L’esperienza di essere avatar

La mia partecipazione al progetto moleskine per Rinascimento Virtuale mi ha dato occasione di riorganizzare le note di campo (testuali e visuali) raccolte durante il mio abitare SecondLife.

Un estratto della conversazione/intervista fatta a Velas è diventata una gigantesca tenda che “spiega” al visitatore della mostra L’esperienza di essere avatar, che è il tema con il quale ho costruito la mia moleskine (art by Asian Lednev).

Mediologica ripresa

Una mediologica ripresa di Walter Veltroni, quella al circo Massimo.

Un discorso tenuto in mezzo alla gente su un palchetto quadrato: alle spalle il palco con gli altri protagonisti, davanti un mare sterminato di volti e bandiere. Efficace e credibile la presenza immersiva, nella gestualità e nel tono.

Si parte nella costruzione del “mito fondativo”, l’antifascismo, per arrivare ai temi politici declinati nella cornice della crisi economica e sociale.

Il discorso produce una tag clouds (wordle generated) – a caldo e non troppo ripulita – che parla da sola.

Il raccordo tra temi caldi e l’identità nazionale contraddistinguono l’ossatura del discorso.

C’è anche il “futuro”, ma è un pensiero troppo piccolo per essere una tag di “peso”. E’ però nella chiusura del discorso, che raccorda coraggio e tenacia dei nostri antenati con le possibilità future… lasciate aperte.

Finale “calcistico” con canto collettivo dell’inno di Mameli inquadrando in modo stretto il gruppo dirigente con Veltroni che, posso dire? non mi è mai sembrato efficacissimo medialmente.

Studenti preoccupati, visioni dal basso

Riflessività. E’ quando le storie sono in grado di rappresentarti. Quando leggi un racconto, vedi un film, ti trastulli con una fiction… e riconosci che quello che accade ha a che fare con te.

Per immedesimazione e distaccamento. Anche io sono (penso, faccio, ecc.) così. Io non sono così. Io non sarò mai così. Io potrei essere così…

Questa è una micro storia per frammenti, una visione dal basso, dalla parte degli studenti occupanti di un liceo. Solo per dire che non ci sono solo le visioni dei media, quelle istituzionali ed ufficializzate, ma anche le storie dei “corpi vivi”, di quelli stanchi, smarriti, arrabbiati…

Sono stato in un liceo occupato. Uno di provincia.

All’ingresso ho visto un gruppo di sicurezza che raccoglie le firme di chi entrava ed usciva. Martha riempe una lavagna in mezo all’atrio con la logistica delle attività organizzate: lezioni con esperti (psicologia, comunicazione, informazione, legislazione…), la visione del film “I cento passi” con dibattito finale… mentre Anna, sotto al braccio il libro di Saviano (“ho risparmiato 3 settimane per comprarmelo, perchè era giusto”) attacca i fogli con il programma della giornata.

Ho visto un ufficio stampa con una quindicina di ragazze e ragazzi che leggono e ritagliano pezzi di giornali, che parlano di loro e del movimento. Tre gruppetti stanno attorno a portatili aperti per scambiarsi idee con gli altri istituti occupati o per fare la rassegna delle notizie che escono online.

Marco ha appena finito di leggere quello che ha scritto di loro un giornale locale e telefona in redazione:

- mi scusi sono Marco dal liceo occupato, orrei parlare ocn il giornalista che ha scritto il pezzo su di noi per fargli notare delle inesattezze

-….

-… si, salve sono Marco dal liceo occupato, volevo dirle che nel pezzo che ha scritto ci sono inesattezze. Non abbiamo rotto nessun vetro e la scuola viene tenuta pulita da gruppi volontari.

-…

-No, guardi, io sono gentile e glielo volvo far notare ma se mi dice così… qui c’è gente incazzata per quello che ha scritto. Non è vero? Lei qui non c’è mai stato. Se veniva la facevamo entrare.

-…

- Non so con chi ha parlato. Ma non verificate le fonti? Cioè… io ho semrpe pensato che il lavoro del giornalista è quelo di una macchina: non spaccia le sue opinioni per fatti!

Gli altri ascoltano: “Vai Marco, diglielo… che si vergogni!”

Ho sentito raccontare di un docente che ha minacciato i ragazzi di prima di andare a lezione se no gli farà mettere un 4 in condotta. Elena mi dice “sono piccoli i primini e quello se ne approfitta. Stiamo cercando i ragazzi a cui è capitato per raccogliere le informazioni e fare un nostro comunicato stampa. Intanto dei genitori che erano venuti a sapere della cosa ci hanno mandato delle mail di solidarietà… uardale, le abbiamo messe lì”.

Ho visto Antonella preoccupata: “Devo andare dal Preside a mezzogiorno e devo dirgli che continuiamo ad occupare fino a lunedì… abbiamo altre cosa da fare, da discutere… solo che lui si aspettava che sabato mollassimo. Chissà che urli mi farà…”

Ho visto docenti parlare con gli studenti nei corridoi, tranquillamente e senza tensioni.

Ho visto Antonella chiamare con il megafono gli studenti sparsi per partecipare ad una lezione. Ho visto gli studenti precipitarsi ordinati per le scale e prendere posto.

Ho visto studenti stanchissimi trascinarsi nei corridoi e ho visto alcuni vispi che non avevano, evidentemente, dormito lì, cazzeggiare in giro.

Mentre uscivo ho visto tre ragazzi con i sacchi del’immondizia, le scope, gli stracci e dei prodotti per pulire che si aggiravano fra le aule.

