Noi: racconto dalla generazione X

Immagini ed immaginario al cuore della generazione X: Goldrake, Buona Domenica, il nastro riavvolto con la bic, il Vinavil sulle mani, i 5 sacchi di benzina, le telefonate nella cabina, Colpo Grosso, il monoscopio rumoroso RAI… da guardare.

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=t_OWXPzFhX0&feature=related]

Racconto mainstremizzato ma molto in linea con la memoria generazionale che sta uscendo dalla ricerca su media e generazioni che stiamo svolgendo.

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=cd7t12qwmYM]

17 pensieri su “Noi: racconto dalla generazione X”

  1. Ok, sono della generazione x.
    Ma il Ciao non si accendeva coi pedali, perché i pedali li toglievo subito a tutti i Ciao che ho avuto. Il Ciao si accendeva spingendolo, e a quelli veramente abili (lol) bastava giusto un piccolo passo di danza.

  2. perfetto. appartengo alla generazione. Perfettamente🙂
    mamma quante cose mi hai riportato in mente. Mi son permessa di rilanciare i video da me. Ho trovato anche i testi. Grande

  3. Il testo fondamentale sulla x-generation (e sulla x-1-generation) l’ho indicato nel commento sul blog di Fabio Giglietto…

    ma quale sarà esattamente l’influsso della prima ondata di cartoni animati giapponesi (nonché dei telefilm americani ed inglesi) sulla generazione dei trentacinque/quarantenni di oggi?

    C’entrerà qualcosa il fatto che adesso dovrebbero essere loro (io mi tiro fuori) la classe dirigente di questo paese mentre rimangono sommersi in un limbo – come le ore passate allora davanti alla tivù – che ha tutta l’aria di essere definitivo?

    E non sarà che qui in Italia il web (2.0) rappresenta la continuazione di quei pomeriggi passati davanti ad immagini colorate ed approssimative, collegate da storie esili ma coinvolgenti?

  4. @Federico: il libro di Marco è uno dei fondamentali per capire parte della realtà generazionale italiana.
    Per quanto rigaurda il rapporto tra cartoni/classe dirigente/web 2.0 c’è più di qualche spunto utile…

    Un punto però lo precisa Pellitteri, proprio su generazioni e cartoons in Italia:

    “II gruppo generazionale evolutosi con i cartoon giapponesi ha ricevuto una sorta di imprinting culturale molto diverso da quello con cui era cresciuta la generazione precedente, quella dei “padri”. Queste differenze valoriali e ideologiche fra gli eroi nipponici e quelli occidentali hanno svolto, in fondo, una funzione positiva: oggi i figli di Goldrake, i venti-trentenni, se sono pacifisti, anti-razzisti, romantici, lo devono anche ai contenuti trasmessi dai cartoon del Sol Levante. Gli under 30 vengono accusati di essere imbelli ma nessuno di loro, per il momento, ha mai scatenato guerre, per fortuna. Direi insomma che la Goldrake generation è cresciuta bene nonostante i genitori”.

  5. Sì, l’ho pensato anche io auto-analizzandomi. Infatti il problema non è diventare cinici, guerrafondai o razzisti, il problema è diventare grandi, un giorno o l’altro. Prima della pensione. E prima che gli inevitabili dolori ci facciano rifugiare di nuovo, e per sempre, in quei mondi disponibili e consolanti.

    La misteriosa fiamma di Lady Oscar (o di Bia, o di Jenny la tennista, o di Lamù o di…)

  6. una cosa simile mi è arrivata il 25 gennaio per e-mail in tensto scritto tramite una catenadisantantonio.. Fa riferimento agli anni ’90.
    Mi ha fatto sorridere ed emozionare il ricordo a tutto ciò.. Trovo interessante il riferimento a pratiche e la citazione di Marche basandosi sull’effetto della memoria come esperienza individuale (e collettiva per certi aspetti)

  7. Caro Federico Boccia Artieri, ogni tanto seguo il tuo blog e lo trovo di estremo interesse per le discussioni che intavoli con i tuoi ospiti.
    Volevo segnalarti, visto che ho avuto il piacere e l’onore di essere citato per il libro “Mazinga Nostalgia”, un mio nuovo lavoro che si intitola “Il Drago e la Saetta”. Cerca di fare il punto, nell’ambito degli studi sulla globalizzazione culturale, sui processi di transito, permanenza e rielaborazione dell’immaginario pop giapponese in Europa. Spero possa fornire il destro per ulteriori riflessioni.
    Cari saluti, Marco Pellitteri

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