Panorami dell’immaginario (metadialogo 2)

 

Prosegue il metadialogo estivo con LG dopo la prima parte qui

LG: Sulla scia della performance e del suo rapporto – assimilazione – con i media credo sia importante fare riferimento al resto della programmazione del festival di Santarcangelo perché, fra quello che ho visto e quello che non ho visto ma di cui ho letto, la chiave del rimando a una scena molto dinamica, ritmata dal dentro/fuori fra immagine e presenza è una costante che si integra con l’uso del linguaggio e con i temi che gli spettacoli affrontano.

Mi riferisco a René Polleschs, e a Morte dello stagista ma anche al criticatissimo Life is but a dream di Patricia Allio, tratto dal lavoro di Kathy Acker, esponente della letteratura punk. Che a me è piaciuto però.
Anche la performance-installazione Panorama Venezia di ZimmerFrei nell’interazione video e nella colonna sonora dal vivo rientra nei percorsi che miscelano arte visiva e performance ma che, per quel che interessa me, contribuiscono all’emergenza dell’immaginario – in questo caso anche “semplicemente” di un luogo – e delle sue estetiche.

GBA: Estetiche ed immaginario fondate sulla relazione tra scena ed immagine. La centralità di questi lavori mi sembra proprio nella capacità di giocare il (ma anche creare un cortocircuito del) rapporto tra dentro e fuori, tra video e scena, tra contesto ed extratestualità. L’uso non banale del lavoro sulle immagini nel contesto teatrale porta lo spettatore a creare connessione tra la visione della scena e quella in video, spingendo la narrazione a marcare le forme dell’immaginario quotidiano – paradigmatica ad esempio la figura dello stagista in relazione alla percezione contemporanea del lavoro.

Panorama Venezia, dal canto suo, mette in relazione l’immaginario territoriale con la varabile temporale. In video paralleli le stesse figure si muovono (o restano immobili mentre tutto scorre) nei luoghi di Venezia e Mestre, sincronizzate da una musica generata dal vivo che accomuna nel presente dell’esecuzione lo scorrere del tempo quotidiano.

È il tempo dei media che sincronizza le nostre vite, la loro quotidianità, che produce la colonna visivosonora delle nostre esistenze, che ci socializza al tempo presente, che crea la possibilità di oscillare tra realtà reale e fiction in modo sempre più diffusi e praticabili. E’ lo sguardo panoramatico contemporaneo, fondato ed allevato medialmente; sguardo ubiquo, capace di giocare la relazioen tra sicrno ed asincrono.

 Anche in una piazza di Santarcangelo che si riempie di Venezia e Mestre; mostrando la vocazione metaterritoriale dei linguaggi mediali.

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