Per chi produce contenuti nel mainstream (di come la distinzione mainstream/non mainstrem vada problematizzata parlerò un’altra volta) diventa oggi fondamentale confrontarsi con le possibilità aperte dalle forme di produzione “ingenua” ed istantanea da parte del pubblico e dalla condivisione in tempo reale che l’adesione ai social network rende possibile.
Ecco allora che partecipare ad un concerto significa non solo essere presente nel luogo dell’agire ma produrre comunicazione su questo e renderla visibile e, soprattutto, raccordata ad altra comunicazione prodotta sullo stesso fatto.
Ciò che rende possibile tale raccordo è la logica del tag. Perciò il coordinamento circa le modalità di tagging diventa essenziale.
Prendiamo ad esempio i R.E.M. che, seguendo le logiche pure delle culture partecipative , in un’ottica di convergenza fra produzione e consumo, stimolano i propri fan a condividere i contenuti prodotti dal basso durante il loro tour mondiale.
In una pagina apposita del loro sito spiegano come taggare i video prodotti con i cellulari, le foto fatte e i messaggi scambiati via twitter:
For example, for R.E.M.’s show in Berlin, Germany, you would do the following:
In Flickr, tag your photos “remberlin”
In Twitter, add “#remberlin” to your Tweets
On YouTube, tag your video “remberlin”
If you blog about the show, please add “#remberlin” to your blog entry.
Ma non basta. Durante i concerti il gruppo proietta sul maxi schermo quali tag utilizzare, orientando così i fan in tempo reale e stimolando la pubblicazione e condivisione dei contenuti (si veda questo articolo).
Ora: è evidente che si tratta di una intelligente apertura al mutamento in atto relativo all’intreccio tra “essere fan” e UGC e come la produzione mainstream possa sperimentare circa le forme di produzione dal basso.
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