L’altra voce della Fondazione

Il dibattito sulla Fondazione due dei post precedenti coinvolge anche gli studenti con l’intervento nel blog di Carlo.
E’ interessante che posizioni che nella vita reale sono rette parallele nella rete (coi blog) si incontrano (cfr. scambio in messenger con Fabio e Luca cogestori di questo blog).
Personalmente credo che il mutamento istituzionale sarà il prodotto di una “irritazione” cui l’istituzione università dovrà rispondere per conservare il sinc con la realtà.
Non credo che il sapere sia oggi solamente fuori dalle aule. Il problema è che la aule non portano dentro quel sapere che fuori si rigenera continuamente.
Anche alle sperimentazioni di massa senza riflessione credo poco.
Per questo motivo è importante che le nostre visioni (docenti e studenti) si intersechino.
Ma non deve rimanere un dibattito interno.
E’ un tema della società civile. Anche un imprenditore o una mamma dovrebbero partecipare al dibattito che, fuori dai tecnicismi, riguarda il futuro.
La psicostoria non ci salverà

2 pensieri su “L’altra voce della Fondazione”

  1. La ringrazio per la citazione. Ho lasciato qualche altra idea sul mio blog che posso riassumere così: secondo il mio punto di vista sarebbe un’iniziativa importante quella di creare delle comunità virtuali “tendenzialmente stabili” magari con sotto lo stimolo dei docenti e con i contributi attivi degli studenti. Una comunità che però non dovrebbe essere limitata da confini geografici, professionali, “istituzionali”, ma essere aperta ad ogni contributo, anche (soprattutto) esterno all’istituzione.
    Diciamo che è l’idea che sta animando il mio lavoro sul progetto compub (che probabilmente avrà già avuto modo di vedere).
    Una comunità del genere potrebbe costituire una prima forte irritazione del sistema, ma andrebbe pianificata e stabilizzata, magari, perchè no, con una pubblicazione periodica di un pdf che racchiuda i contributi più interessanti della comunità, sul modello di pemalink.

    Un saluto
    Carlo

  2. L’apertura all’ “esterno” è essenziale in modo che il dibattito non sia autoreferenziale e rischi di cortocircuitare.
    Anche la metaterritorialità è un valore da perseguire anche se… comunque la rete rende i pensieri metaterritoriali.
    Il vero problema è che le comunità “sorgono”. Difficilmente possono “realizzarsi”.
    Penso per questo che continuare a linkare i pensieri sia comunque un modo di rendere “visibile” la realtà comunitaria.

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