Martha dice: “oggi ne sappiamo di più di quando abbiamo iniziato. Sappiamo organizzarci. Abbiamo imparato a scrivere i comunicati stampa. Abbiamo fatto leggere e vedere tanta informazione. Ci arrabbiamo quando dicono che siamo controllati… ma non lo vedono? qui ci sono ragazzi incazzati… noi non ce ne freghiamo del nostro futuro… anche per quelli che non se ne interessano”.

Sono uscito. Era una bella giornata di sole.

L’università che verrà :(

Una sintesi del triplice problema che si pone con la legge 133/08 a.d. Gelmini: tagli alle risorse, blocco del turn over e possibilità per gli atenei di “mutarsi” in fondazioni; più qualche altra informazione di supporto di cui poco si parla ma che riguarda il lavoro delle Università ed il suo futuro.

Direttamente dagli stati generali dell’università di Milano riuniti in assemblea.

Ogni commento è superfluo, la discussione no.

Negli strati della cultura

Domani sarò a Reggio Emilia per la seconda edizione di Strati della Cultura (programma qui) nella sezione “Oltre lo spazio”.

Si tratta, per me, di un’occasione per riflettere sulle forme metaterritoriali delle culture partecipative, di come social network e mondi online consentono di sperimentare forme collettive di espressività attraverso la mediazione ambientale del digitale.

E’ evidente come nel frame del farsi media la realtà degli UGC abbia un peso essenziale. E come nel contesto di convergenza culturale lo scenario di relazione fra produzione e consumo mediale cambi. Non mi convincono però fino in fondo termini come prosumer e consum-attori che per quanto suggestivi sono espressione di una cultura mediologica di massa in odore di revisionismo. E, a guardar bene, dietro all’esaltazione da parte di major ed istituzioni per gli UGC si ripropone la dinamica di sfruttamento del lavoro creativo a fronte di visibilità e partecipazione coatta, di dispendio emotivo a favore del capitale.

L’economia delle emozioni, da questo punto di vista, ha a che fare con la capacità che il capitale ha di sfruttare le risorse cognitivo-emotive attraverso l’inclusione nella comunicazione – vedi tutte le forme di comunicazione non convenzionale che vanno a corroborare i modi d’essere del marketing d’impresa, depotenziando le tattiche individuali e diluendole nelle strategie del mercato.

Questo non significa che oggi il panorama non sia mutato, d’altra parte è la prospettiva di questo blog.
La convergenza culturale con la quale ci confrontiamo descrive le nuove modalità intraprese da quelle che sono state pensate nelle cultura dei media di massa come audience più o meno passive e che oggi troviamo protagoniste nel produrre e dare senso entrando in conversazione con gli ambiti istituzionali e mainnstream attraverso forme inedite.
Ma la mutazione può avere effetti di sistema solo se cominciamo ad osservare tutte quelle forme di auto-organizzazione dal basso, capaci di integrare istanze anche diverse e proporre modelli culturali nuovi e che però non si esauriscono nelle dinamiche espressive o relazionali interne, ma che hanno capacità di proporre i propri linguaggi alla società civile. Capaci quindi di entrare nelle conversazioni con gli ambiti istituzionali e mainnstream ma soprattutto capaci di produrre conversazioni nelle quali fare entrare istituzioni e mainstream.

Così che la cittadinanza digitale non sia una semplice uscita dal mondo ma un laboratorio di sperimentazione capace di produrre mutazioni concrete nei territori dei corpi materiali.

Il giorno dopo: conversazioni dal basso olimpioniche

Difficile dire cosa si è provato passando il tempo qui, tra conversazioni strutturate e momenti social. Tantissimi amici visti e qualcuno incontrato per la prima volta: capita se il tuo spazio sociale non si limita alla graniticità della materia e contempla la vita online, tra social network e mondi online, tra post scrollati sullo schermo e serate passate in compagnia di avatar.

Credo che la formula dell’ Academic BarCamp che abbiamo proposto sia una via proficua per diversi motivi: – indica che esiste una capacità diffusa di riflettere sull’utilizzo e le forme connesse a blog e social network che è capace di intrecciare i percorsi tra ricercatori universitari, ricercatori aziendali e ricercatori nel quotidiano della comunicazione;

- sottolinea che l’università può diventare una forma di servizio alla conoscenza che impatta con la società civile e le sue evoluzioni, invece di arroccarsi nella sua dimensione istituzionale;

- mostra che è possibile rendere evidente, ricercabile e diffusa (vedi i video degli interventi) l’innovazione nella conoscenza in modi comprensibili e meno autoreferenti di quanto ci si aspetti.

Una cosa che mi sembra di aver capito è che forse dobbiamo uscire da una fase nella quale gli esperti di blog e SN si sono messi a disposizione di imprese, politica, ecc. per portare i nuovi linguaggi dentro le vecchie strutture: se no si finisce per “vendere” ad un cliente la possibilità di “fare” un video virale, con buona dose di preveggenza e millantando controllo su meccanismi la cui complessità è indice di imprevedibilità.

Si tratta oggi di portare l’etica di blog e SN dentro le imprese, la politica, ecc. non cedendo alle strutture ma coinvolgendole nell’evoluzione.

Ho visto molti presenti, e molti giovani fra questi, avere un potenziale che fa ben sperare.

Il resto è stato una fantastica GGD e gioco.

Grazie a chi è venuto e a chi ha seguito. Ma soprattuto agli studenti (in corso ed ex) che a vari liveli hanno organizzato eventi e giornate, perchè hanno dimostrato che un altro modo di pensare la formazione è possibile.

Endorsement: da che parte stai?

Sono stufo del fatto che rinunciamo sempre a dichiarare da che parte stiamo, come la pensiamo, con chi vogliamo stare.

Per questo motivo è venuto il momento di uscire dall’ombra: nel fine settimana mi trovate qui. E ci trovate in molti.

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=szCmPO_OqoM]