L’università che verrà :(

Una sintesi del triplice problema che si pone con la legge 133/08 a.d. Gelmini: tagli alle risorse, blocco del turn over e possibilità per gli atenei di “mutarsi” in fondazioni; più qualche altra informazione di supporto di cui poco si parla ma che riguarda il lavoro delle Università ed il suo futuro.

Direttamente dagli stati generali dell’università di Milano riuniti in assemblea.

Ogni commento è superfluo, la discussione no.

4 pensieri su “L’università che verrà :(”

  1. Incredibile. Rimango senza parole e mi chiedo se si possa fare qualcosa per bloccare questa legge, visto che è già stata adottata.

    Dove finiremo se si continuerà a tagliare sulla ricerca, sui servizi e sui diritti di ciascun cittadino (scuola, acqua, istruzione, libertà di stampa e di opinione, li ho messi tutti assieme apposta)?

  2. Indosso i panni del provocatore e pongo questa domanda: ma a quei ricercatori, borsisti, docenti a contratto, sottopagati e che seguono tesisti, che si spaccano la schiena nell’organizzazione di master, che hanno curriculum spesso migliori di professori ordinari, che tentano di strutturarsi con concorsi spesso già cuciti addosso a qualcun altro, sinceramente, ma che danni può portare questa legge? Cosa gliene può fregare di Università trasformate, che siano fondazioni o circoli bocciofili ? Può andare per loro peggio di così?

  3. @Cirdan: ci tengo a chiarire delle cose che magari non emergono quando si parla della cosa.
    1. Il precedente governo (ministro Mussi) ha attuato una riforma L. 270 che modifica il modo di “strutturare” i corsi di laurea e che porterà nei prossimi 2 anni ad abbattere corsi con pochi studenti, corsi improvvisati, ecc.

    Ha poi proposto sia una nuova modalità concorsuale che una nuova modalità di valutazione delle Università. UN punto di partenza che secondo me doveva essere ben discusso, ma un punto di partenza. Caduto il governo si ricomincia.
    Resta il fatto che la maggioranza dei docenti vuole la valutazione.
    2. l’attuale turn over al 20% blocca proprio la possibile assunzione di quel precariato di cui tu parli. Anche qui: il precedente governo aveva posto blocchi ed aperture SOLO per posti da ricercatori, proprio per cominciare a risolvere questo problema.

    3. Il taglio di fondi ordinari e per la ricerca incide proprio su dottorandi, borsisti, ecc. impedendo di sviluppare un piano sia formativo che di avvicendamento.

    Il resto è sfruttamento che può essere combattuto dall’interno così come dall’esterno.

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