Tutti liberi in SecondLife

 

Nella conversazione/intervista avuta con Henry Jenkins (una parziale trascrizione in italiano di Bernardo Parrella la trovate qui) si è parlato, tra l’altro delle nuove forme capaci di dare impulso alle culture partecipative. Tra queste SecondLife.

assistiamo all’emergere di Second Life come ambiente virtuale polivalente dove è la comunità stessa a produrre la realtà. L’intero sistema è andato materializzandosi sotto la spinta di fantasie collettive e dell’attivismo dei singoli. Di nuovo, uno spazio in cui coesistono professionisti e dilettanti, dove l’alfabetizzazione nell’uso dei media si integra con le produzioni delle grandi corporation. Tutti soggetti che usano Secondo Life per sperimentare nuovi approcci, per mettere alla prova nuove identità, relazioni e attività imprenditoriali di tipo nuovo. E ormai sono entrambi fenomeni di portata globale, che riguardano persone di ogni Paese del mondo.

La posizione di Jenkins rispecchia in pieno la sensazione avuta nelle conversazioni bostoniane al MIT5: per gli americani SecondLife rappresenta un terreno di sperimentazione comunitaria capace di integrare individui e mercato. E’ la nuova frontiera, un orizzonte di possibilità per vissuti metaterritoriali capace di integrare le istanze del sistema e quelle degli individui.

In Italia, soprattutto in rete, la sensazione che SL sia una “bolla” pronta a sgonfiarsi mi sembra ben presente – ne abbiamo parlato anche nelle nostre conversazioni dal basso – più sulla blogchat che de visu ma se ne è parlato.
Eppure ricerche recenti come quella di comscore mostrano come SL sia un fenomeno ad alto impatto per l’europa in temrini di reidenti (anche se il Nord America mostra una ascesa esponenziale in termini di presenze da gennaio ’07).

Ora: è evidente che in Italia stiamo vivendo una tensione fra l’entusiasmo dei singoli che sperimentano una loro seconda vita e quello di imprese che vedono nella loro presenza su SL almeno la possibilità di accrescimento della loro brand equity. Ci troviamo al centro di un interesse mediale per il fenomeno che riserva un articolo, un servizio o almeno una citazione per ogni nuova “impresa” dentro al mondo. Dai party di Radio DJ all’acquisto di isole da parte di mobilifici; dalle sfilate di intimo dell’avatar della Marini alle possibilità di commercializzazione di vestiario. O, magari, solo come occasione di promozione dell’ultimo singolo.

[Youtube=http://www.youtube.com/watch?v=HqpTt0Rrwx0]

SL rappresenta un territorio per il conflitto, quello tra colonnizzatori e indigeni, tra event marketing e vissuti… solo che chi siano esattemente gli indigeni non mi è molto chiaro.
Le corporations stanno sperimentando molto, in modo spesso intelligente e con capacità di prdurre ambienti e situazioni nel quale portare gli individui a risiedere. Certo: è possibile leggere secondo la visione del controllo di Foucalult ogni tentativo di striare spazi lisci (qui aver letto Deleuze e Guattari aiuta). Eppure si tratta di spazi che per vivere e sperimentare devono coinvolgere i vissuti degli abitanti, alimentarsi con le presenze. Devono supportare e sviluppare le culture partecipative perchè queste costituiscono la “natura” di questa seconda vita.
Vale la pena osservare.

2 pensieri su “Tutti liberi in SecondLife”

  1. Ma questo lo vedo solo ora. La cosa che personalmente trovo più interessante è l’uso dell’avatar come rappresentazione super mainstream di sè. Basti vedere Irene Grandi. Nell’immagine all’inizio poi è stupefacente la ragazza bellissima con il seno rappresentato come quelli rifatti! Ancora i criteri estetici stabiliti da fuori – dagli altri media – sono il biglietto da visita per la socializzazione (e la socialità).

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