The falling man

Ho visto le cartine, i disegni, le foto prese da giornali e riviste e da Internet, e quelle che avevo scattato io con la macchina del nonno.

C’era tutto il mondo lì dentro. Finalmente ho trovato il corpo che cadeva.
Era papà?
Forse.
Chiunque fosse, era qualcuno.
Ho strappato le pagine dal libro.
Le ho rimesse in ordine al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima. Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi in cielo.

E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre, e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire.

[…]

E saremmo stati salvi.

Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino

3 pensieri su “The falling man”

  1. @lgemini: sì, almeno per me, la letteratura è uno “spazio” di elaborazione capace di mettere in relazione individuale e collettivo e di cominciare un percorso di decostruzione e ricostruzione dell’immaginario condiviso.

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