Conversazioni sull’onda

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Produrre una conversazione sull’Università qui (nella Rete, nei blog, su FriendFeed… massì anche su Facebook), ma anche nei luoghi istituzionali , così come nei media non è la stessa cosa.

Sono conversazioni diverse.

Giavazzi su un quotidiano di peso, senza diritto di replica. La sua è una saga sul lato oscuro della forza che puntata dopo puntata porta avanti una tesi che miscela buon senso ad insensatezza (ad esempio che va bene togliere i professori associati dai concorsi perché sono influenzabili dai baroni… lasciando in mano ai solo baroni il giudizio –  qualcosa mi sfugge nel ragionamento🙂 L’opinione pubblica si costruisce ancora massicciamente attraverso i media generalisti (TV e giornali, in primis), cosa che il governo ha capito bene costruendo una campagna sull’Università gestita con ottime strategie di pianificazione – un giorno magari ve ne parlo, ma è la stessa usata dal governo Blair grazie alla genialità di coordinamento di due consulenti come Peter Mandelson e Alistair Campbell.

I Rettori con la Gelmini, senza diritto di conoscenza diffusa. Le proposte sono intrasparenti, poco conosicute e certamente non arrivano a generare un dibattito pubblico – qui pesa una buona dose di autoreferenza del sistema universitario e la scarsa capacità di raccordarsi all’esterno, come se fosse solo una questione interna (sic!).

Oppure qui, ad esempio, con le narrazioni dei singoli che mostrano che dietro l’Università ci sono corpi vivi, che non tutto è equivalente e non tutti sono equivalenti.

Qui, con la possibilità di replica e di confronto, di portare “fuori” da sé le esperienze e codividerle.
Provare a produrre conoscenza su un’Università che non è trasparente neppure a chi la abita.

Molti studenti protestano utilizzando le argomentazioni prodotte dai media di massa per la mediazione dei partiti e delle sigle sindacali (quelle che restano :): partiamo invece da una competenza che deriva dall’esperienza, diffondendo con chiarezza i meccanismi di funzionamento del sistema università… il resto è demagogia.
Le conversazioni servono anche a questo.

4 pensieri su “Conversazioni sull’onda”

  1. @Federico: non dico che sono a conoscenza di un piano segreto per ecc. ecc. ma che la strategia utilizzata assomiglia molto a quella prevista dai consulenti personali di Blair alla comunicazione di governo… trovo qualche attimo e provo a postare nei prossimi giorni (se interessa eh).

  2. Se ce una cosa nuova nelleo nelle proteste dell’onda è la società (una parte della società civile) che viene fuori, grida la sua identità; dice: noi siamo questo, non stiamo nelle etichette che ci mettono addosso.
    Di questa sfera pubblica in sedicesimo, eppure così importante, il potere della società democratica del consenso ha paura. Di questa paura bisognerebbe parlare…

  3. @faustocolombo: le vite che (si) riflettono potranno rendere visibile la sfera pubblica in sedicesimo? Come? Come possono essere visualizzate? Questo mondo di qua può sviluppare forme di visibilità? E con qauli relazioni con i media mainstream ai quali solitamente è deputata la costruzion dell’opinione pubblica?

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