Spazzatura virale

 

Perchè non è tanto e solo Napoli. Perchè la spazzatura è uno stato mentale. Perchè è un modo di osservare la nostra civiltà. Perchè quello che capita a Napoli rende visibile il nostro modello evolutivo. Perchè:

Di spazzatura si può dire soltanto insorgendo contro qualsiasi etica e estetica voglia servirsi di Napoli come alibi, capro espiatorio, vitalismo umanista o umanitario che sia. (il resto del pezzo di Alberto Abruzzese qui).

Mondospazzatura è un progetto di comunicazione sociale che usa l’arma non convenzionale del virale per diffondere il messaggio miscelando l’immaginario della catastrofe all’abiezione visuale.

8 pensieri su “Spazzatura virale”

  1. Come già ho commentato a Giulia: la spazzatura è sempre esistita. Lo stesso Suskind ce ne parla nel suo romanzo (il profumo) dove ci presenta un mondo marcio, putrido. La spazzatura ci si ripresenta come metafora di una nostra attitudine: pensare che sia altro da noi. La spazzatura è sempre e comunque lì a ricordarci chi siamo.
    E se la spazzatura comunica qualcosa, in Campania, ci parla di una pattumiera molto più grande: quello che vediamo è solo la “scrematura” dell’amaro boccale dal quale bevono in tanti.

  2. Abbiamo realizzato una performance – “Prophecy & poetry” – sulla spazzatura e sulla società dei consumi, al museo del metaverso. Siamo partiti da lontano, per arrivare ai nostri giorni, proiettando l’ultima scena di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, film per certi versi profetico del degrado contemporaneo e dell’implosione del mondo occidentale. Quando vuoi vederla, rimettiamo in piedi l’ambaradan e te la mostro.

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