La Rete dice la Rete fa… Quando il web va a Servizio Publico

Ieri a servizio pubblico abbiamo visto partecipare alla diretta in trasmissione la Rete. Non parlo dei sondaggi – anche se ci tornerò tra poco – o del fatto che è stato citato Twitter – le attese da Santo Graal sono sempre state esilaranti – ma del fatto che la Rete ha potuto prendere corpo attraverso la partecipazione del “blogger” byoblu.

Cioè: è sembrato che in trasmissione la pensassero così. Peccato che byoblu non sia una Susanna Camusso in rappresentanza dello “streaming-catena di montaggio” degli status update, né il rappresentante della corporazione dei liberi blogger. È semplicemente una persona, Claudio Messora, che ha un bel blog di taglio citizen journalism e che ha espresso chiaramente le sue posizioni su un governo Monti.

Certo l’idea che esista un principio di rappresentabilità per un luogo come la Rete che è un territorio di differenze è solo una riduzione utile giornalisticamente (o politicamente). Fa comodo, insomma, pensare che “la Rete dice, la Rete fa”; riduce la complessità del confrontarsi con una realtà sfaccettata e mutevole, molteplice e non sintetizzabile. Non liquida, certo – altro facile riduzionismo che consente di lasciarsi andare a metafore dell’inconsistenza – ma con una solidità e capacità costruttiva storicamente determinata, non sempre prevedibile e priva di automatismi.

Sarà per questo che l’idea di lanciare i due sondaggi via Facebook con le opinioni di byoblu di mezzo rischiano di mettere in luce solo la natura ondivaga ed amorale della Rete. Anche se sarebbe meglio dire “degli utenti Facebook che seguono la pagina di Servizio Pubblico”: un’audience specifica nel medium e differenziata nel merito. Prima alla domanda “Siete favorevoli al governo presieduto dal neosenatore a vita Mario Monti con Pdl, Pd e Terzo polo?” vincono i SI. Poi, dopo che byoblu ha parlato, alla domanda “Mario Monti presentato dal blogger byoblu come uomo della finanza mondiale e delle banche. Siete ancora d’accordo sul governo tecnico affidato a lui?” vincono i NO. I votanti sono numericamente diversi (i primi quasi il doppio di coloro che hanno votato alla seconda) ma la sensazione è quella che spiega Antono Aloisi su Linkiesta con un pezzo dal significativo titolo “Servizio Pubblico, sondaggi che non lo erano”: il net-populismo è in agguato, sempre pronto a correre dietro ad un webleader. E tanto per coinvolgere un pubblico web diverso viene lanciato dal programma anche il sondaggio via Twitter:

@Serv_Pubblico: Proviamo a far sbilanciare anche voi che ci seguite su Twitter. #MontiSi o #MontiNo per un nuovo governo? #ServizioPubblico conterà i tag!

Qualcuno commenta:

@Imbecilla a #serviziopubblico hanno nominato twitter. Hanno lanciato lasctag montisi montino io preferisco #montipyton

(nota: da un conteggio manuale veloce vincerebbero i SI: quindi?)

Questo atteggiamento alla generalizzazione della Rete fa il paio con l’analisi “spicciolosa” di blog e social network in cerca di umori sull’ipotesi Monti, che riassume RaiNews24 con l’articolo online “Il web promuove Monti e affossa chi lo boccia”.

Chiosa @antuan: Chi è il web? ‘ndo abbita? e risponde Wu_Ming_Foundt Ogni volta che devono imporre i cazzi propri si ri-inventano il “popolo del web”.

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7 pensieri su “La Rete dice la Rete fa… Quando il web va a Servizio Publico”

  1. La domanda almeno era legittima :-) Monti sì o Monti no?

    Il momento esatto da cui inizia tutto: http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=Lkwpc3kUIsY#t=4046s

    Santoro vuole semplicemente vedere cosa è successo nelle “intenzioni di voto” durante la settimana. Il secondo sondaggio della prima puntata aveva visto in netto vantaggio le elezioni subito rispetto al governo tecnico. Il primo della seconda puntata il contrario. Nel mezzo c’è una settimana di paura e disinformazione. Era su questo che si voleva porre l’attenzione. Dispiace che non si sia capito.

    Per quanto riguarda il modo in cui la pensassero in trasmissione, la “rete che prende corpo” il “principio di rappresentabilità”, non si trova riscontro di questa tesi nelle parole usate da Giulia Innocenzi.

    Santoro: “Giulia tiraci dentro il tuo ospite”
    Giulia: “Che ci da un po’ una visione diversa di Mario Monti perché lui è Claudio Messora, è uno dei blogger più letti in Italia, il suo blog si chiama Byoblu.”
    Santoro fa la sua classica ironia.
    Giulia: “Ci piace dare la versione alternativa, perché infatti Claudio ha scritto sul suo blog che adesso è tutto fuorché democrazia”
    Claudio Messora: eccetera

    Non viene interpellato come rappresentate del “popolo della rete” (espressione terribile eccetera eccetera) ma in quanto persona di nome Claudio Messora, che ha uno dei blog più letti in Italia e che vorrebbe esprimere chiaramente la sua posizione su un governo Monti.
    ESATTAMENTE come è scritto nell’articolo.

