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L’urgenza comunicativa della politica in un tweet

Dario Franceschini è il nuovo Ministro dei beni, delle attività culturali e del turismo del governo Renzi. L’abbiamo letto da subito sulla sua short bio di Twitter. Da subito, ancora prima che giurasse nelle mani del Presidente della Repubblica.

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La tempestività è una forma efficace dell’essere presenti sui social network, una best practice cui il politico online deve attenersi. É la documentazione del valore di un rapporto diretto, disintermediato con i propri elettori e con i cittadini, tanto più per un Ministro.

Peccato però che questa tempestività l’ex Ministro dei rapporti con il parlamento del governo Letta non l’abbia mostrata nella gestione dei contenuti del suo account Twitter @dariofrance.

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Nuvole nere sul digitale

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Nuvole nere sul digitale per l’Italia. E’ così che ricorderemo l’inanellarsi in pochi giorni di un regolamento AGCom in cui l’organismo si è attribuito ampi poteri sulla protezione del diritto d’autore online scavalcando i giudici, della proposta neo protezionista di una web tax e del sostegno all’editoria con il piano Destinazione Italia che prevede una detrazione fiscale del 19% sui libri acquistati, ma solo quelli di carta, non per gli ebook e che potrebbe mettere in campo il divieto di usare link verso i contenuti di stampo giornalistico se manca una esplicita autorizzazione.

E non importa che il nuovo segretario del Partito Democratico, maggioranza di governo, si sia espresso chiaramente contro questa prospettiva nel suo discorso di insediamento facendoci immaginare una possibile marcia indietro:

“Abbiamo infilato un problema peggio dell’altro, sarebbe bello se si riuscisse a modificare le regole del gioco: l’Agcom chiude un sito senza passare da un giudice ma anche il fatto che la web tax va posta nel luogo centrale, l’Europa, e non con una violazione dei trattati europei o diamo l’impressione di un Paese che rifiuta l’innovazione”.

Non importa, perché il punto è che chi ha competenza per decidere sul digitale spesso manca di una cultura sul mutamento introdotto dalla Rete sia a livello di sviluppi di mercato che di pratiche vive,  e quello che resta è sempre e solo, poi, dover fare un passo indietro, non uno in avanti.

E invece avremmo bisogno di cominciare a confrontarci in Italia più seriamente con la cultura che caratterizza il tempo presente e che ha finito per creare una divaricazione tra le economie morali degli utenti e quella del mercato. Continua a leggere

Solo Nichi.

Appuntamenti con gli elettori, presenze in televisione, critiche a Grillo, cenni al programma e ancora incontri su incontri qui e là.

Se leggete i profili Twitter dei candidati alle primarie del PD Laura Puppato (@LauraPuppato), Pierluigi Bersani (@PBersani), Matteo Renzi (@matteorenzi), Bruno tabacci (@TabacciPrimarie) trovate principalmente tweet su queste cose. Molto presenzialismo, quindi. E la realtà che scorre.

Solo Nichi Vendola (@NichiVendola) parla anche di quello che sta accadendo. Le violenze in Europa nate dalle manifestazione di protesta il 14 novembre.

O la situazione a Gaza.

Ora: io capisco che il canale Twitter venga vissuto nella politica come luogo di comunicazione istituzionale, di promozione della propria candidatura, di lapidarie e laconiche comunicazioni per incontrare poi, dal vivo, e-lettori… Ma così si perde l’efficacia, l’immediatezza e la potenza di una comunicazione diretta con chi ha deciso di “abbonarsi” non al tuo canale ma ad uno spazio vitale, un luogo di messa in connessione fatto di prossimità e vicinanza con il pensiero di chi fa politica. Non mi trattare da semplice elettore, lo fai già in televisione e nei manifesti che vedo per strada, comincia a pensarmi come follower. Solo così sarà un momento produttivo per tutti noi, anche per te.

(Super) Partiti con super problemi

Il confronto televisivo per le primarie del PD viene lanciato con questa immagine nel sito del Partito, trasformato per l’occasione in un albo Marvel.

Un alieno che spazia nel cosmo pieno di malinconia e solitudine, una donna invisibile, un giovane irruento che si infiamma con niente, un testone di roccia complessato da suo essere inumano, un cervellone che dice paroloni incomprensibili  e che porta, inevitabilmente spesso nei guai i suoi compagni e l’umanità…

L’immaginario Marvel al servizio delle primarie del PD richiama metaforicamente un cataclisma in arrivo (Galactus????) e il lato super problemi dei super eroi. E’ questa l’immagine che si vuole dare? E’ un modo di giocare con i propri pubblici/elettori? Siamo sicuri che sia un modo efficace?

La risposta del PD corre sulla Rete:

E la responsabile dell’operazione Tiziana Ragni dichiara a Panorama:

Mi auguro che gli elettori abbiano quel minimo di senso dell’ironia per capire che non volevamo ridicolizzare nessuno e che la leggerezza non è superficialità.

Ma le primarie di centrosinistra per scegliere il candidato premier alle prossime elezioni non sono una cosa troppo seria per scherzarci su?

Certo che lo sono, ma rivendico questa scelta. Può piacere o non piacere, ma credo che nell’epoca del 2.0 il tempo per colpire l’attenzione dei naviganti in rete è minimo e quindi bisogna fare delle scelte, io ho fatto quella dell’ironia. Ognuno di noi ha un senso dell’umorismo più o meno alto, ma non credo che nessuno dei cinque candidati possa sentirsi offeso.

Glielo avete chiesto?

No assolutamente, quelle che fa il sito sono scelte giornalistiche e non politiche.

