodi di Star Trek dopo la cancellazione della serie, partecipano come cosplayers a convention su fumetti e videogiochi indossando costumi dei personaggi di manga e comics costruiti da loro stessi, creano forum e gruppi di discussione sui diversi prodotti mediali che contano sulle decisioni di sceneggiatura contestano le strategie editoriali…

I linguaggi dei new media, dell’interattività, della ricombinazione di forme e contenuti, dell’ubiquità crossmediale, sono stati interiorizzati e fanno parte dell’habitus mediale degli individui che hanno imparato ad abitare i media, contribuendo concretamente a forgiarne i territori. Le fan culture analizzate da jenkins, con il loro plus di partecipazione, rappresentano una modalità di relazione tra individui e media, tra soggetti e mercato, che sta diventando sempre di più la condizione normale e normativa. Da subculture a forze mainstreamizzate, nel bene e nel male.

La parte di “pratiche” del corso di Teoria della comunicazione e cultura dei media di quest’anno ha lavorato su questo tema con focus sulla fiction: genere crime/poliziesco e medical.

L’idea è non solo di sperimentare forme di analisi, ma anche di far lavorare la generazione che si fa media, dello studente 2.0 (reale o immaginato che sia), utilizzando in modo aproblematico la rete e le competenze tecno-comunicative che possiede.

La ricetta: fornire strumenti teorici di osservazione del fenomeno, co-progettare griglia di lettura, fare decidere alla classe le fiction, dividere la classe in gruppi, sfruttare il wifi e i portatili che compaiono in classe come funghi, dare per scontate le abilità di presentazione (scoprirete ragazzi che sanno fare montaggio, capaci di mashuppare, che creano siti, ecc.), seguire i progetti orientando ma lasciando liberi…

L’intelligenza collettiva e la conoscenza condivisa assommatasi alla capacità di fare media  (con gli alti e bassi delle difficoltà del lavoro di gruppo, di miscelare competenze e di chi lavora anche per gli altri) ha prodotto cose interessanti.

Per cominciare questa analisi strutturale di NCIS:

e questo remix prodotto dal gruppo di studenti che racconta le fan culture attraverso la passione per i gadgets, le costruzione di forum, ecc. il tutto attraverso una forma di “analisi” 2.0:
[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=HLo6SXiQzn8]