L’ecosistema di Facebook dopo l’acquisto di WhatsApp

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Facebook acquista WhatsApp e rafforza la sua posizione evolutiva.

Il costo è di 16 miliardi di euro a ne vanno aggiunti altri 3 per fondatori e dipendenti, come raccontato nell’annuncio nella newsroom. Meno di 1 anno fa l’acquisto di Instagram era stato fatto per 1 miliardo, che era il doppio del valore. SnapChat aveva rifiutato di farsi comprare per 3 miliardi. Era diventato strategico seguire la strada che porta i giovani fuori da Facebook e dentro sistemi di Instant Messaging.

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Il Re (della privacy) è nudo

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L’adagio con cui Mark Zuckerberg ha aperto gli anni ’10 risuona ancora nei nostri comportamenti:

Ormai gli utenti condividono senza problemi le informazioni personali online. Le norme sociali cambiano nel tempo. E così è anche per la privacy

Forse quella del CEO di Facebook è una dichiarazione prodotta in un mix fra osservazione diretta di come disperdiamo online informazioni in tempo reale sulle nostre vite (gusti, comportamenti, relazioni, ecc.) e un desiderio che è un obiettivo d’impresa: collocarsi all’interno del mercato dei metadati.

Abbiamo infatti visto nell’ultimo anno emergere con forza la buzzword “Big Data” associata all’idea di tradurre in utile d’impresa l’analisi – magari in tempo reale – di tutta quella mole di dati che rilasciamo tra geolocalizzazioni e like, tra le sollecitazioni di recensioni e post in cui diffondiamo il culto dei brand.

Abbiamo però anche assistito, contemporaneamente, al grido “il Re (della privacy) è nudo” lanciato da Edward Snowden che, attraverso l’emergere mediale del Datagate, ha mostrato come la sorveglianza di massa sia una pratica governativa e non solo di mercato.

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Hackerare la politica

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Sono stati violati gli account Twitter della senatrice Paola Taverna (@PDedde) del MoVimento 5 Stelle e della parlamentare Alessandra Moretti (@ale_moretti) del Partito Democratico che hanno cominciato uno scambio a colpi di insulti volgari e a sfondo sessuale che coinvolgono nelle citazioni anche altri parlamentari e la Presidente della Camera.

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Il fake si diffonde tra retweet e apprezzamenti “stellinati” di ogni tweet, tra incredulità e svelamento dell’operazione di hackeraggio.

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Facebook, l’universo e tutto quanto

Sono passati 10 anni da quando l’idea di trasformare l’almanacco annuale del college, il “faccia libro”, in un formato digitale si è realizzata.

Per noi italiani sono poco più di 5 gli anni, quando, dalla fine dell’estate del 2008, abbiamo visto crescere esponenziamente le iscrizioni e passare da utenti tutto sommato early adopter ad un pubblico generalista che ha contribuito a dare la forma che quotidianamente sperimentiamo.

Grafico vincos.it
Grafico vincos.it

In questi anni Facebook è stato per gli italiani un luogo di costruzione del nostro lessico familiare con la Rete – come ho descritto in un articolo per Panorama. Abbiamo imparato il significato di taggare, sharare, chattare … ma anche il senso di relazionarsi gli uni con gli altri in una interconnessione senza soluzione di continuità fra online e offline.

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Su Facebook il tempo è un bastardo

Medicina

Lo sappiamo bene, Facebook è un deposito per la memoria individuale e collettiva, in un intreccio che fa collassare le nostre vite attorno a quei micro eventi che diventano un repertorio dei ricordi per noi e per la piccola comunità con cui li abbiamo vissuti (gli amici, i familiari, i compagni di scuola, ecc.). E attorno a macro eventi che si stagliano nell’immaginario come punti di svolta vissuti collettivamente, che ci mettono in contatto, anche se non lo eravamo, come generazione, ad esempio. La timeline scorre dal presente al passato dei nostri post, allontanando quello che è trascorso a favore di uno shock del presente. Quello che conta è postare l’evento a cui abbiamo appena partecipato – o meglio: a cui stiamo partecipando – taggando amici; l’alba di ogni mattina o il tramonto serale, magari nella versione InstaWeather che ci dice: è ora. O postare l’evento di cui stanno parlando tutti (tutti i media, naturalmente), l’incidente di Michael Schumacher ad esempio.

Certo, a volte compaiono pensieri – più spesso sotto forma di immagine – che escono dal cassetto dei ricordi: buoni per ri-raccontarsi in un ambiente connesso; buoni per recuperare qualche like, in quell’intreccio tra nostalgia ed affettività che scatena il guardarsi mentre si viene guardati da altri (e da se stessi). E’ la riflessività, bellezza.

