Ecco, Facebook oggi esplicita questo.

L’industria culturale novecentesca è stata costruita attorno a media professionali e commerciali che hanno messo all’angolo tutte le produzioni “dal basso”, amatoriali ed interpersonali confinandole in un ambito domestico o di nicchia. È così che una cultura – e un immaginario – professionale e commerciale ha reso periferiche per i vissuti forme culturali che sono sempre state centrali, come i diari, le corrispondenze, le conversazioni quotidiane, ecc. a discapito della costruzione di un’arena pubblica condivisa di natura translocale e spettacolare.

Le forme di produzione individuali di coloro che vengono pensati e vissuti come pubblici/consumatori hanno trovato nella loro marginalità linguaggi sotterranei di sopravvivenza che si sono esplicitati nella capacità di rimodellare i prodotti massmediali mainstream o di dare vita ad artefatti culturali originali. Dalle autoproduzioni musicali e letterarie alle fanzine attraverso tutte le diverse forme di fandom, le soggettività espunte e reinterpretate dai linguaggi di massa hanno saputo dare vita a narrazioni in grado di fornire senso ai propri bisogni e desideri comunicativi, estetici e dell’immaginario.

L’avvento contemporaneo di una cultura pubblica connessa mostra come le forme di produzione culturale individuale ed interpersonale abbiano la possibilità di uscire dalla marginalizzazione spinta, per diventare un linguaggio nuovamente pubblico capace di miscelarsi, stimolare, convergere o divergere con i linguaggi pubblici di massa.

Ecco, Facebook oggi esplicita questo.

7 pensieri su “Ecco, Facebook oggi esplicita questo.”

  1. Alcuni pensano che Facebook e i social network siano l’espressione di una cultura underground a cui la vittoria di Obama abbia dato voce e riconoscimento istituzionale. Come se il mondo di blogger, hacker e nuovi creativi fossero paragonalbili alla soggettività sfaccettata di emarginati, outsider e poeti maledetti…Il paragone è azzardabile?

    Vincenzo Susca su Politica On Line
    http://www.politicaonline.it/?p=564#more-564

  2. E magari c’è anche il meccanismo che rende visibile la massa -o quello che ne resta – a se stessa. Visto che prima ci pensava la metropoli. O no?

  3. @luca: una prima cosa: oggi si usa molto mettere in connessione le categorie del cognitariato con quelle degli outsider della società borghese. Non sempre la cosa regge.
    Poi: non so se oggi possiamo pensare a questi territori come luoghi unicamente delle marginalità o delle culture dell’emergenza.
    Se da una parte è evidente che diventano visibili pratiche individuali e collettive anche non mainstreamizzate (e che poi lo possono diventare proprio a partire dall’epidemiologica visibilità – vedi gli effetti viral), dall’altra oggi ci troviamo di fronte – penso al caso italiano di FB – ad un territorio in cui i pubblici/massa – quelli cresciuti nei linguaggi televisivi, anche neo – trovano un loro abitare. Questo significherà una nuova fase di negoziazione fra linguaggi, le grammatiche dei SN e quelle connesse ai bisogni di audiovisivo.

  4. @laura: è per me evidente che nel momento in cui il dispositivo di visibilizzazione della massa e delle sue dinamiche a sé stessa è stato assolto dalla metropoli, prima, e dalla televisione, poi, nel momento in cui le dinamiche di relazione fra individuo/massa vengono risemantizzate socialmente, allora la Rete – e i SN in particolare – diventano un nuovo potente dispositivo.
    Ma dovranno risolvere il problema della continuità/discontinuità di linguaggio.

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