L’utile manifesto 1

Dal 31 agosto al 19 settembre è possibile visitare alla Festa nazionale dell’Unità una mostra che ho curato assieme ad amici dell’ISIA di Urbino: L’utile manifesto. La grafica di Massimo Dolcini per il Comune di Pesaro (1976-1987).
Il catalogo che abbiamo realizzato in fretta ed intensamente contiene un mio scritto sullo “Splendore della grafica utile” che in Italia vede in Massimo Dolcini una delle massime espressioni.

Spezzo in un paio di post il mio pezzo, anche perchè il lavoro mi ha coinvolto intensamente nell’ultimo mese.

Splendore della grafica utile.
Massimo Dolcini e la stagione di Pesaro.

A partire dagli anni ‘70 la comunicazione pubblica ha fatto del manifesto pubblicitario uno degli strumenti strategici per comunicare ad una cittadinanza che veniva pensata come interlocutore-protagonista della stagione politica che si andava aprendo in molte amministrazioni.
È in tale ambito che nasce la grafica di pubblica utilità come forma espressiva di una comunicazione politica che in Italia interessa in particolare le media città fino agli anni ‘80. Si tratta infatti di contesti nei quali i vissuti intimi sono capaci di intrecciarsi alle pratiche della politica attraverso un coinvolgimento in prima persona, secondo forme della società che non sono astratte e generalizzate ma che hanno la rilevanza dei piccoli mutamenti quotidiani nelle comunità territoriali e culturali. E così anche l’apertura di un consultorio rappresenta un evento di portata epocale, una conquista evolutiva di un territorio che matura politicamente e culturalmente e, nella capacità di essere comunicato, diventa un evento pervasivo e che sa far parlare di sé. È l’utile che si manifesta, che si fa manifesto.
È questo il periodo dello splendore della grafica utile, progetto etico-politico che in Italia trova nella città di Pesaro uno dei suoi luoghi di espressione e nel grafico Massimo Dolcini uno dei più travolgenti ideologi-realizzatori di questo progetto.
Trasparenza, semplificazione del linguaggio e coinvolgimento del cittadino prendono forma come pilastri essenziali della nuova comunicazione politica che troverà consistenza di legge solo più avanti, a partire dalla Bassanini.
Il manifesto di pubblica utilità si presenta come sintesi grafica e del pensiero, come capacità della comunicazione politica di lasciare il segno. Con quella stessa capacità di riscrivere simbolicamente la città e i suoi vissuti che ha avuto il mondo dei consumi attraverso l’affiche novecentesco. Come sostiene Walter Benjamin ne I «passages» di Parigi, il manifesto rappresenta un “incidente ottico” nel panorama metropolitano, rompe attraverso l’esplosione della comunicazione la morfologia del territorio, intreccia lo sguardo del passante con i vissuti dei luoghi che si attraversano quotidianamente colonizzando, attraverso la città, l’immaginario del quotidiano. Così gli spostamenti verso i luoghi dell’istruzione, del lavoro, del loisir o della cura diventano occasioni di intreccio tra contenuti comunicativi e significati del singolo che si sposta: lo sguardo in movimento viene informato.

(continua)

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