Dentro/fuori: unAcademy in beta

 

Per rendere visibile il fatto che SecondLife è un social network c’è bisogno di creare il social network degli avatar?

Da una parte c’è questo. Dall’altra c’è la necessità per unAcademy di farsi Beta. Ecco allora nascere l’unAcademy social network che dà visibilità “fuori” sul web alla rete “dentro” SecondLife.

Dentro/fuori. Questo è uno dei problemi. La relazione fra metaverso e webbosfera. Integrare le potenzialità “produttive”, le logiche e le grammatiche 2dot0style con la matrice “corporea” delle vite da avatar.

Dentro/fuori. Perchè il web è “fuori”, alla luce del sole, ubiquo ed ad alta accessibilità “mentale”. SL no. E’ un “dentro”. Sul web ci sei. In SecondLife ci entri.

Eppure in SecondLife il “territorio” degli indigeni mediali può essere forgiato dal basso. La metafora diventa sostanza quando costruisci l’ambiente intorno a te.

E forse non sarà SL. Ma la “corporeità” della comunicazione digitale sembra una inevitabile traiettoria evolutiva.

5 pensieri su “Dentro/fuori: unAcademy in beta”

  1. Quando saremo in una condizione di connettività perpetua (accendo il computer e sono connesso) sul territorio, potrebbe essere che SL sia lo spazio di lavoro dal quale fare tutto: scrivere, disegnare ecc… Allora sarà chiaro ciò che ora è in potenza.

  2. La corporeità della comunicazione digitale come traiettoria evolutiva. Da qui è cominciata la nostra conversazione (all’esterno, cioè per telefono) e provo a mettere giù quello ci siamo detti. Appunti su cui ci tocca continuare a ragionare.
    Si comincia dalla virtualizzazione della comunicazione. Prima della diffusione del digitale, e del dispiegamento delle sue possibilità, c’è stato bisogno di autonomizzare la comunicazione dal corpo. In sintesi. Scrittura e stampa. Dall’audiovisivo al digitale si arriva a SL che richiama un nuovo ancoraggio al/del corpo. Necessità di utilizzare il corpo non come superficie ma come luogo del simbolico che riguarda il compatto mente/corpo. Il corpo in SL è sì un’operazione della comunicazione (e della deriva del postumano) ma esprime anche la necessità di un ancoraggio (parola migliore non la trovo)del bios, irrinunciabile anche se “via” virtualizzazione. Sta di fatto che in SL si producono “cose” di cui essere “proprietari” e che si attiva una ri-sensorializzazione di massa (potenzialmente).
    Dicevamo che l’arte virtuale, ad esempio, ha reso “visibili” i processi della comunicazione (li ha tematizzati attualizzandone le possibilità rimosse), qui la virtualizzazione assume nuove strade e “si rende esplicita” ma, dicevamo, senza per forza “farsi vedere come comunicazione”. Costruirsi un ambiente intorno, avere cose, relazioni, un nome e un corpo che sono propri come frutto dela dialettica fra de-materializzazione e ri-materializzazione. Passo la palla.

  3. Verba volant. Uno dei problemi/caratteristiche di SL, dei metaversi e di molti media elettrici in genere è la sua somiglianza per certi versi a una riunione, a una telefonata o a una chat: se qualcuno non può essere presente in quel “luogo” e in quel momento (ovvero in linea, con il client aperto, nella stessa zona, ecc.) è tagliato fuori dal flusso della conversazione e al limite può leggere o ascoltare ex post un “verbale”, posto che qualcuno si sia dato la pena di registrarlo e che questo contenga almeno essenzialmente lo stesso contenuto informativo dell'”evento”.
    Difetta insomma, per forma del medium ma anche per l’uso che si tende a farne, dell’interazione accessibile e cronodifferita che invece consentono per esempio un forum o un blog (il che porta tra l’altro all’alta percentuale di autoreferenzialità degli atti conversazionali compiuti).
    Se a questo si aggiunge che SL è, almeno per ora, un ambiente totale quasi impermeabile all’esterno (vedremo come saranno gli sviluppi di estensioni/appendici come AjaxLife, web service più articolati o le funzioni di interazioni di cui profetizza la Linden Labs), si può capire il senso di chiusura elitaria o di isolazionismo e la necessità di strumenti più accessibili se si vuole portare avanti un gruppo di lavoro con una memoria collettiva.

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