Dalla parte sbagliata del web. Imparare a fare le scuse

 

Un po’ viene da piangere. Di rabbia. Per le occasioni perse.

Puntata dopo punata i media mainstream proseguono gli “approfondimenti” sulla via dei social media dal lato sbagliato della storia. Ne ho parlato con sempre più frequenza qui, qui, e qui. Dipende dal fatto che l’interesse, a tratti morboso, per una forma emergente della comunicazione di cui molti sentono parlare ma non praticano, cresce di giorno in giorno. E anche su questo i media maintream agiscono.

Esce oggi questo approfondimento su Panorama.it dal titolo “La peggio gioventù si mette in mostra online“. 
Il titolo “giornalettistico” già costruisce un frame cognitivo che inquadra la lettura.

Ma vorrei andare oltre. Perchè conosco la natura del percorso che ha costruito questo pezzo. Una parte almeno. Si, perchè uno degli autori mi ha telefonato per una lunga chiacchierata venerdì convincendomi che il tentativo era di riflettere sull'”altro lato della rete”. Benissimo, non ci dobbiamo nasconedere dietro un dito. Forse vale la pena di riflettere anche sulle forme di violenza, di eccesso, ecc. esistenti.

Abbiamo parlato così di anoressia, delle forme di rappresentazione della violenza, del razzismo, ecc. Ho chiarito che non è possibile generalizzare e ricondurre queste forme ad una realtà generazionale. Che esite una modalità di racconto dei media mainstream sollecitati dai fatti di sangue ad esaltare le connessioni tra giovani e forme perverse del web attraverso banalità e qualunquismo.

Qua e là ci sono tracce di questa chiacchierata. Ma sono sotto traccia. Così come le intenzioni che muovevano le ricerche per l’articolo, che credo sincere. Questo allora mi fa dire che le strutture editoriali hanno esigenze che dirigono lo sguardo altrove. Dalla parte sbagliata. Ad esempio con i titoli, con le immagini proposte, con il collage dei pezzi scritti.

Si perchè il risultato, come potrete leggere, esalta lo “strano ma vero” della Rete, gli usi beceri, quelli “malati”. Non che non esistano, ma raccontati così tendono a tipizzare una realtà che ha sfumature ben differenti. Il caso diventa rappresnetativo di un comportamento generazionale, lascia ad intendere di essere quantitativamente rilevante, svuota dal contesto alcuni esempi.

Come quello relativo al video ironico e con funzione di beffa mediatica che Margherita (nick labassista) posta su YouTube con il titolo “Cronaca di una lunga scopata dei miei vicini”, stanca delle loro performance. Come racconta nei commenti all’articolo:

 i miei vicini, due maleducati, amano svegliare l’intero condominio 3 volte a settimana, alle 4 di notte, con le loro urla. e persino di giorno ogni tanto, quando ho a pranzo mia madre che mi viene a trovare dalla sicilia.
scommetto che chi ha scritto questo articolo non ha neanche visto il video. saprebbe che sono solo i rumori (poco) divertenti che sono costretta a sentire dalla mia stanza: per come lo presenta lui sembra quasi che sia un filmato porno.
Ci conto. se è serio (lavora per una rivista seria) mi contatterà per scusarsi.

Ecco, quello che questo articolo con commenti aperti mostra, è la natura conversazionale della rete. Quella per cui i media mainstream se entrano nelle conversazioni non possono sottrarsi.
Al momento un confronto non c’è stato. Tanto meno le scuse. Nel frattempo i tre giornalisti hanno risposto. Me lo hanno detto. Non ho trovato dove ma l’hanno fatto.

Upgrade

Le prime scuse sono mie. Perchè, poichè i tempi editoriali e quelli della rete non coincidono, per un misunderstending l’esito della chiacchierata con me è uscita più tardi con una serie di approfondimenti conenssi all’articolo principale, che è quello che invece tratto sopra. Parte della mia posizione la trovate qui. La scelta, legittima, del giornalista rispetto alla molteplicità di temi trattati è stata quella di concentrarsi sulla nuova forma di relazione tra pubblico e privato.

