Plastilina e abiezione

Tra le cose fatte nelle ultime settimane ho visto la mostra di Nathalie Djurberg “Turn into me” alla Fondazione Prada. C’è chi ne ha già parlato con maggiore competenza. A me qui interessa mettere a fuoco alcune cose che i lavori in stop motion con protagonisti in plastilina dell’artista svedese richiamano mediologicamente e la relazione con l’ambiente espositivo.

Il visitatore/spettatore visiona da schermi inseriti in un contesto metaforico/archetipico che richiama il corpo femminile nella sua potenzialità creatrice. Il richiamo esplcito sia del contesto che dei video alla sessualità femminile deturpata, frantumata, mangiata dai vermi… viene giocata attraverso l’uso di personaggi/pupazzi in palstilina e stoffa, che si muovono grazie alle continue riconfigurazioni del regista come in quei cartoni animati per l’infanzia o, per noi figli di Carosello, come nelle pubblicità di Armando Testa con i rortagonisti del pianeta Papalla.

Come se Pingu vivesse innocenti depravazioni. Lo spettatore, calato nel dispositivo favolistico, straniato dalla familiarità fanciullesca per forme e colori (sempre accesissimi) del girato, spinto nel baratro di una violenza perpetrata ai corpi plastilinici, entra in un meccanismo di attrazione/repulsione violento.

Una poetica potente resa attraverso un’estetica da pongo-abiezione.

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5 pensieri su “Plastilina e abiezione”

  1. Come ho commentato anche da Laura, il recupero di una materialità – fisicità – del corpo e della sessualità intesa come corpo e non come immagine (seppur tradotte in immagini per noi) sono il contenuto di questo lavoro. Giustamente citi Pingu: usa lo stesso linguaggio dell’infanzia. Il mondo in plastilina è il mondo del racconto d”infanzia. Come un cavallo di troia la Djurberg ci seduce riportandoci emotivamente a quel mondo ma con l’addiction delle ossessioni e delle perversioni.
    Così facendo gioca anche con noi, doppi voyeur: che guardiamo delle opere e che ritroviamo un linguaggio noto, sedimentato chimicamente nella nostra memoria.
    La femminilità della quale parli non è quella della pornografia (parola che non tiro fuori a caso), non è esibita nell’uso della nudità ma in vista di un aldilà del nudo dove si usa e si abusa il corpo non più guardato ma preso manipolato scosso. In sostanza lei parla della verità del sesso: scossa, appunto (nel senso di schizzo), manipolato ecc. E farlo con il metodo della stop motions le permette di entrare proprio nel tema della raffigurazione lavorando nella dimensione del tempo. Ogni immagine si ferma per mostrasi: il tempo di lettura e la costituzione del’immagine come raffigurazione trovano qui la massima espressione.

  2. Pongo-abiezione la sdoganiamo! :-) Chissà che ne direbbe la Kristeva che giustamente richiami. Ecco la lettura mediologica che serviva.
    Giusto anche il riferimento al tempo della stop motion di Fabio. Molto interessante e utile. Ci si prepara per i corsi del prossimo anno.

  3. ecco citare Pingu ha delle responsabilità sociali! Alias, è tutto il giorno che la sua diabolica canzoncina vaga per la mia testa :-D !

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