Poltiglia di massa

Poltiglia di massa. E’ la sintesi della realtà italiana che emerge dal rapporto Censis. Perdita di ogni forma di collettivismo; individualismo cieco; stasi dilagante; sfiducia nella politica.

Si legge di più. C’è più Internet. Ma la televisione rappresenta sempre il punto di riferimento.

Ci salveranno i social media?

9 pensieri su “Poltiglia di massa”

  1. Temo che non ci salveranno i social media. Per quanto basati su di una logica propria, dal basso ecc., non possono essere la panacea. Mi viene da pensare che tocchi agli individui farsi carico di un cambiamento dei comportamenti. Chi è che può decidere di essere meno individualista? Certo, i social media, devono supportare forme diverse della comunicazione e della relazione anche ma basteranno? Aspetto lumi.

  2. poltiglia di massa è la forma post-moderna della socialità diffusa. Una società che si coagula per frammenti di interessi corporativi e lobbystici, sepre precari e momentanei. Chi ci salverà? Una bella domanda. Non l’attuale forma della politica nè l’attesa messianica di un salvatore della patria. Una prima proposta: separare le intelligenze costruttive dalle demenze distruttive. Dare forma organizzativa alla ricostruzione di senso sociale, politico, economico. Fare politica insomma, rifiutanto il degrado delle sue forme novecentesche.

  3. Dietro ai mezzi, dietro alla tecnologia c’è sempre l’uomo con i suoi valori e con le sue intenzioni. Oggi i social media rappresentano certamente un mezzo in più e direi straordinario per diffondere qualcosa di fondamentale che deve partire però da ciascuno di noi ma in particolare dai giovani: il desiderio di recuperare forme di collettivismo, di rappresentanza, di umanità -nel lavoro e nel tempo libero- nella convinzione che solo in questa direzione si potrà stare bene in tanti.
    Ho scritto giovani non perchè gli altri sono sottratti dalle responsabilità, nessuno lo è, ma perchè i giovani (tra i quali ci sono i futuri rappresentanti del nostro Paese) pur nelle difficoltà che attraversano dovrebbero reagire in modo energico, con orgoglio e ottimismo cercando di sviluppare la cultura del lavoro di squadra, di coltivare i sogni, di mettere nelle sfide non i traguardi facili (che spesso anche la tv insegna) ma la fatica e i valori. Se i giovani hanno ricevuto e ricevono fin troppi esempi non positivi chiedo comunque a loro con grande impegno di mettere in scena esempi positivi. Facile a dirsi…. Frasi fatte o discorsi semplicistici…. Ma credo davvero nella forza dei giovani, ne conosco molti entusiasti, che hanno imparato a sbagliare e a mettersi comunque sempre in gioco. Iniziative dal basso, esempi controcorrente, costruzione delle relazioni, spirito di gruppo, fiducia, umanità, una nuova cultura d’impresa, ecc. ecc. ecc. possono salvarci.

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