L’eresia e la sfera pubblica nel futuro del giornalismo

I giornali chiudono. Le redazioni si trasformano. Il giornalismo è in crisi. Quello mainstream.

Il giornalismo dal basso è in ascesa. Nuove forme emergono.

Tutto verosimile. E per questo motivo occorre stare molto attenti. Se no si rischia una banalizzazione. Di scambiare pepite per oro. Di contrapporre la Rete alle Redazioni. Di approcciare in modo elitario un establishment dell’informazione e “quelli” della Rete che stanno su percorsi paralleli incomunicabili.

Serve allora un approccio eretico. Queste le sollecitazioni di Vittorio (Zambardino) e Massimo (Russo) che lanciano il  progetto collettivo eretici digitali perché

per cambiare le cose è necessario rileggere i rapporti tra rete e media con un approccio “eretico”, che tradisca alcuni dogmi. Una duplice eresia – dei chierici del giornalismo e dei cittadini della rete – che crei il nuovo racconto dei media.

Uno strano caso di eresia collettiva e conversazionale. Sono molti gli aspetti che si possono toccare a partire dalle 10 tesi proposte.

Io provo a parlarne nei miei termini.

I mass media (quotidiani in testa) hanno sviluppato nel moderno una modalità rappresentativa della sfera pubblica. La realtà dei social media (piattaforme di social networking, blog, ecc.) e le pratiche correlate danno vita ad una realtà post-rappresentazionista : si produce la possibilità per la sfera pubblica di non essere più solo una forma astratta ma di diventare per i vissuti individuali un luogo, un territorio dell’abitare.

Mi spiego. Blog e social network cambiano i modi della conversazione e dell’ascolto ed i modi di osservare ed elaborare gli eventi dell’esistenza. Eventi che non sono più fatti strettamente privati ma possono diventare oggetto di comunicazione pubblica. Alla trasparenza dei temi e del sapere esercitati dal modello classico di sfera pubblica (penso ad Habermas) si connette oggi una trasparenza degli effetti sui vissuti, a partire dai vissuti stessi e dalla possibilità di metterli in connessione.

Non si tratta più di avere temi in astratto ma di connettere tale astrazione in modo concreto agli individui.

Mi sembra che in via provvisoria ed esplorativa si possano delineare tre ambiti da approfondire.

1. Cambiano i criteri selettivi circa opinioni e punti di vista.

Con il web sociale abbiamo assistito ad una ridefinizione dei modi dell’informazione: gli individui connessi generano nuovi modi di gestire la rilevanza della conoscenza, ad esempio attraverso sistemi che mettono in relazione le modalità di ricerca alla reputazione attribuita da chi abita la Rete alla fonte informativa o all’informazione stessa secondo una logica di rimandi incrociati in cui personalizzazione e generalizzazione sono fortemente co-implicati. Criteri come questi rendono evidente come l’autorevolezza non sia più connessa al medium (ad esempio il giornale) ma dipenda dalle modalità possibili ed utilizzate di costruirsi un’opinione.

2. Cambia la relazione fra agenda dei media e agende dei cittadini. Certo, siamo ai primordi perché manca ancora consapevolezza su come utilizzare la Rete e le sue dinamiche per influenzare l’agenda mediale e non farsi fagocitare. Ma assistiamo a interessanti iniziative, anche in Italia, che mostrano le possibilità in prospettiva. Ad esempio NetMonitor, iniziativa di Repubblica.it nata all’interno dello speciale elezioni 2008, e che ha l’ambizione di raccontare le conversazioni in Rete aggregando quello che si dice attorno a temi che emergono dalla Rete stessa.

Oppure Wiki Democracy, un wiki che si propone di disintermediare la relazione fra politici e cittadini, portando a conoscenza diretta le opinioni e le idee degli elettori.

3. Cambiano i criteri di influenza e responsabilità perché alla relazione trasparenza/intrasparenza si sostituisce un doppio livello di contingenza rispetto ai vissuti. Non si tratta più di avere a che fare con temi che in astratto vengono pubblicizzati (resi trasparenti) senza sapere le conseguenza su chi si informa (intrasparenza dell’azione): dentro blog e sistemi di social network i temi diventano pubblici a partire dai vissuti e le conseguenze sui vissuti possono essere rese trasparenti.

