Fare attenzione allo studente che verrà

L’università a venire. Ne avevo già parlato qui, ma anche qui e qui. E si lega anche a questo.
Vale la pena approfondire, di nuovo. Non allentare l’attenzione verso la mutazione.
Ho appena chiuso il corso di new media con un lavoro a gruppi (di cui parlerò in un altro post) che ha consentito agli studenti di utilizzare le loro conoscenze mediali e la loro capacità “al collettivo” di utilizzare il web come luogo di ricerca. Le presentazioni sono state montate con vocazione mutimediale abbondando di remix e mash-up, di attenzione equilibrata a forme e contenuti, a partire dalle loro abilità e sensibilità miscelate con le cose apprese.
Quest’anno, più di altri, la nuova generazione che usa e frequenta il web, che dispone di connessione, che utilizza più supporti, che sa trattare i contenuti, ecc. è sembrata emergere.
Occorre osservarla e pensare anche a coloro che stanno arrivando. Mi aspetto già critiche al post del tipo: “l’università non deve seguire i suoi studenti ma farli apprendere!”; “l’istituzione deve essere veicolo di cultura e non seguire mode mediali”, e anche cose più intelligenti ma il cui senso è poi questo.
Credo invece occorra riflettere sui dati. Farsi un’idea.
Questo video (segnalato da post-human) è un buon punto di partenza. In parte risponde anche alla domanda: Perchè chi si occupa di media studies dovrebbe sentirsi chiamato più in causa degli altri?

[Youtube=http://www.youtube.com/watch?v=aEFKfXiCbLw]

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