Senza “ma anche”.

Da vedere.

[YouTube=http://www.youtube.com/watch?v=Dw3DB_HF_OU]

E’ la sintesi di Alfredo del dibattito su mogulus in relazione al video di Porta a Porta di cui abbiamo parlato qui.

In realtà quello che è stato messo a tema è:

-la relazione tra informazione e giornalismo all’epoca dei blog (con la deriva giornalisti vs blogger);
-la relazione tra tattiche (via blogger) e strategie (via media generalisti);
-la relazione tra audience della rete e quelle dei media mainstream.

La conclusione, per me, non può che essere questa: pensare alla blogosfera nei termini dell’agenda dei media, cioè della capacità di “imporre” temi, di “irritare” l’agenda. E non nei termini di una contrapposizione tra media mainstream e media non mainstream. Solo con l’acquisizione della consapevolezza di poter contare nella costruzione dell’agenda dei media e con un conseguente passaggio all’azione, potremo trovare le forme emergenti dell’informazione al tempo della Rete.

Questo su un versante. Poi c’è l’altro.
Non sono daccordo con tutti quelli che hanno visto nel dibattito emerso una difesa della blogosfera, che sarebbe poi una ammissione di colpa: quella di di fondare l’esistenza sulla propia visibilità, quella  di dare valore eccessivo al proprio blog.

Non sono daccordo con un atteggiamento diffuso soprattutto nei guru della blogosfera: quello di non parlare più di Vespa, di non aspettarsi altro dai media generalisti. E quindi di considerare i due mondi lontani, se va bene, incomuncabili, se va male, irrilevanti l’uno per l’altro, se va peggio.

Il terreno dei media è oggi uno dei luoghi importanti in cui si gioca una battaglia relativa alla semantica della società; è lì dove le nuove forme espressive, anche quelle della visibilità dentro la rete, prendono corpo e giocano una messa in discussione dei confini tra pubblico e privato. Parliamo anche dei rischi peri giovani, ma impariamo che il modo di osservare usato nella modernità non funziona più: non è in grado di mettere a fuoco. Distorce. Come una lente – quella usata dai media generalisti – che non si adatta più ai nostri occhi.

Le energie “sprecate” attorno a questo caso, parlando di Vespa, tempo che – come dice qualcuno -“potrebbe essere meglio impiegato per esempio giocando a Wii”, mostrano che la questione non è irrilevante, che il territorio è un luogo di conflitto. Che non ci può sottrarre.

Gli indigeni digitali non provano indifferenza verso i colonnizzatori dei media generalisti perchè non sempre accettano le perline; perchè non è importante parlare di loro pur che se ne parli; perchè nel territorio mediale si sono introdotti logiche e linguaggi nuovi. E la discontinuità è possibile solo come frattura. Senza ricomposizione. Senza “ma anche”. 

14 pensieri su “Senza “ma anche”.”

  1. mostratemi una frattura e vi mostrerò una superficie piatta agli occhi di un miope.
    ma anche
    mostratemi una superficie liscia e vi mostrerò una frattura agli occhi di un falco.
    La logica conflittuale sottesa non mi convince. Così come non mi convincono gli approcci “siamo un mondo a parte”, “ignoriamoli”, “noi siamo meglio” ecc. L’ipotesi di fondo è che la blogosfera (la rete?) sia un sistema a parte rispetto al sistema dei media. Bene, ipotesi interessante, qualcuno me la dimostra? Mi convince?
    Qualcuno mi convince che una blogosfera che insegue una visibilità tardo-broadcasting litigando sulle classifiche di blogbabel, che si fa imporre i temi da rai1, che è sincrona con l’agenda dei media (e che ambisce prima o poi ad imporla) è davvero un sistema altro rispetto a quello dei media?

    Se non ci fosse l’alterità il territorio di conflitto sarebbe un po’ più sfumato, meno netto, meno facile. Perchè un territorio conflittuale come quello che racconti a me sembra, quello si, moderno. Anzi.. ti dirò che mi sembra di averlo anche già sentito descrivere, mi sembra ne parlassero in TV. Forse le parti erano invertite, ma il meccanismo (la lente) era quello.😉

    In altre parole, per passare all’azione propositiva (e sarebbe ora) occorre capire chi/cosa si è, senza paura di farsi schifo.

  2. @Luca: il punto è quello. L’ho scritto anche prima: il territorio è unico. Un unico sistema dei media.
    La blogosfera non è a parte. E’ strutturalmente parte del sistema dei media.
    Per questo motivo il territorio non è – per me – parte di una negoziazione ma l'”emergenza” di quello che verrà.

