“I endorse Obama” a fumetti

Ecco la copertina di Savage Dragon 137 (in variant cover: 1 copia su 5) che Erik Larsen ha disegnato per sostenere Obama.

Il tema della politica è presente nel fumetto, tanto che una trama della serie ha visto la candidatura del “dragone” – obbligata e controvoglia – alla Presidenza degli Stati Uniti, con scontro televisivo fra Savage Dragon e George Bush e cazzottone del primo al secondo – che però era solo un mutaforma.

Oggi Erik Larsen decide di “endorsare” il candidato Obama che rispecchia al meglio i principi cui si ispira la serie:

Four years ago the Dragon was a reluctant presidential candidate. Fans have asked if he’ll be running again, but given the importance of the upcoming election it seemed appropriate that he would back Barack Obama, the candidate whose politics most reflect his own.  Savage Dragon will be giving Barack Obama his full support.

via themoment

Il futuro che verrà

In Agosto è uscito l’Hype Cycle 2008 della Gartner che segnala le tecnologie emergenti e le previsioni circa  l’impatto che avranno nello sviluppo delle imprese e del business.

Le otto segnalate dalla stessa Gartner ve le lascio leggere.

Segnalo invece alcune che mi sembrano interessanti per la mutazione antroposociale in atto.

Nella tecnologia trigger l’augmented reality, con capacità di sviluppo sul lungo periodo, che renderà sempre più naturale la capacità di abitare ambienti reali e mediali contemporanemente. Partiamo dalle cose semplici, come in questo video sull’uso dell’Iphone nella guida.

Anche il surface computers va nella direzione di una maggiore interazione tra compatto mente/corpo e tecnologie computazionali. Il sex appeal dell’inorganico informativo si svilupperà attraverso una generalizzazione e diffusione di massa del rapporto tattile con oggetti/informazioni.

Se faciamo attenzione, anche le potenzialità dei mondi online, con public virtual worlds che svilupperanno potenzialità appieno entro 5 anni, sarà centrale per capire come abiteremo i media verso dimensioni postumane. Così pure i rapporti che avremo con gli assistenti virtuali (nota: non ne posso più dell’utilizzo aproblematico del termine “virtuale”, ma si sa: è giornalettisticamente d’impatto) ci abituerà a rapportarci con entità digitali in forme sempre più “domestiche”.

Il resto è sviluppo pieno dell’ambiente social network e possibilità comunicative connesse (da microblogging al corporate).

Etnografia dell’acquisto di libri online

Nelle ultime settimane ho acquistato online alcuni libri. A chi di voi non capita?

Così ho potuto fare un confronto tra Amazon e Bol.

Acquisto su Amazon il 16 agosto ed il 18 spediscono il tutto che, con supplemento per la velocità DHL, arriva il giorno 20 ma… non sono a casa. Allora il corriere lascia un professionale foglietto con scritto che ha provato a consegnarlo alle 10 e che ripassa il giorno dopo alla stessa ora. Il 21 agosto mi preparo mentalmente a ricevere il pacco e alle 10.20 suona il campanello e il gentile corriere mi consegna il tutto.

Tutta l’operazione l’ho seguita passo passo dal mio profilo Amazon, potendo meravigliarmi (ma non sono il solo) che da Bergamo a casa mia ci vuole più che dall’America all’Italia, ma seguendo lo stato di avvicinamento dei libri.

Il giorno 18 agosto acquisto altri libri ma su Bol con modalità espresso (ok, prima o poi li leggo, intanto li “stivo” sulla scrivania, che l’inverno è lungo).
Tutto regolare e i tempi sono questi:

  • Spedizione prevista entro il: 25-08-2008;
  • Consegna prevista tramite corriere espresso eBoost entro il: 27-08-2008;
  • e ovviamente:

    Puoi controllare in qualunque momento lo stato del tuo ordine consultando l’area I TUOI ORDINI sul nostro sito. A pacco ultimato sarà comunque nostra cura inviarti una nuova segnalazione via email.

    Scopro da subito che la modalità i informazione utilizzata è laconica e binaria: spedito/non spedito.

    Per giorni non so niente, mentre su Amazon seguivo il mio pacco come una microfiction quotidiana, poi il 25 agosto ricevo una mail da Bol:

    Gentile GIOVANNI BOCCIA ARTIERI ,

    siamo spiacenti di avvisarti che stiamo registrando ritardi di consegna da parte di alcuni nostri fornitori, che ci costringono a domandarti ancora un pò di pazienza rispetto all’evasione del tuo ordine.

