media-festa


“cercavo di risolvere le intricate vicende delle Hinterlands dove un manipolo di nani si ostina, nonostante tutto, a mantenere una posizione di neutralità nell’infinita lotta tra l’alleanza e le brutali forze dell’orda, quando il Caporale Falwhite è arrivato con notizie fresche dalla città di StormWind: si preparava una grande festa per capodanno. Non era un’occasione da lasciarsi sfuggire, dopo mesi e mesi nei peggiori posti della terra mi meritavo senz’altro un po’ di svago. Presi un paio di grifoni mi sono precipitato subito nella piazza di commerciale di Stormwind dove la festa era giù iniziata: un baio di guardie distribuivano boccali gratuitamente e si poteva spillare liberamente della birra dalle botti più grandi che avessi mai visto. L’atmosfera era a dir poco elettrica dopo poche birre tutti avevano iniziato a ballare dove capitava, sulle casse, sui tavoli, sulle stesse botti fino a quando, allo scoccare dell’ora non sono partiti i fuochi artificiali…. una scena incredibile quasi quanto l’aver visto il sergente Maggiore DarkMessiah ballare su una cassa indossando solo un cappello da pirata in testa”

Questo è il resoconto della giornata di capodanno su un Server Europeo del gioco di Ruolo Online World of Warcraft. In quasi sincrono con il mondo reale (quanto ho riportato si è svolto alle 18 ora italiana ma i festeggiamenti sono durati per tutte le 24 ore) la Blizzard ha deciso di festeggiare la fine dell’anno all’interno dell’universo online da lei creato. Una realtà comunicativa dove fare esperienza, divertirsi e festeggiare senza soluzione di continuità tra le esperienze online e quelle offline.

5 pensieri su “media-festa”

  1. Luca, non ritieni per caso che queste cose rispecchino una realtà che di “sociale” ha ben poco? Intendo, le persone che hanno trascorso realmente la mezzanotte su wow mon avevano niente di meglio da fare? Tutto quello che stai cercando di far passare per “scientifico”, non è semplicemente una colossale media-cazzata?
    Con questo intendo: se uno vuole giocare ai videogiochi, non può semplicemente giocare ai videogiochi e basta? Non credo che McLuhan sarebbe daccordo…

  2. Non credo che qui si tratti solo di “videogiocare”. Nè che comunque il “videogiocare” abbia niente a che fare con il sociale. Che si tratti anche sol di puro divertimento, di cazzeggiare con gli altri, di depressione e solitudine… bè qualcosa sti videogiochi fanno. Non mi sembra che osservarli sia una perdita di tempo.

  3. Già, però ho sempre più la sensazione che molta gente utilizzi la “scusa” di osservare mmorpg semplicemente per non passare per nerd.
    Credo infatti che chiunque si ritenga un buon osservatore debba prima di tutto conoscere a fondo la materia che studia, e per studiare e, soprattutto, capire un mmorpg, occorre giocarci tanto…

  4. Sono un po’ d’accordo e un po’ no.
    E’ vero che osservare non vuol dire solo guardare quello che viene detto dei mmorpg ma che, come insegna la ricerca qualitativa, si deve giocare, giocare e giocare.
    Credo però che il post iniziale derivi dall’esperienza di molte ore di gioco e che “faccia vedere” quello che chi non gioca non può vedere.
    Sul fatto poi che uno usi dei temi per non passare da nerd, credo sia solo così. Magari uno ragiona da un altro punto di vista e non fa un esame dei videogiochi come esperto di quel campo ma usi i vg come modo per descrivere meglio alcune dinamiche che ha in testa e chi lì si vedono.

  5. Il post era finito in secondo piano e quindi ho letto solo oggi i commenti. en passant direi che Sociale, nell’eccczzione in cui lo uso, ha ben poco a che fare con lo stare insieme. Quindi la prima risposta è: assolutamente no. I mmorpg sono un ottimo luogo di osservazione del sociale e delle sue dinamiche. se uno vuole giocare può giocare e basta,nessuno lo vieta. Io ho giocato per anni prima di pensare ai videogiochi come un “luogo di studio” e non ho mai pensato di essere un nerd. Leggere i videogiochi senza conoscerli d’altra parte ci porta al punto in cui siamo adesso con la letteratura sui videogiochi: morto. Anni di osservatori che cercando di leggere i videogiochi con strumenti presi in prestito dal cinema o dalla letteratura, con il solo risultato di costruire modelli esplicativi deboli e pieni di falle. Forse occorre prima riconoscere alcune specificità all’oggetto che si osserva, definirlo e collocarlo in un impianto teorico sufficientemente potente da poterlo accogliere. A quel punto uno con i videogiochi può fare quello che vuole, osservarli come luogo del sociale, della costruzione dell’indetità, della soluzione del conflitto o dell’espressione del disagio. Oppure, potrebbe anche solamente giocare.

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