Berlusconi vs. Dott. House: sulla libertà di rifiutare le cure e la narrazione mediale

Proprio nei giorni in cui Silvio Berlusconi ricorda la scomparsa di Eluana Englaro in una lettera alle suore misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni – struttura che la ospitava – con queste parole

Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte

su una delle sue reti va in onda la settima puntata della sesta stagione del Dottor House nella quale House presenta ad una conferenza di medici un paper scritto dall’amico e oncologo Wilson dal titolo “Eutanasia: diciamoci la verità, tutti noi la pratichiamo”. Le parole di Wilson-House di fronte a facce allibite dei suoi colleghi sono queste:

Eutanasia. Diciamoci la verità, tutti noi la pratichiamo. E’ solo che non ne parliamo. Stiamo al gioco. Usiamo altre parole oppure non ne usiamo affatto. Paziente S. 55 anni. Cancro ai polmoni in fase terminale. Il suo dolore si trovava perfino oltre il punto in cui potevamo fingere di alleviarlo. Gli mostrai come usare la pompetta della morfina. Gli dissi che troppa morfina l’avrebbe ucciso ma di non preoccuparsi. La macchina ne eroga fino ad una certa quantità.  Per rimuovere il blocco bisogna inserire un codice particolare. Sono andato alla porta e ho detto all’infermiera: il codice è 328. Lo dissi ad alta voce. Quando entrò la prima volta nel mio ufficio gli dissi che sarei stato con lui ad ogni passo del suo percorso. Ma lo lascia da solo, alla fine. Ho infranto quella promessa. Per pararmi il sedere…

Non voglio mettere l’accento su una eventuale relazione tra i due eventi ma sulla messa a tema mediale che presentano.

Una modalità è quella di tematizzazione attraverso l’informazione, creando una connessione fra l’anniversario della morte di Eluana e una lettera privata in pubblico da distribuire via Ansa, accentuando una storia personale, un’idea teleologica (di chi non ha potuto salvarla) ed un messaggio morale da affidare lapidario, senza possibilità di commento o dibattito.

L’altra affida la messa a tema all’intrattenimento, la radica alla dinamica della serializzazione in un momento in cui leggerezza e spiazzamento si incontrano. Sul divano di casa, tra le vicende sentimentali di House e la risoluzione sherlockholmesiana di casi clinici, calano come un pugno nello stomaco le parole lanciate attraverso lo schermo.

Quali sono i luoghi dei dibattito per alimentare la sfera pubblica? Quali diverse sfere pubbliche rappresentano questi modi di messa in narrazione dei temi?

Quanto l’esperienza di Berlusconi è diversa da quella di House e da quella dei loro pubblici?

PS A proposito: la legge sul testamento biologico che è stata una priorità della politica italiana negli ultimi giorni di Eluana, che fine ha fatto? E’ uscita dall’urgenza mediale per farsi normalità normativa.

4 pensieri su “Berlusconi vs. Dott. House: sulla libertà di rifiutare le cure e la narrazione mediale”

  1. Io trovo che entrambe queste vie siano inadatte a provocare un dibattito in quanto viziate dalle premesse del contenitore: il dr. house, sconcertante e precario, da una parte e il politico (ricerca di consenso a tutti i costi) dall’altra: infatti dopo non succede niente, fuochi fatui. Il tema dovrebbe essere affrontato dalla comunità scientifica in un dibattuto pubblico e diramarsi nelle scuole e nelle università per sollecitare una presa di posizione della società civile. La politica dovrebbe rinunciare a pretendere di “mettere il sale” nella nostra minestra e casomai darsi – loro sì – un codice etico.

    1. @Sergio: i modi attraverso i quali si alimenta l’opinione pubblica è, ovviamente, fatto di occasioni multiple e, oggi, sfrutta sempre di più percorsi di informazione (spesso sollecitati dalla presa di posizione politica, anche episodica) ed intrattenimento.

      Il vero problema è dato dai modi e tempi di ingresso ed uscita dei temi dall’agenda mediale: superficie della trattazione e contrazione temporale si associano. Così spesso si alimenta un gioco di adesioni pro o contro improntato alla umoralità.

      La grande assente sui grandi temi è la scienza. Qui credo che vi sia, in particolare in Italia, un grave problema sulla divulgazione scientifica legata sia alla professionalità dei giornalisti che degli scienziati stessi.

      1. @gboccia: il nostro sistema mediatico, a parte qualche rara eccezione, ha messo tra parentesi il pensiero logico-razionale a favore delle scorciatoie delle cosiddette euristiche di pensiero, che come noto si alimentano di stereotipi. Il loop è qui poichè la comunicazione massiva è orientata a creare stereotipi in quanto pagano: pagano con la pubblicità e con la politica in senso lato. Tra questi stereotipi il più grave è quello strisciante che riflettere con la “corteccia prefrontale” e non con i sentimenti a scaffale, è “nerd”. Il gioco è fatto! Se il giornalismo entra in questi meccanismi o perchè “ci fa” o perchè “c’è”, non ci resta che sperare nella famiglia, nella scuola, nell’università e forse nel web per invertire il ciclo. In fondo non è poca cosa😉

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