    Siamo attivamente impegnati per minimizzare il ritardo nella spedizione dei prodotti da te richiesti.

    Ringraziandoti per la collaborazione, restiamo a tua disposizione per qualunque chiarimento.

    Grazie per l’attesa e la collaborazione.

    Ma come? I libri erano tutti disponibili da subito! Pazienza.

    Il giorno 27 agosto ricevo un sms da bol che mi dice che il mio ordine è stato spedito e che maggiori dettagli li trovo online o in una mail. Infatti trovo una mail che dice:

    siamo lieti di informarti che il tuo ordine è stato completato.

    In coda a questa mail trovi il riepilogo dell’ avvenuto invio.

    Puoi controllare in qualsiasi momento la stato della spedizione, affidata al corriere espresso eBoost, cliccando: XXXX

    Clicco sulla url del mio ordine e… niente. Nè il pomeriggio nè la sera. Il giorno dopo invece funziona e scopro da lì e da una mail spedita da eboost ,che si occupa della consegna, nella quale mi si dice che sono passati ma non ero in casa. Mannaggia. Siamo al 28 agosto. Guardo nella buchetta ma non trovo gentili foglietti con eventuali indicazioni. Per fortuna che guardo la posta regolarmente e sto abbastanza connesso.

    Oggi 29 agosto decido di aspettare in casa, vedi mai che la mattina ripassi il corriere, tanto devo lavorare su alcune cose e sono online. Appena apro una posta, con calma verso le 9, trovo una mail di eboost che mi scrive:

    Gentile Cliente, il destinatario della spedizione numero XXXXX il giorno 29.08.2008 risulta assente. Contatti il numero verde 800 070 050 per nuove istruzioni.

    La mail ha come ora di arrivo le 6.08. Vuoi vedere che stamattina tra le 4 e le 5 sono passati e io non li ho sentiti suonare? Vabbè, telefono. Mi mettono in attesa automatica. Mi cade la linea. Sfiga. Continuo fin verso mezzogiorno a provare tra una pausa e l’altra. Mi risponde una gentile signorina (gentile è il frutto delll formazione al customer care) alla quale spiego che se ieri potevo essere fuori oggi mi è arrivata una mail alle 6 di mattina. Lei conferma che oggi non è passato nessuno e che la mail sta a dire che il paco non è consegnato neanche oggi. Ma il testo l’avete letto? Per inciso, vi metto qui lo stato dell’ordine:

    “Destinatario assente” significa che io non ci sono, non che tu non sei passato. Ok, abbandoniamo le analisi del testo e finiamo la telefonata.

    La signorina mi spiega che se voglio lo passo a prndere domani al deposito (mannaggia, domani non riesco) o me lo consegnano lunedì. Ok, lunedì va bene. Ce l’hanno il mio cell, io sono a casa ma se uscissi a prendere il pane… comunque lo possono lasciare alla mia vicina… insomma… No, niente da fare. La signorina (che ha già tentato 4 volte di farmi metter egiù e passare al prossimo cliente) mi spiega che il cellulare al tizio del corriere non glielo rimborsa nessuno quindi non è detto che lui mi chiami; che la firma deve essere la mia e lo possono consegnare solo a me; che non si sa se e a che ora passa…

    Sono solo piccole banalità del quotidiano, queste; non bisogna generalizzare, nè trarre insegnamenti… eppure c’è qualcosa in questa storia che non mi torna.

    Videomondi

    E’ uscito il volumetto curato assieme ad  Alessio Ceccherelli a partire dal seminario sulle forme sociali e i linguaggi dei videogiochi.

    Con la casa editrice Liguori abbiamo deciso che il libro Videomondi entrasse nella collana ebook, quindi potesse essere comprato come un libro tradizionale, oppure acquistato online, ma anche acquistato “a pezzi”, cioè per saggi. Per dire: il mio costa 1 euro e 87 :)

    Lascio l’indice e il sommario per chi volesse curiosare da qui.

