IJF come commons. Il festival del giornalismo e la sua comunità

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L’esperienza di finanaziamento dal basso del Festival internazionale del giornalismo di Perugia rappresenta per me, Augusto Valeriani ed Elisabetta Zurovac un’importante opportunità per studiare molteplici aspetti collegati alle trasformazioni nel giornalismo, nella cultura giornalistica e nell’organizzazione degli eventi culturali in Italia e a livello internazionale. Per questo abbiamo deciso, con il sostegno degli organizzatori del Festival (vero Arianna Ciccone e Chris Potter?) , di avviare una ricerca.

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Dal post di Arianna che sanciva la chiusura del Festival “Stop at the Top” per la continua difficoltà di (sotto)finanziamento pubblico al lancio di una campagna di crowdfundingStay at the Top” che li ha portati in 90 giorni a raccogliere 115.420 euro c’è di mezzo una comunità di persone. Una comunità che nel Festival si riconosce, che trova “senso” nel partecipare e contribuire e che ha deciso di sostenerlo e, forse, di restituire un po’ di quel capitale affettivo e cognitivo che il Festival ha saputo donare loro in questi anni.

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Abbiamo deciso di indagare questa comunità e di raccontare i primi risultati raccolti in concomitanza con #ijf14, per restituire ai tanti che hanno risposto al questionario (il tasso di risposta è di quasi il 30%, alto per un questionario online come il nostro) il senso della loro partecipazione. Una comunità composta per il 60% da pubblico del Festival e dal 21% da speaker degli eventi (“ho partecipato almeno una volta come speaker”) e in misura minore da volontari e staff. La maggioranza ha già partecipato ad esperienze di crowdfunding (60%). D’altra parte si tratta di una platea sufficientemente colta o attenta all’ambiente web: il 26% sono giornalisti, il 10% lavora in professioni del web e il 12% sono liberi professionisti.

C’è poi un 40% che non ha mai partecipato a forme di finanziamento grassroot e che, come vedremo, lo ha fatto perché si sente parte di questa community che #ijf ha saputo costruire.

L’analisi scientifica e referata, quella che darà conto di metodologia e questionario somministrato, quella da proporre a riviste classificate, seguirà. La raccoltà dati è, d’altra parte, conclusa da pochissimo. Ma abbiamo ritenuto fosse giusto che nel nostro percorso scientifico rientrasse anche un confronto urgente con la comunità indagata (intanto i donor singoli) e che potessimo ripagare da subito la disponibilità che abbiamo avuto da loro, e da Chris & Arianna in questi mesi.

Il Festival come forum di discussione sul giornalismo, tra appassionati e professionisti

Il primo dato è che il Festival “crea una comunità tra chi è interessato al giornalismo e chi lo pratica” (68%), ha una sua natura pluralista al di là delle specializzazioni e questa sua natura di comunità, come vedremo, è probabilmente alla base della possibilità di autofinanziamento dal basso che è stata costruita.

Il Festival come forum di confronto per la professione giornalistica capace di raccontare l’innovazione ai tempi della Rete.

Ma è anche forum privilegiato di discussione sul giornalismo, cosa che sembra riuscire meno all’Ordine dei giornalisti che per l’80% non riesce a favorire il confronto e la riflessione comune tra giornalisti, “rende difficile il confronto con le altre professioni dell’informazione e gli altri attori sociali” (37%) e “rende difficile l’innovazione delle pratiche e dei prodotti giornalistici” (più del 60%). Mentre il Festival “tratta le trasformazioni del giornalismo all’epoca di Internet” (79%), sa quindi raccontare questo passaggio d’epoca di una professione ed i un modo di informare sul mondo e lo fa con respiro internazionale (“E’ un evento sul giornalismo realmente internazionale” per l’88%).

Il finanziamento di #ijf14 tra fiducia e amore

Il 46% ha trovato i motivi del suo finanziamento nel legame sviluppato nel tempo con il festival o con Arianna (“ho a cuore il festival”, “volevo ripagare per quanto ho avuto gratis per anni”, “volevo sostenere la campagna di Arianna Ciccone”). Le dinamiche del crowdloving che si associano ad un’economia del dono.

Non c’è solo affetto nella comunità ma anche fiducia consapevole nella competenza: il 35% avrebbe finanziato qualsiasi altra campagna giornalistica lanciata da Arianna o da Valigia Blu perché si fida delle competenze di Arianna (55%), o perché apprezza/crede nel progetto Valigia Blu (30%).

Una comunità attiva online e offline

E’ alto il numero di donors che ha condiviso sui social network contenuti prodotti da altri sulla campagna (60%) e il 38% ha prodotto contenuti propri per pubblicizzarla. I finanziatori hanno partecipato con convinzione e in modo attivo, diffondendo il messaggio e facendosi portatori di un’iniziativa in cui credevano. La loro partecipazione non si è fermata quindi all’atto del donare ma ha cercato di sviluppare e rendere visibile il legame sociale che sta dietro la loro volontà di donare. E non solo online: il 43% ne ha parlato ad amici e conoscenti.

ijf come commons

Il Festival è stato trattato in pratica come un bene pubblico, un commons di tipo cognitivo, una di quelle cose che è capace di unire professionalità e semplice interesse amatoriale, che viene riconosciuto come generatore di valore capace di costruire attorno a sé una community.

Alla fine c’è amore per il Festival, Arianna &Chris ma anche qualcosa di più, che ha a che fare con il rapporto che hanno costruito con il pensare il giornalismo in questo Paese. E anche fuori di qui.

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