Trasgredire l’Università: lettera aperta al Ministro Fabio Mussi di Alberto Abruzzese

Conviene giocare d’anticipo.
Dire come la si pensa prima che si possano fornire “ricette” con vecchi ingredienti della tradizione italiana a un’istituzione che ha bisogno di rpensarsi piuttosto che rinnovarsi con strategie di marketing.
Una lettera aperta di Alberto Abruzzese al neo minsitro dell’Università Fabio Mussi rappresenta un’occasione di pensare il futuro.

3 pensieri su “Trasgredire l’Università: lettera aperta al Ministro Fabio Mussi di Alberto Abruzzese”

  1. Analisi impeccabile ma non credo che nessuna legge o ministro possa cambiare magicamente le cose… non è solo questione di soldi (magari lo fosse) ma di cultura e quella può cambiare solo per scelta autonoma delle persone… sarebbe più facile cambiare le persone ma questo non è possibile… ma magari un giorno la magistratura scoverà il Moggi di turno anche da noi🙂 poi riderò (+ del solito)… ma forse anche questo non basterà…

  2. Anche io credo non si tratti solo di trovare fondi e di come spenderli. Quello che mi interessa maggiormente ha a che fare con possibili regole di trasformazione del sistema (vedi: nuova legge per i ricercatori, ad esempio).
    Con riflessioni sul rapporto didattica/ricerca. E con i necessari mutamenti che dovranno costruire nuovi progetti didattici integrando proposte umanistiche e scientifiche (ad esempio scienze della comunicazione ed ingegneria o architettura) in direzione di nuove forme professionali che siano sincornizzate con l’evoluzione della nostra società.

  3. Precari della Ricerca (breve lettera aperta a parlamentari e organi di stampa)

    L’italia (il minuscolo è d’obbligo) è una repubblica fondata sull’ipocrisia.
    Ho 38 anni, un curriculum superiore a moltissimi ricercatori inquadrati e a molti professori e offerte da mezzo mondo. Ma non ho alcuna speranza di vedere riconosciuto il mio lavoro nell’ambito della ricerca italiana.
    I criteri di “reclutamento” di ricercatori e professori sono ben altri: parentele, capacità di dire sissignore e aver dimostrato fedeltà ad un solo ed unico dio (il proprio professore/padrino).
    Si è per un po’ sentito parlare di stabilizzazione dei precari anche in ambito universitario. Mi chiedo (e temo di conoscere la risposta) quali criteri saranno adottati. Probabilmente il numero di giorni trascorsi in università con contratti di un certo tipo.
    Non ci rientrerò poiché quando finivano i soldi presso il “mio” dipartimento mi toccava espatriare per un po’ per poi rientrare appena qualche fondo saltava fuori.
    Intanto, in giro per la bella repubblica italiana, altri (con meno titoli) vincevano i concorsi-truffa (naturalmente a norma di legge) istituiti ad hoc.
    Quando sentiamo il leader del maggior partito di governo parlare come se fosse all’opposizione dichiarando che “un paese che non investe in ricerca è un paese senza futuro” (ma che che anima bella! Un vero progressista) non è possibile evitare che sorga dentro un sentimento di comprensione verso chi, sbagliando certo, decide di combattere questo stato con la disperazione e la debolezza di un braccio armato.
    In questi 14 anni di lavoro presso università ed istituti di ricerca ho visto orrori e ipocrisie che di necessità continuerò a vedere ma vorrei almeno sentire il sordo lamento dei “trombati” tramutarsi in denuncia aperta circostanziata e portata in tribunale, in atti forti e plateali… invece molti preferiscono chinare il capo nella speranza che la propria umiliazione venga un giorno premiata.
    L’apparato amministrativo? Ho visto e subito una tale quantità di inefficienza amministrativa per cui quando lavoro in italia la sensazione di lavorare nonostante piuttosto che grazie a è chiara e precisa.
    Per quanto a lungo assisteremo all’ipocrisia dei concorsi ad hoc? Delle “selezioni” fasulle e ad personam? Alle prolusioni dei magnifici conniventi? Alle parole false e vili di ministri e politici che, non avendo alcun progetto per il paese, pesano la propria azione sul numero di voti che sperano di ricavarne?
    Vedremo ancora leggi assurde deliranti e stupide quali ad esempio quelle riguardanti il “rientro dei cervelli”?
    Stati Uniti Inghilterra Svizzera e Nord Europa (ma la lista è ben più lunga) attirano ricercatori e offrono standard di vita altissimi mentre l’italia attrae immigrati clandestini sfruttati nei campi di pomodori.
    Assisteremo di nuovo ad una sorta di sanatoria come quella che negli anni ’70 ha condotto in cattedra una marea di pochezza scientifica che solo ora sta uscendo (in procinto di essere sostituita da altrettanta furba mediocrità)?
    Vedremo di nuovo (come nell’ordinaria amministrazione di tutti i concorsi dell’accademia) la meritocrazia (anni di ricerca in italia e all’estero e pubblicazioni di peso su riviste internazionali) ancora sempre e comunque calpestata ora a favore del tanto-al-kilo della sindacalizzazione italiana?
    Vedremo gente senza pubblicazioni e con curriculum annacquati e ridicoli ma che ha totalizzato il giusto monte-ore passare davanti a chi ha un curriculum che comincia ad imbarazzare i propri superiori?
    Vedremo ancora ricercatori di rango andarsene da ‘sto sedicente belpaese (abbandonando affetti e speranze) per lasciar il campo libero a chi non è nemmeno in grado di articolare correttamente una frase in inglese?
    Assisteremo mai ad una tangentopoli dell’università e dei cervelli?
    E intanto si sentono proposte sempre più assurde e meschine per la riforma delle commissioni d’esame per i concorsi. Ma tutti sanno che non si può sperare che la mafia si autoriformi. Che interessi ne avrebbe? Tutti sanno che esiste una sola ed unica possibilità per cambiare andazzo: commissioni estere con membri fuori dai giochi di potere dell’accademia italiana.
    Ogni altra soluzione proposta è falsa e “italiana” e rispecchia la colossale presa in giro da sempre in atto in italia, l’arrogante insulto di chi costruisce il proprio potere con la prevaricazione e la bassezza che costituiscono l’unica vera cifra della politica e dell’accademia italiana.

    Giancarlo Dal Moro
    Ricercatore precario esule

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