media+generazioni

Capita, a volte, che il lavoro di ricerca esca dalle logiche di condominio dell’Università italiana, dai principi di protezionismo ed egemonia tematica, per diventare un’occasione di lavoro collettivo e di scambio aperto e franco, anche fra generazioni di studiosi.

E’ quello che ci è capitato con la ricerca Media e generazioni finanziata dal Ministero come progetto PRIN, dove abbiamo avuto l’occasione di lavorare a strettissimo contatto con i colleghi di Milano, Bergamo, Roma e Trento – con qualche punta di Udine.

Oggi la ricerca è arrivata alla fine del suo percorso e abbiamo deciso di creare un’occasione di dissemination dei risultati con un convegno internazionale molto ricco (programma qui) nel quale discutere il tema con colleghi stranieri ed italiani, confrontare gli approcci ed individuare gli ambiti di analisi a venire.

Per quanto ci riguarda risponderemo a queste domande di ricerca:

Come possono specifici prodotti mediali generare discorsi generazionali generati dagli utenti? E’ possibile utilizzare gli UGC per osservare l’emergere del discorso generazionale?

I prodotti culturali mediali forniscono la materia prima per le pratiche discorsive, il linguaggio da utilizzare e i luoghi di riferimento. In pratica rappresentano uno sfondo comune e condiviso (anche se a vari livelli: di qui la necessità di riflettere in termini generazionali) che offre occasioni di riflessività all’individuo e “materia” prima per elaborare le forme condivise dell’immaginario.

L’idea centrale è che, poiché la semantica si produca attraverso le dinamiche conversazionali che si realizzano nella società, il versante degli UGC rappresenta una semantica “non curata”, cioè non ancora stabile nei significati che si connettono ai concetti. È però a partire da questo materiale “grezzo” che nel tempo la società stabilizzerà una certa semantica che poi diverrà patrimonio condiviso e comune che verrà rappresentato nella sua forma stabile (“semantica curata”) nel sistema dei mass media. È così ad esempio che l’analisi di libri e quotidiani ci dicono come una società “intende” se stessa.

L’ipotesi è quindi lavorare sulla semantica non ancora stabilizzata, cioè sulle premesse della semantica che verrà. Tentare di analizzare il mutamento mentre sta avvenendo, perdendo di precisione e di univocità ma cercando di cogliere la direzione.

Essendo le “conversazioni dal basso” una forma della comunicazione mediata dal computer e da Internet caratterizzata da a. permanenza, b. cercabilità, c. replicabilità e d. rivolta a un pubblico indistinto, è possibile vedere la Rete come luogo nel quale individuare un bacino della semantica “non curata” che rappresenta il modo in cui gli individui elaborano e rielaborano discorsivamente con gli altri i significati alimentando la semantica della società.

Per questo i Blog, Flickr, YouTube, Google Video, MySpace ecc., rappresentano un territorio da monitorare.

La ricchezza che la Rete rappresenta è dato per chi fa ricerca, anche, dal materiale lasciato spontaneamente dai soggetti che depositano tra blog, siti di social network, forum ecc. pensieri, emozioni, ecc. in forma di conversazioni possibili. Osservare questa realtà significa aprirsi quindi alle tracce del futuro.

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9 pensieri su “media+generazioni”

  1. ocio che il link al programma non funzia!

    nonostante io abbia preparato il mio paper
    per cause di forza maggiore non ci sarò,
    mi dispiace davvero tanto. Ci tenevo a mostrarti
    i dati di Diario Aperto 2009 in anteprima.

    Ho affidato la relazione alla mia collega a cui ho fornito tutto il materiale di ricerca e che l’ha rielaborato in modo davvero eccelso. Trattala bene :)

    Un caro saluto,
    Enrico

  2. di base ti anticipo che il campione non ci ha soddisfatti. non abbiamo fatto nemmeno la metà di quei 5000 della ricerca su blog e lettori di blog. Ma sono comunque cifre su cui si poteva fare un buon lavoro e spero di averlo fatto ;)

    La fascia d’età 18-24 è quella su cui ci siamo concentrati di più. Quindi credo sia ad hoc per il convegno.

    Mi rifarò a Urbino. Attendo un invito al sapore di Crescia.

  3. Dal punto di vista dei miei 69 anni, spesi a confrontarmi con l’evoluzione delle tecnologia (in questione), aspettando di poter (eventualmente) contribuire all’avvio di una evoluzione sociale che forse non vivrò abbastanza a lungo per vedere, mi son sentito attratto dall’oggetto del post; l’ho trovato però difficile da leggere e da commentare; mi sono arreso davanti all’acronimo UGC.
    Per me la semantica della società ha perso l’occasione di iniziare ad evolversi quando, 40 anni fa, la stampa si limitò a parlare dei computer, usati dalla ricerca scientifica, chiamandoli “cervelloni” :-(

    1. @luigi: UGC è acronimo di User-Generated Content, ossia contenuti che gli utenti producono. Post, commenti, filmati condivisi su diverse piattaforme, così come foto e note su Facebbock ecc. sono un buon luogo di osservazione. La questione della semantica della società è, di fatto, complessa. Ovviamente evolve con l’evolvere della società: se pensiamo all’amore il passaggio da “amor cortese” a “amore come passione” nell’Illuminismo è evidente. I media sono un bacino di raccolta e diffusione della semantica della società. La questione oggi è: è possibile intravedere il mutamento guardando nella semantica che si costruisce in Rete?
      Se la Stampa (e la società, come sistema scientifico) pensava ai calcolatori come “cervelli” oggi le metafore usate sono diverse. Anche qui la semantica è cambiata.

      1. @gboccia: per me, gli acronimi e le metafore in uso hanno senso solo su uno dei versanti dello spartiacque culturale tra reale e virtuale; se fosse giusto pensare che lo si deve mantenere e gestire, mi preoccuperei di trovare e provare metafore adeguate al versante reale; gli acronimi, da quella parte, magari verranno dopo.

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