Il primo giorno di scuola

 

Primo giorno di scuola. Delle elementari. La prima elementare. IA. La bambina entra ridendoe sceglie il banco che guarda verso la finestra.
Le maestre salutando i genitori consegnano un foglietto da leggere a casa, quando si ha tempo.
Sono indicazioni terapeutiche per la relazione genitori/figli e suonano così:

Debutto alle elementari: consigli per genitori

Ogni anno, un piccolo esercito di alunni si siede per la prima volta tra i banchi delle scuole elementari. Spesso i piccoli sono accompagnati da timori, speranze, curiosità e ansie suscitate dalla novità che li circonda: nuovi ambienti in cui passare molte ore senza genitori, nuovi amici, nuove attività e impegni e soprattutto il cambiamento per eccellenza…apprendere! E altrettante ansie e apprensioni accompagnano i genitori… In soccorso per loro, però, pochi e semplicissimi consigli che arrivano direttamente da chi i bambini li conosce per passione… e professione. E anche mamme e papà che non hanno mai affrontato questa esperienza saranno perfettamente in grado di rendere l’occasione piacevole per i loro bambini, senza caricarli di ansia fin dal primo giorno di scuola.

La prima regola fondamentale: sviluppare curiosità e interesse verso l’apprendimento, in modo che diventi una carta vincente tra i banchi, ma anche fuori. Lo studio non dovrebbe mai passare come un obbligo al quale adempiere, ma piuttosto dovrebbe essere mostrato ai piccoli come una fonte di apprendimento di cose nuove e, magari, divertenti.

Ineccepibile. Come il loghino sbiadito sul fondo del foglietto dove una cassa toracica stilizzata contiene un cuore gigantesco: payoff “La salute. La cosa più importante”.

Allora capita di incuriosirsi per questa relazione stretta tra scuola e saluta e di cercare e trovare in rete le 10 regole d’ora (la prima era nel foglietto). E le si trova qui. Un sito sull’automedicazione responsabile, denso di consigli, spiegazioni… con una sezione dedicata ai tuoi bambini…  Se cerchi un po’ (ma neanche tanto pechè ti chiedi a chi corrisponda il logo lì in alto) capisci che si tratta di uno “strato” della realtà che ha il suo senso da un’altra parte. Meglio: dalle parti di un’azienda farmaceutica che ha la sua home qui. Lo stesso logo e payoff del fogliettino. Solo che tra logo e pay off c’è anche il nome del brand.

Allora pensi: “Ok, marketing. Il foglietto assume un altro senso”.

Poi pensi di cercare se sul sito del ministero dedicato all’istruzione – o siti collegati - trovi delle “regole d’oro”, se c’è qualcosa che parla ai genitori, e che lo fa così. Niente (Nota ai miei lettori: se lo trovate segnalatemelo).

Allora riconsideri il tutto.

La scuola ha necessità di comunicare il senso dell’apprendimento, di lavorare sulel ansie di bambini e genitori, di trovare canali e forme… Magari basta fotocopiare poche righe create ad altri fini e togliere il brand. Magari si costruiscono tattiche -decoupage per iniettare di senso la realtà. Magari è sbagliato. O magari no.

La bambina di prima elementare ha passato la settimana in una classe con i banchi a ferro di cavallo, cambiando posto ogni giorno (“così vi conoscete tutti”), aternando racconti e disegni (della stessa favola raccontata ogni giorno in modo diverso: gridata, sussurrata, con voci molteplici, con i suoni fatti dai bambini…), andando almeno due volte al giorno nella palestra (aula attrezzata con cuscini, gommapiuma, ecc.) per sfogarsi e giocare (giochi a tema: sempre sulla favola), il sorriso quando entra e quando esce.

Il senso si costruisce anche così.

Dimenticavo, parlo di una scuola pubblica. Non potrebbe, per me, essere altrimenti.

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Un pensiero su “Il primo giorno di scuola”

  1. “Dimenticavo, parlo di una scuola pubblica. Non potrebbe, per me, essere altrimenti.”
    Stra quoto e sottoscrivo il post e in particolare la frase conclusiva.
    La scuola di ogni ordine e grado dall’ asilo all’ università deve essere pubblica, e i finanziamenti statali devono essere indirizzati esclusivamente alle scuole pubbliche. No al finanziamento pubblico a scuole private, giornali e chiunque in un vero libero mercato (che in Italia non c’è) dovrebbe campare con le proprie forze o chiudere.

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