E’ interessante però osservare come gli approfondimenti rappresentino solo una seconda natura, presente solo in rete. Mentre la linea editoriale cartacea preferisca trattare le forme “estreme”.

Credo che continueremo a parlarne. A lungo.

17 pensieri su “Dalla parte sbagliata del web. Imparare a fare le scuse”

  1. @FG: la storia si è fatta più complessa. In realtà la chiacchierata con me ha prodotto un approfondimento post articolo esaminato che è uscito assieme ad altri solo stasera. La natura generale del fatto non muta. E in più si crea una strana relazione tra “ciò che tutti leggono” – il primo pezzo che proviene dal settimanale – e “ciò che alcuni leggono” i pezzi di contorno solo sul web.

  2. Gia il fatto che i media tradizionali (scusate non amo gli “inglesismi” forzati) trattino il “tema” li pone in posizione comparativa e di contrasto.
    Non pensate che l’elettronico e il virtuale siano un’evoluzione spontanea dei media tradizionali ?
    La scrittura se resa “elettronica” muta in qualcos’altro o resta scrittura ?
    Il fatto che io stia comunicando con voi attraverso la rete e non inviandovi una lettera cambia forse il mio condividere contenuti ?
    Sono in USA per un mese “sabatico” (chiamiamolo cosi) … entro in una biblioteca e cosa trovo ? il mio scenario ideale, gente seduta che legge, studia con libri e portatili.
    Ho ancora in mente quest’immagine, libri aperti e laptop aperti, d’un tratto tutto si amalgama in un unica azione, la lettura, la meditazione, lo studio come se il mezzo col quale si acquisisce nozioni e si comunica fosse totalmente ininfluente ma presente nella sua diversità.

    Non piace la posizione “da reportage” che studia il fenomeno come diverso, sembra il baronato che guarda con diffidenza il nuovo emergere, e cio mi pare non corrispondente al reale.

  3. @gboccia | Ho come la sensazione che Panorama abbia deliberatamente deciso di alzare, con l’articolo iniziale, un polverone per acquisire visibilità in rete.

  4. @Margherita: credo tu abbia epsresso molto bene nei commenti le tue posizioni.

    Essere entrata nelle conversazioni mi è sembrato molto importante.
    Speriamo che leggano anche i vicini😉

  5. vedi la risposta c’è stata, ma rimane che oggettivamente è stato un errore definirmi voyeurista, spero che si usi più cautela in un futuro

  6. anche io trovo interessante la logica dei due contenuti sui due canali.
    Che a una prima lettura vedo come sintonia elettiva (coerenza forse) fra natura del contenuto e medium: “notizia” l’edizione cartacea, “apporfondimento” quella in rete.
    A una seconda, come sintonia elettiva fra natura del contenuto e pratica di fruizione del mezzo: notizia più rapida e fruibile per la versione cartacea, approfondimento che richiede tempo e competenze sul tema per quella on line.
    A una terza, forse, come sintonia fra specifico contenuto e pubblico del mezzo: demonizzazione (enfatizzo, non me ne vogliate) della rete per il pubblico dei media tradizionali e riflessione sulla rete per il pubbloco del web?

  7. @Margherita: in effetti poichè le scuse arrivano come commenti e il “voyeursimo” nel pezzo del settimanale da edicola gli equilibri nn tornano.

    @Valentina: in questo caso ho visto soprattutto una scelta editoriale che ha privilegiato il “pezzo” di costume, cioè di dire quelle cose con un pezzo di costume.
    Che si potesse fare altrimenti (magari con un mix) lo dimostra il fatto che sono stati prodotti approfondimenti.

  8. nel post si sta lamentando un sacco di gente che si sente “sfruttata” e “travisata”
    siamo già in 4.
    basterebbe avvertirli tutti e i giornalisti sarebbero a gambe levate con dietro i ns avvocati

    uno ha detto “i peggio giornalisti si mettono in mostra online”

  9. @Margherita: l’idea di andare oltre le “conversazioni dal basso” e di spostare il piano della discussione (sul legale) è interessante, così come il fatto che emergano e diventino visibili le “lamentale”.
    Teneteci informati degli sviluppi.

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