Marketing editoriale e Star Wars: forme emotive dell’immaginario

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La rivista Empire, che si occupa di film e fandom, festeggia i 30 anni di Star Wars – ne avevo parlato qui – con 30 variant cover, più una rarissima golden cover in soli 10 esemplari. I personaggi della saga possono essere “collezzionati” in set diversi: Classic Heroes (Luke Skywalker, la principessa Leia, Han Solo, ecc.), Sith (Darth vader, Darth Maul, ecc.), Creatures (Wicket, i Sabbipodi, ecc.), Droids (R2-D2, C-3PO), Jedi (Yoda, Ben Kenobi, ecc.), Troopers (Guardi Imperiali, ecc.), Prequel Heroes (Anakin, Padme Amidala, ecc.), Bounty Hunters (Jabba the Hutt, Boba Fett, ecc.) e la 31 cover gold con Jar Jar (per me insopportabile personaggio…). Tutte da vedere.

E’ così possibile collegare l’immaginario (trans)generazionale – pensiamo alla prima saga di tre epiodi e al prequel più recente – e le declinazioni passionali delle fandom con una strategia di marketing editoriale capace di utilizare le forme emotive dell’immaginario. Non a caso le copertine riportano i personaggi in azone-posa con in baso frasi che onor appresentative del loro modo di essere e presentarsi.

Dice, in un’intervista a Empire, Steve Sansweet, proprietario della più grande raccolta al mondo di merchandise di Star Wars:

You bastrds! Thirty covers? So, £ 3.70 each, that’ll be… how much is that? That’s like, over £ 200!

L’idea è chiara: unire la dimensione del collezionismo alla passione del singolo, alla scelta di quella tra tutte le cover che ti rappresenta meglio nella tua memoria generazionale.
Nell’areoporto di Gatwick, dove ho acquistato la mia copia, una famiglia – padre, madre e due figli maschi di circa 13 anni – era intenta a spulciare le pile dei numeri alla ricerca, ognuno, di un personaggio.

Voi quale cover scegliete?

3 pensieri su “Marketing editoriale e Star Wars: forme emotive dell’immaginario”

  1. quella con la principessa Leila in bikini, ovviamente. Certo quella con l’orribile Jar Jar vale, si dice, un viaggio premio allo Skywalker ranch… non so in effetti è più difficile del previsto.

  2. A proposito di strane forme di fandom e di star wars: da qualche tempo gira sul youtube i video di un attore che ha costruito un one man show su star wars: ovvero fa tutti i personaggi comprese le musiche, comprese i suoni delle spade laser e comprese le scritte in sovrimpressione.
    Lo spettacolo è davvero divertente a patto di conoscere praticamente a memtoria tutti e tre i primi episodi di star wars, e non è il mio caso. Da quanto ho potuto capire, non c’è una vera e propria drammaturgia – ovviamente ci sono dei tagli – ma l’attore ha trasposto il linguaggio cinematografico in quello teatrale e cioò che ne è venuto fuori è una sorta di parodia, ma non solo: è qualcosa di auotonomo che pesca negli stilemi del cabaret, e in quelli della tv del cinema e del teatro, mescolando i vari registri attoriali con una conoscenza enciclopedica della saga di Lucas.
    Molto pittoresco!
    Giacomo

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