L’esperienza della politica e le conversazioni dal basso

La lucida analisi di Giuseppe e i commenti al post precedente mi offrono spunti per chiarire alcuni passaggi per la chiacchierata di domani.

Politica e sfera pubblica
E’ evidente che se pensiamo alla Rete e alle forme conversazionali e dell’abitare praticate ci troviamo di fronte ad un doppio mutamento.
Uno “quantitativo” che è caratterizzato dalle nuove possibilità e capacità di partecipazione alla sfera pubblica grazie ad una convergenza fra architettura distribuita della rete ed abbattimento crescente dei costi. Il vero effetto è però al momento quello di una crescita progressiva e diffusiva di un ruolo mutato rispetto alla natura di lettore/spettatore che ci ha caratterizzato all’interno dei linguaggi del ‘900.
L’altro, appunto, “qualitativo”: l’esperienza di essere potenzialmente soggetto della conversazione invece che oggetto di questa. Non solo quindi un cittadino, consumatore, elettore di cui si parla ma un individuo che prende la parola. Una presa di parola che sarà sempre più percepita non come evento straordinario ma come parte della quotidianità.

a. Cambia la percezione che come individui abbiamo della nostra posizione nella comunicazione della società. Questa un frame capace di contenere l’emergere di una cultura partecipativa a base mediale.

b. Cambiano sia i modi dell’ascolto che i modi di osservare ed elaborare gli eventi dell’esistenza: non dobbiamo più considerarli fatti strettamente privati ma possiamo farli diventare oggetto di comunicazione pubblica.

Problemi di rappresentazione
A questo punto si tratta di capire in quali modi la sfera pubblica contemporanea viene rappresentata.
È evidente che i media svolgono nella società la funzione rilevante di rappresentazione della sfera pubblica, attraverso modi di selettività dell’informazione e costruzione di un’agenda che “impone” i temi della società. Per farlo “costruiscono” una realtà comunicativa che è trasparente rispetto agli eventi in corso (si crea cioè un dato sapere tematico attraverso “oggetti” concretizzati di volta in volta: i rifiuti a Napoli) e allo stesso tempo non trasparente su chi reagisce ad essi e come: non sappiamo come chi legge la notizia reagisce, cosa ne pensa. La potenza diffusiva è proprio questa – dall’invenzione della stampa in poi: anonimato e astrattezza rispetto al ricevente, con buona pace delle lettere al direttore.

La realtà delle “conversazioni dal basso”, la realtà grassroots, è post-rappresentazionista, può riagganciare cioè vissuto a rappresentazione. Prendete un post che “mette a tema” un oggetto a partire dal proprio spazio vicino, dai propri pensieri, dagli accadimenti che stanno dove sati tu. E prendete i commenti a questo, quelli diretti e quelli sotto forma di altri post. La trasparenza sui due lati come presupposto delle conversazioni.

E allora?
Ora: come queste due realtà, dei media di massa e delle conversazioni, entrano in relazione è il vero nodo del problema.
Come verrà costruita l’“agenda” nel futuro, quando le opinioni saranno discusse con rilevanza anche in Rete – cioè quando, in Italia, si uscirà dalla provincializzazione della blogosfera?
Se prendiamo i primi dati della nostra ricerca LaRica  sui socil media in Italia, oggi abbiamo quasi 3 milioni di blog e circa 10 milioni di lettori. Il 75% di chi scrive è un/una giovane tra i 18 e i 29 anni: è la generazione Y che sta arrivando! E questa è una realtà che va monitorata.

Quale occasione rappresenterà la Rete per mettere in connessione i vissuti degli individui con quelli della politica?
Anche qui credo che le sperimentazioni di blog di politici o forum imposti dall’alto come quelli del Partito Democratico – effetto desertificazione – siano solo segnali deboli di qualcosa che accadrà.

Il vero punto sta nel capire che la sfera pubblica in Rete non è fatta dagli strumenti ma dalle pratiche di produzione sociale che si rendono disponibili, sulla produzione culturale che si riesce a generare. Sono i progetti di questo tipo che vanno promossi, osservati e monitorati. Perché il punto non è “la Rete” ma la capacità di generare trasformazioni culturali. La Rete mi sembra rappresentare un luogo di osservazione privilegiato per le pratiche e i linguaggi della mutazione. Si tratta ora di tentare di costruire progetti che supportino e diffondano un mutamento culturale.

 

9 pensieri su “L’esperienza della politica e le conversazioni dal basso”

  1. Tanti spunti, praticamente un riassunto-spoiler della giornata di domani, in cui ci sarà tanta carne al fuoco (a proposito di buffet).

    Penso sia essenziale discutere su “quando, in Italia, si uscirà dalla provincializzazione della blogosfera?”.

    Blogosfera che nella terra della pizza è ancora vista come una riserva naturale.

    Ma ne parleremo domani😉

  2. @Thomas: credo che alcuni dei temi che ho segnalato siano veramente centrali e non solo per la giornata di domani🙂

    @Valentina: in effetti è stata un’occasione per organizzare alcune cose che avevo sparse in testa, on tanto per chiarirle ma per metterle “in conversazione”.

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