    Sommario
    Videogiochi. Videomondi. Non soltanto ambienti ludici, mondi di divertimento, ma luoghi identitari, spazi di sperimentazione del sé, dei propri limiti; soglie e frontiere da cui osservare il configurarsi di virtualità e potenzialità dell’arte, della narrazione, dell’immaginario, del sociale: dei nostri sensi e del nostro corpo.
    Tutto questo negli abbacinanti schermi di un computer o di una televisione? Sì e no. No, perché i videogiochi sono sempre stati (e sembrano essere sempre più) anche in altri schermi, in consolle portatili, telefoni cellulari, smart phones; e perché non si può parlare di essi indistintamente, come fossero un tutt’uno, un unico oggetto mediale. Sì, perché la qualità tecnologica, grafica, narrativa che essi hanno raggiunto ha un immediato riscontro sulle dinamiche identitarie e sociali che il videogiocatore viene a stabilire con gli altri videogiocatori, con i personaggi che “interpreta”, con l’ambiente di gioco, con se stesso. E sì, perché la maturità che questo medium ha raggiunto trova applicazioni molteplici negli spazi relazionali della Rete, da ipotesi di una nuova arte del web fino a dimostrazioni di contestazione politica. Dimostrazioni, ipotesi, applicazioni che bisogna indagare e cercare di comprendere, per prendere le misure, sfruttare il positivo, evitare le derive.

    Indice
    Introduzione
    di Giovanni Boccia Artieri e Alessio Ceccherelli
    I. Forme e linguaggi dei videomondi
    di Giovanni Boccia Artieri
    II. Videogiochi e sistemi sociali: prospettive di ricerca fra tempo, spazio e comunicazione
    di Fabio Giglietto
    III. Identità tra interattività e interazione
    di Luca Rossi
    IV. Il determinismo ludico. I videogiochi nell’analisi sociologica
    di Gianfranco Pecchinenda
    V. Reload… la percezione della morte nel videogioco
    di Alessio Ceccherelli
    VI. Dal joystick allo scratch: come i videogiochi hanno rivoluzionato la musica elettronica
    di Emiliano Ilardi e Tiziano Lucci
    VII. Mobile gaming: una realtà sempre più diffusa
    di Fabio Cristi

    Bibliografia

    Gli Autori

    Ma quante truppe USA ci sono nel mondo?

    Interessante la mappa del sito Mother Jones – magazine non profit di giornalismo investigativo indipendente – che consente di visualizzare la presenza delle forze americane nel mondo dal 1950 al 2007 (dati decennali del Pentagono). Si può osservare lo scenario di crescite e mantenimenti di truppe nelle diverse nazioni negli anni e qualche strategico abbassamento.

    IL 2007 è interattivo e consente di farsi un’idea di uomini e dollari potenzialmente spesi per manetnere truppe sul territorio.

    Un modo di approcciare il tema che è istintivo, “tattile”, immediato e che quindi si rende efficace attraverso l’esperienza visiva.

    Quis custodiet ipsos custodes? I fan.

    Zack Snyder è giunto alla conclusione della trasposizione di Watchman, miniserie DC scritta da Alan Moore e disegnata da Dave Gibbons nella tarda metà anni ’80. Tanto per capirci – per quei due che non lo sanno – si tratta dell’unico lavoro di letteratura disegnata ad aver vinto un Premio Hugo e ad essere inserita nella lista di TIME Magazine dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi.
    Dietro la grande attesa per l’uscita del film il 6 marzo 2009 ci sono ovviamente interessi di mercato e delle culture partecipative che si intrecciano.

    Tanto per capirci: la 20th Century Fox ha intentato una causa contro la Warner Bros. in relazione ai diritti di distribuzione di Watchmen sostenendo di detenere la propietà dei diritti e dei contratti sulla realizzazione e distribuzione.  Una cosa che ha a che fare con circa 25 milioni di dollari per il copyright.

    I fan si stanno organizzando attraverso una petizione online su PetitionSpot per far recedere la Fox dalla causa intentata esprimendo una chiara opinione sulla vicenda:

    20th Century Fox is putting the Watchmen movie in jeopardy by suing Warner Bros. over copyright infringment. It’s over some nit-picky legalistic crap over who held the rights when it was purchased by WB. Obviously, since the movie is getting good hype now, Fox is just trying to cash in. Show Fox what you think by joining this petition.

    Allo stesso tempo si stanno organizzando per un’altra petizione che porti la Warner a distribuire la versione integrale del film.

    Gli strumenti di aggregazione online come Petition Spot mostrano il possibile peso delle fan culture e strutturano modi di interazione possibile fra corporate culture e grassroots culture. Ovviamente non si tratta dei soli “strumenti” ma dal nuovo ecosistema mediale, quindi dal rilancio su blog delle petizioni, dalla visibilità che le comunicazioni online ottengono e che si traduce in visibilità nei media mainstream, ecc.

