Riciclo di VG e possibilità rimosse

Ospitiamo questo post di Laura Gemini che dal suo osservatorio sull’arte ci parla di forme espressive che nascono dal recupero delle possibilità di VG dismessi.

Su FlashArt di questo mese si legge un articolo di Domenico Quaranta intitolato Arte e Videogame: dagli 8bit a Second Life, utile per mostrare come il sistema dell’arte non solo sia sempre suscettibile alle derive espressive dei linguaggi, questa in fondo è “soltanto” la sua natura, ma riesca a percorrere le possibilità rimosse, ulteriori, dei mezzi anche tecnologici (le affordance no?).
L’autore dell’articolo infatti fa presente come ad esempio gli artisti abbiano usato le console dei Gameboy dismesse per renderle strumenti di produzione video o di musica elettronica.
Il 7 ottobre scorso al MoMA di New York è stato presentato il documentario 8bit (mutationengine 2006) sull’attività di artisti e musicisti come, tanto per riportare qualche nome, Arcangel, JODI, John Klima, Nullsleep, Eddo Stern e Carlo Zanni.
Altri eventi (mostre, workshop e pubblicazioni) degli ultimi mesi (ma non in Italia) sondano i diversi aspetti di questa ricerca: giochi d’artista (anche Cuoghi e Corsello da noi), performance videoludiche, machinima fino al progetto con cui Eva e Franco Mattes (01.org) hanno vinto il Premio New York e che a novembre è stato lanciato in tre sedi: Artissima, l’Italian Academy di New York e Second Life, l’ambiente dove il progetto è maturato.

4 pensieri su “Riciclo di VG e possibilità rimosse”

  1. interessante che l’arte lavori con i sistemi ad 8bit. Tecnologie degli anni ’80. Interessante perchè sembra legarsi più alle dinamiche della memoria/nostalgia individuale che non ad affordance offerte dall’ambiente della tecnica.
    rimosse o meno che siano.
    Forse succede lo stesso capovolgimento che è accaduto tra scienza e tecnica. La tecnologia avanza, e l’arte dietro ad insegure. Prendendone pezzi quanto basta per riprodurre se stessa, rendendola (la teccnologia) idonea ad essere esposta, venduta, commerciata in quanto arte.

    alla faccia della capacità riflessiva e perturbativa.

  2. Che si tratti di dinamiche legate alla memoria individuale (dell’artista) può essere anche se quello che conta, secondo me, è poi il lavoro sulle forme espressive e sulle estetiche contemporanee, la capacità di produrre forme nuove con l’utilizzo inedito dei linguaggi che nascono e si sviluppano da un’altra parte. Come in questo caso e come è sempre stato.
    Non sono sicurissima che l’arte “semplicemente” insegua la tecnologia, si tratta di vedere il modo di operare del sistema dell’arte. Qui sembra che sia “ufficiale”, cioè adatto, il linguaggio dei video game di una volta. Sebbene in ambito artistico si lavori già anche con le forme più avanzate. Penso ad esempio alla danza e alle piattaforme dei giochi on line. Ma non sono abbastanza esperta.

  3. non so.
    guardando il video che hai linkato (8bit) si ha la forte sensazione di una riflessione (più che di una rielaborazione) fatta su qualcosa che è passato troppo in fretta. “when you grow up with some 8bit sound you want to make art from it” (cit dal video). Che poi il sistema dell’arte funzioni con il sistema adatto/non adatto è innegabile. Ma qui si tratta di prendere videogiochi degli anni ottanta e metterli come opera d’arte (in parte), oppure di utilizzare il chip sonoro di vecchi computer per produrre musica come forma artistica (già Aphex Twin fece qualcosa del genere a livello commerciale negli anni 90 direi). credo che la velocità di evoluzioine della tecnologia come variabile indipendente dai meccanismi interni dei sistem di funzione sia una cosa da guardare con una certa preoccupazione o interesse.

  4. sì, effettivamente, detta così, e soprattutto da chi osserva l’evoluzione tecnolgica meglio di me (con preoccupazione o interesse?)- che delle due mi concentro un po’ di più sull’arte – il ragionamento torna.
    Mi sembra di capire che questi modi di trattare artisticamente i vecchi video game ricalchino la logica del ready made. Sempre interessante comunque per me.
    Buon anno.

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