Cultura delle corporations e culture “dal basso”: verso la convergenza

Comincia stasera il corso “Share This!. Le culture partecipative dalla fiction a Second Life” dentro unAcademy.

L’idea è quella di ragionare assieme sul panorama contemporaneo dei media che è caratterizzato da una cultura della convergenza che si gioca nel rapporto tra cultura delle corporations e conversazione “dal basso”.
E’ sotto gli occhi di tutti: il pubblico dei media da semplice consumatore diventa vero e proprio produttore di contenuti che sono fondamentali per la costruzione e circolazione dei prodotti mediali e per conferire “senso”ai mondi mediali e alle culture connesse. Dalla produzione di micro contenuti ai cosplayers, dai fan agli “spoileristi”, dalle fan fiction alle fansubbing… le pratiche connesse alle culture partecipative rappresentano il nuovo territorio “politico” della realtà dei media.

La sfida è di lavorare su questi temi dentro SecondLife ed in particolare in unAcademy che, di per sè, è una cultura partecipativa.

Ma anche di riuscire a sperimentare forme di apprendimento universitarie che icnorporino i nuovi media e le loro possibilità.
Si, perchè questo corso è aperto agli studenti di Scienze della Comunicazione di Urbino e riconosce ufficialmente CFU (Crediti Formativi Universitari).

L’idea è quella di incorporare le nuove forme in modo ufficiale nel processo educativo, non lasciando che siano “stranezze” ad uso e consumo del myspace per adulti o episodi che includono i nuovi territori solo come oggetto della riflessione. Qui si tratta di “giocare” il processo educativo nei nuovi ambienti mediali, mashuppando studenti e utenti degli ambienti (si perchè il corso è aperto anche ai frequentanti di SecondLife), rendendo i percorsi del “sapere” e del “fare” connessi nella media education.

Update

Online le slide del primo incontro, alcune foto (by Annatorc) e una fantastica discussione di gruppo in puro clima fan culture in attesa mi riprendessi da un crash del PC (by Roberta Greenfield).

Dimenticavo: per arrivare all’aula qui.

“Si servono dei blog quelli che non riescono ad andare in un reality”

blogger 

Puro myspace per adulti. Che Porta a Porta fosse uno dei luoghi deputati l’avevo già detto.

Ma adesso siamo al di là dell’espressione d’opinione di un presentatore che si fa delle domande. Nel momento in cui il parere lo esprime la scienza attraverso le parole della sessuologa Alessandra Graziottin si danno conferme.

Guardate questo della puntata del 22 febbraio e ditemi se non stiamo passando il segno.

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=pgdlEg9I4mo]

Seguiamo con calma la linea di ragionamento.

1. Perchè i blog? “Perchè giovani e meno giovani esistono in quanto visibili su internet”. 

2. “Quello che attrae su internet, come tutti i mezzi visivi, è la possibilità di una attrazione sessuale con un massaggio (lapsus) implicito o esplicito. E d’altra parte questo  crea la proliferazione di questi siti di prostituzione virtuale che possono anche essere gestiti nel blog personale”.

3. C’è tutta una vita che parte dal blog “e si esplicita poi per esempio in una sessualità che ha tutti una serie di connotati di promisquità, di rischio, di prostituzione, di autodistruttività sulla quale dobbiamo riflettere. Il blog è la punta dell’iceberg”.

4. “Si servono dei blog quelli che non riescono ad andare in un reality” (questo ragionamento viene completato dallo psichiatra Alessandro Meluzzi).

Puro myspace per adulti. (A parte pensare ai molti blogger che conosco – vedi anche foto sopra – e pensarli in questo modo :) ma so che non ci si rivolge a loro. Credo.)

La cosa più grave non è tanto che l’incompetenza dei migranti di Internet (in questo caso direi dei turisti occasionali) sia lontano dal comprendere i linguaggi dei nativi, ma che trattando in questo modo incompetente e di pura spettacolarizzazione temi importanti come quello tra Rete e violenza, o sessualità, si finisce per alimentare pregiudizi che non solo allontaneranno sempre di più i due mondi ma che inquinano i tentativi di approccio e comprensione finendo per banalizzare il problema. Finendo per tradurlo in modo consolatorio: l’inevitabilità del binomio Rete-violenza. Con buona pace di tutti.

Ah, dimenticavo, ovviamente nella puntata si stava discutendo dell’omicidio di Meredith per collegarlo al tema “giovani, sesso, droga e violenza”.

Grazie a gg per la segnalazione.
Grazie a yousveva per averlo postato.

Spazzatura virale

 

Perchè non è tanto e solo Napoli. Perchè la spazzatura è uno stato mentale. Perchè è un modo di osservare la nostra civiltà. Perchè quello che capita a Napoli rende visibile il nostro modello evolutivo. Perchè:

Di spazzatura si può dire soltanto insorgendo contro qualsiasi etica e estetica voglia servirsi di Napoli come alibi, capro espiatorio, vitalismo umanista o umanitario che sia. (il resto del pezzo di Alberto Abruzzese qui).

Mondospazzatura è un progetto di comunicazione sociale che usa l’arma non convenzionale del virale per diffondere il messaggio miscelando l’immaginario della catastrofe all’abiezione visuale.