    Se titolo “Watchman” è tratto dalla frase latina di Giovenale che domanda: “Quis custodiet ipsos custodes?” e che viene tradotta in inglese “Who watches the watchmen?”. Oggi abbiamo la risposta: i fan .

    Generation W(hat)?

    Il recente studio della Gartner Group che identifica la Generation V (che sta, con pochissima fantasia ed alta imprecisione per “virtual”) tenta di individuare una modalità comportamentale trasversale che taglia le generazioni e profila non per età ma per omologia di comportamento cognitivo e di consumo mediale:

    is not defined by age — or gender, social demographic or geography — but is based on demonstrated achievement, accomplishments and an increasing preference for the use of digital media channels to discover information, build knowledge and share insights.

    Il termine “generazione” quindi viene utilizzato prescindendo dalle classiche definizioni che ricorrono a coorti generazionali ed identificano un we sense comune a partire dall’esperienza di vita (riassumo così una devastante complessità che cerca di spiegare comunanze nell’attraversare ad una certa età un certo periodo storico, con una preponderanza di una determinata dieta mediale, con forti connotazioni territoriali, ecc.).

    Generation w(hat), allora?

    Jeremiah Owyang, Sr Analyst alla Forrester Research, critica la scelta di non segmentare su base demografica per alcuni ragionevoli motivi:

    demographics are how brands develop personas of who they are trying to reach, bucketing all internet contributors into one classification may be too broad. [...]

    within Generation V, demographics influences the different tools they use. For example, youth may be more inclined to participate in Club Penguin, while an older professional may be more inclined to participate in Linkedin or Xing

    Da una parte quindi una visione mediologica (ma anche mediacentrica) del mutamento socio-antropologico che analizza  come attorno ai new media si stiano sviluppando modalità comportamentali transgenerazionali; dall’altra una visione socio centrica per la quale sono le variabili dell’età del genere, ecc. a determinare le modalità di uso dei new media.

    Entrambi però sotto l’egida del piano economico che si preoccupa di funzionalizzare le mutazioni per costruire “persone” più adatte a sè e alle proprie logiche.

    Gli adulti e Facebook: un déjà vue

    Leggo su Repubblica.it l’articolo Ai genitori piace Facebook. Anche per controllare i figli e ho un déjà vue. Crescita delle iscrizioni a un social network da parte di adulti che “disturbano” il regime comunicativo della generazione Y.

    Ma come, non sono cose che sapevamo? Dov’è la novità? Articoli giornalistici analoghi li ho letti in giro per la rete da almeno un paio d’anni. Anche saggi scientifici analizzano il fenomeno – si vedano i lavori di Danah Boyd.

    Ma certo! Si trattava della lettura degli andamenti di MySpace fra genitori e figli negli USA.

    Un meccanismo noto, quindi, per i territori digitali social che nascono con l’abitare degli indigeni gen Y per diventare poi noti grazie ai media di massa e soggetti a logiche colonizzatrici sia del mercato che della gen X. Non in modo deterministico o con catene causali necessarie, ma gli attori sono questi.

    Il tentativo di colonizzazione da parte del mercato di questi territori frequentati in modo prevalente da giovani, l’attenzione crescente dei media tradizionali e, quindi, del mondo degli adulti per le forme nuove che abitano questo particolare mondo, hanno portato ad un tendenziale decremento della partecipazione da parte dei giovani che spostano i propri vissuti e le proprie capacità espressive in altri luoghi della rete più dispersivi e meno concentrati.

    A fronte dell’investimento in termini di ore e capacità relazionale nel far crescere il proprio profilo in un social network, corrisponde la capacità di desertificazione degli spazi occupati verso nuovi territori. Cioè un modo di pensare lo spazio di rete e di percepirsi nello spazio di rete più come presenze narrative che come residenti stanziali di luoghi. Le ego-narrazioni sono molteplici, disperse,abbandonabili, riscrivibili… in un intreccio emotivo e di produzione di contenuti continuo.

    Mentre noi (i media, il mercato, i genitori) tendiamo a dare valore a queste presenze solo localizzandole. Parliamo dei social network come di luoghi “fisici” di ritrovo, come di enclosures in cui i giovani vengono (sono auto) segregati a fronte di libertà controllate.

    Il linguaggio è diverso. Non esiste campo gravitazionale, solo velocità di fuga.