Luca Conti e le sue conversazioni dal basso

Luca Conti apre la conversazione sulla relazione cittadini/pubbliche istituzioni a partire da una ricchezza di spunti che trovate linkati su Pandemia.
Tanto materiale interessante:
– conversazioni di “categoria” come il gruppo dei vigili del fuoco di Los Angeles
– Beppe Grillo e Di Pietro hanno in comune la stessa agenzia che li “blogga”. Come dire: stare in pubblico i rete richiede talvolta una intermediazione professionale di chi la logica e la grammatica della rete la conosce
– presidenziali francesi: il sito di Segolene che organizza gli incontri attraverso una google map: attivazione dei militanti in puro stile MKTG politico, ecc.

Il discussant, Pier Luigi Capucci “affonda” portando la discussione su politica e blogger: c’è la possibilità di usare i blogger per tarare le informazioni e veicolare messaggi elettorali?
Un post del pubblico porta la conversazione su Ritalia e le forme di connessione dal basso.

3 pensieri su “Luca Conti e le sue conversazioni dal basso”

  1. Molto interessante il quadro presentato da Conti, anzi Luca, nella sua conversazione. Come responsabile di alcuni dei post it indirizzati a quello specifico tema (non dimenticherò lo sguardo di Capucci almeno in un caso!). In ogni caso mi ha soddisfatto, forse anche grazie al tono pacato di Conti, il rimando all’onestà di chi, dal punto di vista delle istituzioni, utilizza il blog come leva comunicativa della “sua” politica. Mi sembra di capire che poi il segreto è tutto lì: dall’uso che se ne fa. Mi/Vi chiedo: sarà la blogosfera a riconoscere chi usa impropriamente a fini politici uno strumento della partecipazione democratica e a renderlo, mi scuso per il termine mainstream, impopolare?

  2. Bella domanda. Questa è una questione centrale nel senso che la blogosfera può denunciare fino a decretarne il completo fallimento online un uso “disonesto” del blog (in un commento che ho letto stamattina sul blog di cdb nel post sui lucchetti, Emanuela Conti ha accennato ai Flog). Quello che al momento non credo possa fare è arginarne l’eventuale popolarità sui media di massa. Il caso dell’isola di Di Pietro su Second Life è archetipico.

  3. Le parole di Conti che più mi hanno colpito sono state (pressappoco) queste: “(…) i blog come democrazia partecipativa? Non credo che possano influire nei diversi ambiti politici decisionali (…) le regole di governo fondate sulla… non mi viene la parola… ecco: la democrazia rappresentativa che abbiamo oggi vanno bene così come sono”.
    Ebbene: se non per rovesciare la trappola della legge della delega, se non per violare questa regola aurea sulla quale si fonda lo Stato Moderno; se non per dar luogo a forme di democrazia diretta, contaminata dal carattere più “glocal” possibile; ecco: se non per queste ragioni, a che cosa serve la blogosfera? A farci sniffare nelle braghe dalle aziende (cito Dainesi) e ad accettare silenziosamente che alcuni sacerdoti celebrino il rito della trasformazione della “cittadinanza connessa” in un popolo di utili consumatori? Non bastano già i (neo)democratici? Mah… davvero non capisco.

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