L’indipendenza e i media: newsphere

Il tema dell’indipendenza dei media è al centro di un convegno progettato a Urbino tra Istituto di Formazione al Giornalismo e Università.

E’ evidente che il momento particolare che stiamo vivendo (con la crisi economica internazionale  come rumore di fondo) intreccia quando si parla di media e giornalismo una molteplicità di temi connessi che vanno dalla fine dei giornali e quella dei giornalisti alle forme di rivitalizzazione dell’informazione che passano dall’integrazione con il web – quando non con lo scioglimento del quotidiano nel web -  allo sfruttamento dell’onda social – integrando progetti editoriali ed uso dei social network, utilizzando il crowdsourcing, ecc.

Posto che molte delle soluzioni web based sembrano solo palliativi di sapore infotainment o qualcosa simile ai “danni collaterali” (ad esempio: progettare eventi web per attirare pubblico o fornire servizi alle imprese o costruire inserti audio, gossip che strizzino l’occhio a pubblico e mercato…) mi sembra che il problema stia da un’altra parte.

Mettere a tema l’indipendenza mediale oggi in Italia significa affrontare la condizione in cui versa la sfera pubblica italiana e la capacità che i mezzi di comunicazione di massa hanno di rappresentarci. Di rappresentarci in quanto pubblici, specialmente da quando ci siamo dimessi dall’essere semplice pubblico.

Il soggetto “moderno” di riferimento per l’informazione – ma anche per il mercato – è mutato nella realtà dei pubblici connessi – e di una molteplicità di sfere pubbliche connesse. Come muteranno le cose? Ne discuteremo.

Segnalazione: anche a me come a qualcuno è  stato chiesto di sollecitare domande dalla cososfera, posto che, comunque, potrete vedere le cose in diretta e fare sentire la vostra voce nei socialcosi.

Da Eliza a Masini

masini

Metti insieme la curiosità del pubblico per un cantante, un sistema di intelligenza artificiale – che come Eliza riconosce (in parte) la semantica usata – e la dimensione video e avrai il “Maso virtuale“.

Marco Masini apre nel suo sito uno spazio nel quale videorisponde con il suo accento fiorentino a più di 100.000 domande che possono essere scritte sotto il video. Nel caso non sia stata prevista una risposta gli sentirete dire : “sono nato adesso, sto imparando. Prima o poi risponderò anche a questa domanda”. L’idea è quella di raccogliere domande senza risposta e videoregistrare nuove risposte.

La società che si è occupata dell’implementazione sviluppa altri interessanti progetti, come le figurine online dei calciatori panini style parlanti e un’applicazione possibile al proprio MySpace.

Immaginate di avere nel vostro profilo in un sito si social network un voi stesso che risponde alle domande di chi passa di lì.

Facebook e l’ascesa della cyberborghesia 2

status-update

Facebook rappresenta apparentemente un fenomeno legato al tecnostatus, quel misto tra il possedere l’ultima tecnologia e il conoscerne il linguaggio.
Come per il telefonino negli anni ’80, dice qualcuno. O come quando negli anni ’90 molti italiani volevano il loro sito internet sul biglietto da visita, e per questo motivo se ne facevano fare uno.

Ho invece l’impressione che FB non sia una questione di tecnostatus ma di “stare” in un luogo. Tu ci vai a Ibiza? Ecco, una cosa più simile a questa.

Facebook ha a che fare con l’abitare più che con il possedere. Per questo può essere sia una potente metafora della Rete che un modo di essere socializzati ai suoi linguaggi.

Se ti capita di spiegare twitter a qualcuno ti senti dire: “è come lo status update di Facebook!”