Ma è’ inevitabile che lungo le timeline di Facebook e #hashtag di twitter si moltiplichino perplessità e ironia. Come @evilarma che propone – seguendo la metafora – la marveltrasformazione di Beppe Grillo:

 

Update

Il commento di Matteo Renzi

Big Bang Leopolda: pensavo fosse un wiki invece era un folder.

Ecco, alla fine il prodotto dell’incontro alla Stazione Leopolda organizzato da un gruppo capitanato da Matteo Renzi si è tradotto in un documento che contiene 100 proposte.

Alcune veloci riflessioni.

Un primo punto per me è: ci basta che il progetto WikiPD si trasformi un una sorta di folder 1.0, in un manifesto PDF in 100 punti stile Cluetrain disorganico senza avere luogo di discussione?

Sarò per questo che alcuni propongono dal basso forme alternative come un un wikitweet per #Leopolda che possa aggregare contenuti. Al momento ci sono solo sfoghi personali ma il senso è: serve qualcosa d’altro capace di allargare la discussione perché quello è un documento scritto non prodotto collettivamente né discusso.

Un secondo punto è: 100 punti così, costruiti in modo necessariamente sintetico e suggestivo, adatti a tutte le pance e a tutte le teste, costituiscono una base “incomunicabile” di discussione senza piattaforma per farlo. Se guardate dentro trovate un mix tra proposte concrete e il mood che ha mosso le giornate alla Leopolda. Ma senza un’organizzazione tematica, la possibilità di sintesi efficace e comunicabile, ecc. sembra essere di difficile digestione. Perché non taggare le 100 proposte rendendole ricercabili per combinazioni tematiche? In pratica: è possibile anche tenere assieme una molteplicità di piani ma serve un principio di superficie (sintesi ed efficacia) ed uno di profondità (possibilità di approfondire e di mettere a tema) che aiuti.

Un terzo punto è squisitamente di contenuto. Non entro nel merito qui sul difficile equilibrio che il documento presenta tra logiche di mercato e salvaguardia del pubblico (vedi ad esempio il punto 31 “Mettere in competizione il pubblico con il pubblico”). Resta poi il fatto che i nodi critici vengono lasciati da parte (procreazione assistita, sperimentazione con staminali, coppie gay, eccetera): non è il momento di dividere ma di aggregare, capisco.

Aspetto comunque gli sviluppi, perché credo che una discussione sia meglio di nessuna discussione. Perché, come ha scritto Civati, dobbiamo “costruire una politica basata sul confronto, non sulla banalizzazione dell’avversario. Sul rispetto degli altri, delle cose che dicono e dell’impatto che hanno”. Cadere nell’auto berlusconismo è facile.

Ho visto online in questi giorni accendersi molta passione nel cercare un territorio per il confronto, nell’avere bisogno di produrre idee e non solo discorsi critici senza proposte. Ecco, questo “entusiasmo” mi piacerebbe non si perdesse.

#occupypd

In cerca di un lessico nuovo. Avere le parole giuste permette di organizzarsi e dare un “senso” alle cose che si fanno spinti dall’entusiasmo del cambiamento, dalla necessità di distaccarsi da quanto è avvenuto prima. Credo sia questo uno dei principali obiettivi della convention “Big Bang” alla stazione Leopolda di Firenze. Per questo Matteo Renzi cerca subito di dare un nome alle cose: “il Pd deve essere un partito aperto, una sorta di WikiPd”. WikiPd richiama un’idea di organizzazione eterarchica ed orizzontale che si ispira alle utopie di un web ugualitario con partecipazione diffusa, ignorando un po’ che la legge di Pareto 80/20 aleggia continuamente sulle nostre netizen teste.

Sì, è vero, il clima rilassato e conversazionale che la convention ha è teso a fare emergere idee e progetti che poi andranno riassunti ed organizzati in modo organico. Quindi una forma Wiki che sarà necessariamente etero-prodotta: le persone parlano e scrivono ma qualcuno poi dovrà prendersi la briga di organizzare le idee, anche in un Wiki sul web, magari per poi metterle a disposizione per un dibattito aperto online.

Ma forse il “senso” di un incontro come quello di questi giorni è stato meglio sintetizzato non alla Leopolda ma dentro il web, in una di quelle faticose “conversazioni” asincrone che si sviluppano su Twitter attorno ad un hashtag. Ieri sera era #leopolda.

Seguendo la diretta sul web e commentando Falce73 ha proposto un fulminante nuovo hashtag che rappresenta al meglio il mood di quello che sta accadendo: #OccupyPD.

Dentro c’è un po’ tutto. La volontà di partecipazione ed allargamento, quella di presidiare il mutamento nei luoghi singoli, di farsi realtà diffusa, sparsa, spreadable. Come ho già scritto non è più tempo delle Grandi Piazze, la voce emerge quando diventa rumore diffuso di fondo.

Come ha scritto Civati, cogliendo il senso profondo che ci può essere in un contenuto buzz prodotto dal basso:

Qualche giorno fa avevo parlato di Opa (democratica!) sul Pd. Falce73 su Twitter trova la chiave: è #occupyPD. Lo trovo geniale. Occupiamo il Pd. ‘Costringiamolo’ ad avere coraggio, a cambiare il Paese. Facciamolo, al di là dei politicismi, delle alleanze, dei posizionamenti.

Il dibattito in Rete si accende (basta seguiate lo Storify di Tigella che riprende i Tweet): non basta diventare trending topics (ebbene sì, in pocchissimo #occupypd lo era) cosa fare concretamente?

Giusto. Perfetto. Benissimo. Intanto la capacità di denominare questo momento mi sembra comunque importante per dare “senso” alle cose che verranno.