Farsi Media (3)

Costruiti sui linguaggi di massa, rappresentati dai prodotti culturali che abbiamo imparato a consumare, ci troviamo oggi a poter oscillare sull’altro versante, quello della produzione, delle forme di riappropriazione della rappresentazione.

L’essere stati socializzati ai linguaggi mediali, l’averli praticati ed incorporati sul lato del consumo, l’essere stati sollecitati nell’attivarci e partecipare ai prodotti mediali, in modi discreti e massicci si associa oggi ad una crescita di disponibilità nel quotidiano di tecnologie di produzione e distribuzione sempre più simili “tecnicamente” a quelle dei media mainstream e praticabili a partire da abilità che spesso non richiedono una specializzazione “tecnica” ma una capacità di saper abitare i media ed apprendere nell’abitarli.
Si diviene produttori mediali “naturalmente”, ibridando linguaggi mediali e del quotidiano, utilizzando le occasioni comunicative che in particolare i nuovi media hanno aperto. Un associarsi di asimmetria comunicativa ed alta interattività che rende disponibile all’individuo forme che, di fatto, sono broadcasting, attengono ai linguaggi di massa e al contempo sono praticabili da tutti.

Usando uno slogan si potrebbe dire che ci troviamo di fronte a “mezzi di comunicazione di massa per le masse”. Ma il punto non è solo questo. Ci troviamo di fronte ad una possibilità di oscillazione tra modi della produttività e del consumo. Siamo oltre le prospettive aperte dall’idea di audience attiva e di performatività del pubblico: le linee di ricerca vanno in tal senso problematizzate. La logica mediale, il modo che i media hanno di proporre osservazioni sul mondo, è stata interiorizzata. Abbiamo imparato a guardarci attraverso lo sguardo dei media. A muoverci nei territori mediali praticando adesione e distanziamento, confrontandoci con i vissuti messi in narrazione da professionisti dell’industria culturale, praticando cioè la riflessività. E ora non ci limitiamo più unicamente a confrontare le nostre vite con quelle prodotte dai media, non più solo a fruire di sceneggiature di vite immaginate che smontiamo e rimontiamo producendo premesse a narrazioni di vite possibili. L’identità non si gioca unicamente sulle differenze come rinvio, come messa in contingenza della nostra esistenza. L’identità viene sperimentata. Cominciamo a produrre le sceneggiature “costruendo” i nostri vissuti immaginati a partire dai linguaggi mediali.
Non più solo identità fittizie in rete ma anche produzione delle nostre identità attraverso una messa in narrazione pubblica della nostra vita.

(Continua…)

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