Il tempo dei corpi e quello della comunicazione in SecondLife

Ieri sera nella “galleria da opera mondo” di Roberta Greenfield in molti ci siamo trovati a Postutopia per un’azione performativa – ne parla Liu – ideata da Asian Lednev con la sua opera monumentale Skin Tower. Una torre che arriva fino alle nuvole nella quale farsi teletrasportare per lasciarsi cadere dalla cima al fondo, in un tempo rallentato che rielabora il vissuto temporale dell’avatar dentro SL.

 

L’iperattenzione per la dimensione testuale che ci coinvolge dentro SL – maniacale lettura di IM molteplici che sovrappongono i piani della conversazione – viene a sovrapporsi con l’esperienza della caduta che dilata il tempo attonro ad uno spazio cavo che fa scivolare la comunicazione sull’attenzione per il proprio corpo e il corpo degli altri.

Lo spettacolo dei corpi in caduta, rallentati, violati nel loro senso della posizione, agganciano il vissuto ad un viaggio collettivo interminabile (dal punto di vista dell’avatar che in Sl gioca fra immobilità e volo). Chi è dietro lo schermo osserva il sè avatar e gli altri nello spazio dilatato, rincorrendo le conversazioni che più di altre volte rimandano alla posizione dell’avatar che cade: “Dove sono?”, “Quanto manca al fondo?” “… e tu dove sei?”. Tutti presenti, come sempre nella comunicazione, ma con la necessità di riagganciare ai propri tempi il vissuto, assieme agli altri.

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