Noi: racconto dalla generazione X

Immagini ed immaginario al cuore della generazione X: Goldrake, Buona Domenica, il nastro riavvolto con la bic, il Vinavil sulle mani, i 5 sacchi di benzina, le telefonate nella cabina, Colpo Grosso, il monoscopio rumoroso RAI… da guardare.

Racconto mainstremizzato ma molto in linea con la memoria generazionale che sta uscendo dalla ricerca su media e generazioni che stiamo svolgendo.

17 Risposte a “Noi: racconto dalla generazione X”


  1. 1 Giorgio Gennaio 27, 2008 alle 5:43 pm

    Ok, sono della generazione x.
    Ma il Ciao non si accendeva coi pedali, perché i pedali li toglievo subito a tutti i Ciao che ho avuto. Il Ciao si accendeva spingendolo, e a quelli veramente abili (lol) bastava giusto un piccolo passo di danza.

  2. 2 catepol Gennaio 27, 2008 alle 6:32 pm

    perfetto. appartengo alla generazione. Perfettamente :-)
    mamma quante cose mi hai riportato in mente. Mi son permessa di rilanciare i video da me. Ho trovato anche i testi. Grande

  3. 3 gboccia Gennaio 27, 2008 alle 7:14 pm

    @Giorgio: i pedali del Ciao non servivano, ma neanche la ruota davati… sempre in impennata :)
    @Catepol: rilanciare è una cosa generazionale ;)

  4. 4 Federico Bo Gennaio 27, 2008 alle 10:09 pm

    Il testo fondamentale sulla x-generation (e sulla x-1-generation) l’ho indicato nel commento sul blog di Fabio Giglietto…

    ma quale sarà esattamente l’influsso della prima ondata di cartoni animati giapponesi (nonché dei telefilm americani ed inglesi) sulla generazione dei trentacinque/quarantenni di oggi?

    C’entrerà qualcosa il fatto che adesso dovrebbero essere loro (io mi tiro fuori) la classe dirigente di questo paese mentre rimangono sommersi in un limbo - come le ore passate allora davanti alla tivù - che ha tutta l’aria di essere definitivo?

    E non sarà che qui in Italia il web (2.0) rappresenta la continuazione di quei pomeriggi passati davanti ad immagini colorate ed approssimative, collegate da storie esili ma coinvolgenti?

  5. 5 Thomas Galli Gennaio 27, 2008 alle 10:36 pm

    L’unica cosa rimasta uguale è il Natale che non è Natale se non passa lo spot Coca Cola.

  6. 6 gboccia Gennaio 27, 2008 alle 10:44 pm

    @Federico: il libro di Marco è uno dei fondamentali per capire parte della realtà generazionale italiana.
    Per quanto rigaurda il rapporto tra cartoni/classe dirigente/web 2.0 c’è più di qualche spunto utile…

    Un punto però lo precisa Pellitteri, proprio su generazioni e cartoons in Italia:

    “II gruppo generazionale evolutosi con i cartoon giapponesi ha ricevuto una sorta di imprinting culturale molto diverso da quello con cui era cresciuta la generazione precedente, quella dei “padri”. Queste differenze valoriali e ideologiche fra gli eroi nipponici e quelli occidentali hanno svolto, in fondo, una funzione positiva: oggi i figli di Goldrake, i venti-trentenni, se sono pacifisti, anti-razzisti, romantici, lo devono anche ai contenuti trasmessi dai cartoon del Sol Levante. Gli under 30 vengono accusati di essere imbelli ma nessuno di loro, per il momento, ha mai scatenato guerre, per fortuna. Direi insomma che la Goldrake generation è cresciuta bene nonostante i genitori”.

  7. 7 Federico Bo Gennaio 28, 2008 alle 12:28 am

    Sì, l’ho pensato anche io auto-analizzandomi. Infatti il problema non è diventare cinici, guerrafondai o razzisti, il problema è diventare grandi, un giorno o l’altro. Prima della pensione. E prima che gli inevitabili dolori ci facciano rifugiare di nuovo, e per sempre, in quei mondi disponibili e consolanti.

    La misteriosa fiamma di Lady Oscar (o di Bia, o di Jenny la tennista, o di Lamù o di… ;)

  8. 8 gboccia Gennaio 28, 2008 alle 12:51 am

    @Fedrico: bè io ci ho pensato su e a “causa” tua ci ho fatto un post ;)

  9. 9 valentina Gennaio 28, 2008 alle 3:37 pm

    puoi parlare un po’ di più della ricerca su media o generazioni o (giustamente) meglio aspettare una pubblicazione?

  10. 10 Edoardo Gennaio 31, 2008 alle 1:51 pm

    una cosa simile mi è arrivata il 25 gennaio per e-mail in tensto scritto tramite una catenadisantantonio.. Fa riferimento agli anni ‘90.
    Mi ha fatto sorridere ed emozionare il ricordo a tutto ciò.. Trovo interessante il riferimento a pratiche e la citazione di Marche basandosi sull’effetto della memoria come esperienza individuale (e collettiva per certi aspetti)

  11. 11 Marco Pellitteri Maggio 29, 2008 alle 10:39 pm

    Caro Federico Boccia Artieri, ogni tanto seguo il tuo blog e lo trovo di estremo interesse per le discussioni che intavoli con i tuoi ospiti.
    Volevo segnalarti, visto che ho avuto il piacere e l’onore di essere citato per il libro “Mazinga Nostalgia”, un mio nuovo lavoro che si intitola “Il Drago e la Saetta”. Cerca di fare il punto, nell’ambito degli studi sulla globalizzazione culturale, sui processi di transito, permanenza e rielaborazione dell’immaginario pop giapponese in Europa. Spero possa fornire il destro per ulteriori riflessioni.
    Cari saluti, Marco Pellitteri

  12. 12 Marco Pellitteri Giugno 4, 2008 alle 12:17 am

    PS
    Mi scuso per il lapsus: volevo rivolgermi a *Giovanni* Boccia Artieri.
    Marco Pellitteri

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