Come nel caso di  “blackcat”, blogger e “mamma orgogliosa di un bambino autistico” che si è sentita discriminata durante un evento organizzato al Carrefour di Assago nel quale il suo bambino non è riuscito a farsi fotografare accanto a “Saetta McQueen”, auto a dimensione reale del film Disney Cars di cui lui è fan, a causa delle intemperanze del fotografo a fronte dell’impaccio del bimbo nell’assumere la posa per lo scatto. Barbara – questo il nome della mamma – scrive alla direzione del Carrefour e contemporaneamente racconta la sua esperienza in rete ricevendo quasi 1000 commenti anche a fronte di moltissimi blogger che riprendono la notizia, e che a loro volta ottengono moltissimi commenti, fino all’uscita della notizia su alcune testate e un servizio sul TG3 Rai del 1 ottobre 2008 per approdare ad uno su Uno Mattina u Rai Uno il 28 ottobre 2008. Il tema della disabilità viene dibattuto tra post e commenti, rilanciato nei media di massa ma partire dai vissuti ed ancorandosi ad essi, tra posizioni di singoli individui e di associazioni, di esperti e di “semplici” persone che esprimono la propria opinione, anche dissentendo da alcune interpretazioni.

È la forza delle conversazioni dal basso e del raccordo dei vissuti che si rende evidente.

La sfera pubblica in Rete si orienta non più agli strumenti di comunicazione (come tradizionalmente con la stampa e la televisione) ma alle concrete pratiche di produzione della comunicazione rese disponibili ed accessibili dai nuovi strumenti del comunicare da parte di attori sociali anche non istituzionali ed estranei al mercato. Sono le conversazioni dal basso che prendono voce. La sfera pubblica si fa plurale e tale pluralità diventa potenzialmente visibile e ricercabile, con buona pace delle teorie elitarie.

La “nuova” realtà delle sfere pubbliche connesse non ha più quindi la funzione di rappresentare i temi della società ma di irritare, a partire dai micro-vissuti connessi e dalle nuove pratiche che si sviluppano. La sfida è quella di capire se e come questa modalità di produrre ed abitare “dal basso” (grassroots) la sfera pubblica si relazionerà con la sfera pubblica tradizionale e quali forme dell’opinione pubblica genererà.

Credo che all’interno di questo contesto ci siamo margine di costruzione di una (nuova?) funzione del giornalismo e di un ripensamento del mestiere di giornalista e della sua relazione con i pubblici connessi.

7 pensieri su “L’eresia e la sfera pubblica nel futuro del giornalismo”

  1. Caro Giovanni, sono Antonio Rossano, tuo forse “inconsapevole” (nel senso che non ci conosciamo a priori) amico su facebook, nonchè tuo abituale lettore.
    Condivido in pieno la tua analisi sulle variazioni della comunicazione ed in particolare la notazione “La sfera pubblica in Rete si orienta non più agli strumenti di comunicazione (come tradizionalmente con la stampa e la televisione) ma alle concrete pratiche di produzione della comunicazione rese… ” che io, in altro luogo (http://www.citizenmedia.it/?p=526) ho definito formalmente inmaniera un pò diversa ma, in sostanza molto simile. Per me, secondo un ottica mcluhaniana, c’è stato solo uno cambiamento del medium che non è più il mezzo “fisico” (appunto televisioni o giornali) ma il flusso comunicativo stesso…..
    Bene Giovanni io mi occupo di un esperimento di comunicazione sulla rete che si chiama “Yurait Socialblog” (http://socialblog.yurait.com)… che si propone per essere una “piattaforma” blog multiautoriale dobe, abbandonata la monocraticità ed autoreferenzialità del blog monoautoriale, le persone si possono incontrare, esprimersi, raccontare, fare informazione. Con una importante particolarità: non è un social network e su yurait la memoria esiste, è tutto scritto, in bit e bytes, ma sempre disponibile e ritrovabile.
    Sarebbe per me molto interessante che tu lo visitassi e magari insieme si potrebbe avviare anche qualche interessante discorso, proprio sulla nuova informazione in rete. Sono amici e scrivono su Yurait tante persone che lavorano e vivono di comunicazione come ad esempio bernardo parrella (resp. italiano di Global Voices), pietro orsatti, antonio marturano e tanti altri.
    A questo proposito, ti informo che il 23 giugno abbiamo organizzat un incontro a ROma presso la FNSI proprio sul discorso dei media partecipativi.
    Perchè non vieni? trovi tutto sul sito di cui sopra http://www.citizenmedia.it, un progetto appunto realizzato da me con bernardo parrella ed eleonora pantò.
    antonio rossano

    antonio.rossano@emark.it
    o su facebook… tra gli amici!!

  2. Eccellente analisi, Giovanni, come sempre.

    E chissà che non riesca a partecipare alla ridefinizione del concetto di giornalismo attraverso un progetto a cui sto lavorando…vi terrò informati…

    1. @Federico e Antonio: Per quanto mi riguarda la partenza di molti progetti può solo essere utile per diffondere una cultura diversa a diversi livelli.

      Mi piacerebbe se fossero “terreni” per sperimentare ed analizzare sui due versanti (dall’alto e dal basso) con pacatezza e piglio critico.

      Negli ambienti in cui ci si ritrova magari si riesce a ragionare.

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