Giornalista esploratore e indigeno lettore

Un interessante scambio di opinioni tra un autore e un lettore che è reso possibile dalla mutazione dell’era degli UGC.

 Scambio che comincia dal post di una lettrice a proposito del libro di Gianluca Nicoletti sul vissuto di un avatar in SecondLife. L’avatar in questione è presumibilmente l’aka di Nicoletti, Bitser Scarfiotti, le cui avventure a lungo sono state radioraccontate nel programma Melog

Scrive Bitser/Gianluca:

cara picchiatasti Alice (ma non si chiama Monica?)
non contesto il tuo disgusto per il mio libro, ma vorrei solo aggiungere che non sempre un punto di vista può essere onnicomprensivo e soddisfare le aspettative di chi legge. La mia cronaca è giustamente parziale e abbraccia un particolare aspetto che a me interessava: quello della protesi emozionale. E’ un tema su cui penso e osservo da tempo e quello ho osservato nei sei mesi che ho passato in SL. (Conosci bene quel mondo per dire che è molto diverso da quello che racconto?) Ti assicuro che la cronaca è se vuoi parziale , ma fedele nel racconto delle sue osservazioni. Non volevo fare un trattato massmediologico ma uno spaccato di contemporanee patologie emotive. Uno sporco lavoro se vuoi, ma qualcuno dovrà pur farlo?

 Risponde Monica (o Alice):

Conosco SL abbastanza da non mettere affatto in dubbio che accada quello che hai raccontato tu. Contesto l’idea che si tratti *solo* di quello, la contesto per esperienza diretta (sono in SL da 9 o 10 mesi), e la contesto perché l’idea di «abbracciare un particolare aspetto» (che di emozionale a mio avviso aveva poco o niente, dato che si trattava di «forme becere dell’immaginario» – definizione non mia, ma di qualcuno che studia, davvero, certi fenomeni), dicevo, la scelta del tema è caduta guardacaso sull’unico aspetto che non solo annoia i residenti ben prima di sei mesi, che o mollano o si mettono a far altro, ma, soprattutto, si allinea benissimo all’idea «giornalistica» di SL, ai soli «scoop» che si leggono sui giornali, ovvero pornografia, truffe e via dicendo.

Robe da altro mondo. Di un mondo in cui le competenze anche del serio giornalista/esploratore vengono discusse (messe in discussione?) dal lettore/indigeno, capace di riportare il suo punto di vista che è frutto di un vissuto e non di un’idea fatta in modo astratto – magari sull’ennesimo testo.

Due vite da avatar contrapposte… oltre il paradigma scrittura/lettura.

 

5 pensieri su “Giornalista esploratore e indigeno lettore”

  1. La potenza insita nelle culture partecipative non ha forse il suo “ingrediente vincente” proprio in questo, il consumatore che si riappropria del potere di “negoziazione” sul contenuto, frantumando la stratificazione esistente ?
    Non è forse questo che si auspica come possibile fuga dalle politiche corporative del profitto e del controllo ? (in questo caso più alterazione/riduzione del significato che controllo)

  2. Io direi: e meno male che ci siano voci alternative.
    Sono un po’ annoiato da chi pontifica senza un contradditorio (costruttivo, non fine a se stesso), fermo restando che ho stima del signor Melog🙂
    …Che forse se la poteva giocare meglio.

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