Ma la temporalità a cui ci socializza con lucida programmazione Facebook è, in fondo, lineare ed individuale: se vuoi andare nel tuo passato scorri verso il basso la tua timeline; se vuoi incontrare eventi collettivi del passato li devi trovare nel presente, sotto forma di eventi dell’“ora”. Celebriamo così ogni anno l’11 settembre o la strage di Bologna, riattualizzando come ricorrenza e come gioco di ridondanza.

Ma è proprio in questo ambiente, così determinato dalla dimensione del tempo, che vediamo sempre di più emergere il bisogno di neo-comunità che abbiamo, un bisogno che fa collassare tempo e spazio secondo una concezione diversa. La neo comunità si fonda nel destrutturare la linearità del tempo in un flusso di ricordi che mescolano ere e circostanze, magari legandole ad un luogo, ad un periodo di costruzione della nostra esperienza con gli altri: gli anni dell’adolescenza, ad esempio.

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Nuvole nere sul digitale

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Nuvole nere sul digitale per l’Italia. E’ così che ricorderemo l’inanellarsi in pochi giorni di un regolamento AGCom in cui l’organismo si è attribuito ampi poteri sulla protezione del diritto d’autore online scavalcando i giudici, della proposta neo protezionista di una web tax e del sostegno all’editoria con il piano Destinazione Italia che prevede una detrazione fiscale del 19% sui libri acquistati, ma solo quelli di carta, non per gli ebook e che potrebbe mettere in campo il divieto di usare link verso i contenuti di stampo giornalistico se manca una esplicita autorizzazione.

E non importa che il nuovo segretario del Partito Democratico, maggioranza di governo, si sia espresso chiaramente contro questa prospettiva nel suo discorso di insediamento facendoci immaginare una possibile marcia indietro:

“Abbiamo infilato un problema peggio dell’altro, sarebbe bello se si riuscisse a modificare le regole del gioco: l’Agcom chiude un sito senza passare da un giudice ma anche il fatto che la web tax va posta nel luogo centrale, l’Europa, e non con una violazione dei trattati europei o diamo l’impressione di un Paese che rifiuta l’innovazione”.

Non importa, perché il punto è che chi ha competenza per decidere sul digitale spesso manca di una cultura sul mutamento introdotto dalla Rete sia a livello di sviluppi di mercato che di pratiche vive,  e quello che resta è sempre e solo, poi, dover fare un passo indietro, non uno in avanti.

E invece avremmo bisogno di cominciare a confrontarci in Italia più seriamente con la cultura che caratterizza il tempo presente e che ha finito per creare una divaricazione tra le economie morali degli utenti e quella del mercato. Continua a leggere

Ragazze che limonano su Facebook: riflessioni a margine di un’economia della celebrità

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La storia è semplice, esemplificativa di tante storie, di quelle che capitano agli adolescenti oggi. Storie che rimangono talvolta in astratto, lette su pagine di giornale che possono titolare “Ragazze che limonano su Facebook”. Che hanno la concretezza di essere però storie vicine a noi, alle esperienze che facciamo e che se approfondiamo con minore distacco diventano le storie di figli che abbiamo o che avremo, di nipoti e cugini, di quegli adolescenti che vivono le loro vite connesse. E lo fanno in una società che ha determinate attese su di loro, economiche e culturali. Questa è la storia non solo di due ragazze ma della società che sta attorno a loro, fatta di altri ragazzi e di genitori, di educatori e conoscenti; ma anche di politica ed istituzioni, di media ed imprese che hanno costruito un terreno culturale e politico in cui gli adolescenti sono chiamati a vivere. Ve la racconto per come mi è stata raccontata ma distorcendo particolari, perché quello che interessa è che questa storia è una nostra Storia.

Due ragazzine di dodici anni si ritrovano il sabato sera a casa di un amico e si fanno riprendere da lui con il cellulare in primo piano mentre per un minuto si sono date un bacio intenso e profondo. Un video da condividere subito attraverso WhatsApp ai diversi gruppi cui appartengono, che ha portato in brevissimo ad uno sharing selvaggio negli schermi di adolescenti amici ed amici di amici, di quell’età, più grandi e più piccoli, nel sistema di reti scolastico-amicali-di tempo libero che ognuno di loro ha.

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LA MUTAZIONE CHE VEDO ATTORNO A ME. PROVE DI PENSIERO DI GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

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