    Santoro e la Innocenzi hanno (avrebbero in realtà, visto che il numero di votanti è dimezzato) dimostrato che la gente cambia opinione in base alle informazioni che riceve. Non vedo cosa ci sia di così scandaloso. Sarebbe stato grave ritenere che chi non segue la trasmissione è bue e chi invece la segue non lo è. La pressione mediatica dell’ultima settimana PRO-Monti l’hanno subita TUTTI gli italiani. Anche gli spettatori di Servizio Pubblico, gli pseudo sondaggi servivano a dimostrare appunto questo.

    interessante anche leggere il dialogo tra Giulia Innocenzi e Antonio Aloisi (citato nell’articolo). https://www.facebook.com/ginnocenzi/posts/244566565601580
    La sensazione di quest ultimo è che fosse:
    “legittima la vostra intenzione di rendere edotto il pubblico sul personaggio Monti, a patto però di non far ricorso a dietrologie di stampo medievale. ci sarebbe poi da riflettere sulla differenza (enorme, a mio modesto avviso) tra informare di opinioni e formare opinioni: esiste?” In pratica ritiene che Santoro e la Innocenzi abbiano cercato di infangare il nome del nostro Salvatore della Patria costruendo un’opinione nella mente del pubblico. L’informazione crea e modifica opinioni, che scandalo…

    1. Commento impeccabile e preciso.
      Ma io non ho contestato una “costruzione a tesi” su Monti, piuttosto il modo di rappresentare la Rete come fosse un quinto stato.
      Basta leggersi la seconda domanda dei sondaggi ““Mario Monti presentato dal blogger byoblu come uomo della finanza mondiale e delle banche. Siete ancora d’accordo sul governo tecnico affidato a lui?” ”
      Il blogger byoblu, come dire: è la sua funzione che conta.

      1. Hai ragione, diciamo che ho inserito nel mio post una critica rivolta a una “fonte” contenuta nell’articolo. Solo per fare capire che dietro a ciò che scrive Antonio Aloisi c’è una chiara ideologia (senza attribuire sfumature negative alla parola) politica. Ideologia che fra l’altro sta continuando ad esprimere nel dialogo con Giulia Innocenzi (sempre quello linkato prima).

        Ma tornando a quello che era l’argomento cardine e che tu giustamente rilanci. La rappresentazione che Servizio Pubblico sta dando della rete. Prima di tutto io penso che bisognerebbe distinguere anche all’interno della redazione, oltre che nelle persone stesse. Considerando sempre che si tratta di un processo in corso. Insomma, fare delle distinzioni costanti ed operative.
        Che il “popolo della rete” sia un’invenzione funzionale a una grande massa di giornalisti/politici è indubbio. Trovo anch’io questa narrazione ributtante. Anche perché mi s/in-contro quotidianamente con le sfaccettature mutevoli che appartengono al web.
        Mi ritengo anche lontano da una difesa mitizzante di alcune figure, non ho alcun problema a criticare Giulia Innocenzi che di errori ne fa tanti. O a discutere del tipo di retorica (da me apprezzata) che Santoro mette in gioco. I “sondaggi” della prima puntata erano una prova di forza nuda e cruda, sono d’accordo.
        Questo per chiarire il mio “contesto mentale” :-)

        Rientrando in tema, Giulia stessa ha ammesso che la seconda domanda (non sondaggio perché non ha un campione eccetera) è stata posta male. Ma quello che fai notare tu, l’uso del ruolo al posto del nome, a mio parere è soltanto avvenuto per facilitare il riconoscimento nell’ascoltatore. Cioè, ” ma di chi sta parlando? Di quello che è intervenuto prima e che ha un blog? Non ricordo come si chiama…” questo il pensiero di un ascoltatore medio, che presumibilmente non ricorda il nome di Claudio Messora! La domanda da porsi quindi diventa: citare la funzione di blogger di chi è intervenuto, spinge l’ascoltatore a ritenere che questo sia il “sentire” della rete? Ebbene, secondo me NO! Anche perché il primo sondaggio aveva detto chiaramente il contrario! Cioè che il 64% degli “amici che ci seguono” che Santoro aveva invitato “ad andare a votare su FB” (ponendo in risalto che si tratta di un’audience specifica nel medium e differenziata nel merito :-) ) erano FAVOREVOLI ad un governo Monti. Quindi era già palese che il “blogger byoblu” non fosse lì in rappresentanza del web!

        Spero di non essermi dilungato troppo. Mi farebbe piacere anche approfondire le modalità di interazione, l’hashtag MontiSì MontiNo non basta neppure a me.

  2. @togg mi trovo d’accordo con le cose che scrivi. Non vorrei nemmeno che la mia sembrasse una critica indifferenziata a Servizio Pubblico: credo ci sia bisogno di costruire linguaggi e forme nuove nel fare informazione, quindi spero che questa sia una buona palestra collettiva.

    Capisco anche il “pregiudizio” ideologico di cui parli e i tentativi di miglioramento continuo, eccetera.

    Diciamo che almeno SP apre una modalità di interazione con chi segue l’informazione attraverso la Rete e mi piacerebbe che riuscissimo a sviluppare modalità di dialogo col programma e tra di noi più “dense” e consistenti.

    1. Piacerebbe anche a me. Vedremo come si evolverà il tutto. Bisogna anche pensare a come “filtrare” l’interazione, altrimenti si corre il rischio di rendere sabotabile il programma. O facilmente soggetto a gruppi di bufalari, genere signoraggio. Cioé, sarebbe interessante andare oltre al “prendere la domanda dal web”, ma non è facile immaginare come.

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