    Il resto è nostalgia delle audience… il vero problema è accettare e avere consapevolezza che non possiamo giocare la stessa semantica.
    La realtà della blogosfera è fatta anche dalla parte disabitata della rete, quella che non è sotto i riflettori, che ha la “coda lunga”, che sta nella coda della coda di blogbabel ma che di blog in blog “conta”.

  3. @Thomas Galli: Monica è stata una delle forme “irritative” – il senso è positivo – che ha dato vita inevitabile al post.
    Perchè anche la discussione di posizioni nella blogosfera è vitale. Perchè non sono convinto che la “moderazione” serva sempre. Almeno finchè non si è acquisita consapevolezza.

    Anche le posizioni estreme su blog e giornalismo sono utili per tematizzare quanto sta avvenendo.

  4. @GBA ok, bene. Riprendo una cosa che dici rispondendo a Thomas: “Perchè non sono convinto che la “moderazione” serva sempre. Almeno finchè non si è acquisita consapevolezza.”

    Facciamo che mi faccio un pisolo mentre la blogosfera sfoga gli ormoni, supra l’adolescenza e prende consapevolezza?

    O meglio, non sarebbe il caso di averla già raggiunta? Serve un bignamino “lo zen e l’arte del blgo”?

  5. Preciso che ad ogni modo continuo a sostenere che chi parla di blog nei salotti televisivi non ne capisca nulla della blogosfera e delle dinamiche che si creano all’interno di essa.

    Però concordo con Monica quando dice che “la signora Graziottin si è esplicitamente riferita ad una certa parte del “popolo della rete”, alla fascia d’età adolescenziale (lo ripete più volte) ed a fenomeni che oggettivamente esistono. Non mi è sembrato di aver sentito affermare che Internet è il male, che avere un blog è di per sé un segno di instabilità psicologica”.

    Poi sulla questione di prendere posizioni, quando ha senso, concordo pienamente.

    Facendo attenzione che la coda lunga non diventi coda di paglia😉

  6. @Thomas Galli: su Monica: se si riascolta bene il passaggio da giovani a “chiunque” è esplicito. L’atteggiamento è generalizzato, e generalista😉

    Non leggete da “competenti” solo l’atteggiamento della blogosfera: considerate che una trasmissione di informaizone come Porta a Porta tratta in modo ambiguo e generalizzato l’abitare la rete.
    Io ci vedo quello. Puro myspace per adulti.

    @Luca: per me il discorso di fondo è che: i 4/5 della blogosfera è costituita da soggettività che non si autorappresentano su blogbabel e vivono come “normalità” la dimensione dell’esposizione.
    Non trovo che ci sia solo un problema della società (quello degli estremi, al limite della devianza) ma che si tratti di una mutazione del sociale.
    Hai ragione sulla semantica del “conflitto”. Linguaggio “vecchio”, del moderno. Ma trattandosi di un territorio “unico”, quello mediale, va trovato un linguaggio adeguato. Che non è però quello dell’autoanalisi stile “i blogger si guardano la coda lunga” o della ricomposizione “ma anche”.

  7. Per come la vedo io, rispolverando metafore di gioventù, la logica è grosso modo quella dell’inoculazione virale. Pezzi di DNA che vengono sostituiti in modo che le cellule, nel loro replicarsi, siano portatrici della mutazione. Non è questione di scontro. Il terreno è comune ma una volta che il codice genetico è cambiato non ci sono eserciti da schierare. Sono d’accordo che non si tratti di autoanalisi se la intendiamo come “anche noi abbiamo le nostre colpe”: chissenefrega. Il punto è capire che a) la blogosfera è portatrice di logiche di funzionamento altre; b) queste sono già dentro al sistema dei media.

    a questo punto la blogosfera può far un po’ di baccano, come suggerisci, oppure iniziare a tentare di fare quello che in potenza è già in grado di fare: imporre temi, settare agende, riprodurre comunicazione. La logica delle fan culture in uno scenario convergente non vale solo per i prodotti mediali: aka farsi media.

  8. Bene, arrivo tardi ma meglio che non arrivare mai. Premetto che condivido in pieno LR e di conseguenza la “convergenza” di GB.
    In un commento ad un post precedente suggerivo di voltare pagina su Vespa definendolo l’avatar di una società che dovrebbe non esistere più in qualche modo sul piano della comunicazione (a parte eccezioni). Credo che sia una strada possibile giocare i propri temi (quelli del web 2.) e non necessariamente quelli proposti dai media. In questo non sono troppo d’accordo con Giovanni. Ad esempio il mondo dell’arte contemporanea se ne frega dei grandi media. Lavora su canali più sofisticati e funzionano (Il mio, ovvio, è un punto di vista di chi non studia la società e la comunicazione ma in un certo qual modo ci progetta dentro i sistemi di trasmissione-emissione-immersione ecc…).

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