Salve. Mi chiamo Henry. E sono un fan.

E’ ufficiale. La traduzione italiana del volume di Henry Jenkins Fans,Bloggers, and Gamers: Media Consumers in a Digital Age passa di qui.
Il fatto di dovermi occupare in prima persona della revisione del bel lavoro di traduzione di Bernardo Parrella fa si che la riflessione sul lavoro di Jenkins sia più serrata.
Abbiamo così deciso con Fabio Giglietto e Luca Rossi di sincronizzare i post sui tre blog per commentare la novità partendo da quanto Jenkins scrive nella introduzione al suo lavoro.

Il volume apre la riflessione anche in Italia sulle culture partecipative ridisegando il ruolo che gli “spettatori” dei media hanno sulle culture mediali e sulle pratiche di produzione e diffusione di prodotti culturali.
Come sostine HJ:

Oggi la cultura partecipativa è tutt’altro che marginale o sotterranea. I racconti di fantasia creati dagli appassionati sono reperibili in grande quantità e variazioni da chiunque sappia come usare Google. I produttori mediatici frequentano i forum di discussione sul Web, come “Television without Pity”, buttando qualche proposta qua e là per vedere le risposte degli spettatori, misurandone le reazioni a volte controverse nella trama narrativa. Le aziende di video game offrono libero accesso ai propri strumenti per il design, pubblicizzandone i risultati migliori e assumendo i programmatori dilettanti più in gamba. Si ritiene che la distribuzione e la sottotitolazione dei fumetti di anime, curate dagli appassionati, abbiano stimolato la nascita del mercato delle importazioni culturali asiatiche. E meetup.com, nato come spazio riservato ai collezionisti di Beanie Babies, dimostrò per la prima volta il suo impatto nell’azione di lobby dei fan di X-Files per tenere in onda lo spettacolo, fino a diventare una risorsa centrale della campagna presidenziale Usa del 2004. È normale venire a sapere della denuncia di qualche azienda mediatiche ai danni dei consumatori, nel tentativo di costringerli alla sottomissione, mentre la comunità dei blogger continua a sfidare l’informazione mainstream e a scuotere il mondo politico.

Il passaggio al digitale ha radicalizzato e potenziato la propensione al farsi media (così il mutamento in atto lo abbiamo definito qui).
Ne parliamo nei prossimi *spoiler* sul lavoro.

4 pensieri su “Salve. Mi chiamo Henry. E sono un fan.”

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