WordPress censura un post su John Ashfield (e altre considerazioni)

Un giorno una persona scrive un post su wordpress.com dove scrive che non le piace una campagna pubblicitaria, capita che a qualcuno non piaccia (al momento non è dato sapere chi è stato) e che segnali la cosa a wordpress.com e che qualche solerte censore oscuri il blog.

Così sintetizza Wolly ciò che è accaduto a Sybelle, che ha scritto un post dal titolo “John Ashfield  ADV: pleeease!” in cui commenta criticamente una pubblicità dell’azienda forlivese e si ritrova il post tolto senza essere avvertita in alcun modo.

In un appassionato thread su FF in cui molte voci della blogosfera italiana si levano, Sybelle scrive:

Mi dice [wordpress] di contattare la persona che si è lamentata del mio post (n.b. io non so chi sia), poi scrivono che nel caso la cosa non venga sistemata, gli sarà consigliato (alla persona che si è lamentata) di inviare un ordine del Tribunale.

io non ho mai ricevuto nessuna spiegazione precisa del perchè il post è stato censurato. Non so se sia per il post in se’ o per i commenti (il che è più probabile). Mi piacerebbe sapere chi mi ha segnalato a WordPress e perchè non mi ha contattata prima. Aspetto una risposta da WordPress: mi hanno appunto detto di rivolgermi a chi ha segnalato il post. E io non so chi sia stato. Non vedo una soluzione logica. Sono perplessa.

Il post è di fatto pulito e attento, divertente e critico. Come sa scrivere Sybelle – che è una bella persona, acuta e sagace – il fatto che sia una mia (ex) studentessa non c’entra, basta che chiediate in giro (in Rete).

Nei commenti si sviluppa invece un contrasto tra un ex dipendente (così si dichiara) dell’azienda, un attuale dipendente, un concessionario di John Ashfield, ecc. Uno spaccato del Belpaese. Sta di fatto che nessuno ha contattato in alcun modo Sybelle, autrice del post, per chiederle spiegazioni e, magari, richiedere azioni sul post stesso o (meglio) sui commenti. Ne ho visti di post puliti con commenti focosi, anche recentemente. Ma nessuna censura.

A difesa del diritto di espressione (di conversazione?) in Rete molti hanno risposto ri-postando il post incriminato e/o trattando la vicenda  (potete guardare qui).

L’intero fatto è emblematico di alcune cose: 1. il rapporto tra piattaforme espressive e libertà di espressione (ad esempio wordpress) ; 2. il diritto di produrre conversazioni collettive in pubblico (ad esempio su una campagna di pubblicità); 3.la capacità di un’azienda di gestire la sua reputazione in Rete; 4. la capacità di produrre azioni collettive sfruttando le connessioni e la forza del crowdsourcing.

Non so come si svilupperà la vicenda ma, al di là delle focose prese di posizione che spesso in Rete ci sono quando accadono queste cose, qui siamo di fronte ad una serie di problemi che interessano il nostro modo di “abitare” un mondo in cui la Rete è parte della realtà e non sua controparte.

Comunque sia, io sto con Sybelle.

10 pensieri su “WordPress censura un post su John Ashfield (e altre considerazioni)”

  1. Ciao Giovanni,
    in effetti una dinamica assai inquietante. Emerge finalmente in modo chiaro anche l’esistenza dei nuovi intermediari, per dirla agli eretici digitali. Questo fatto li rende palesi, e questo credo sia davvero importante. Ma soprattutto fa pensare la deriva che sta prendendo la libertà di esprssione e quanto poco ci voglia per far sparire una presenza online basandosi solo su segnalazioni di terzi, senza nemmeno l’intervento della magistratura a quanto pare, se non mi ricordo male.

    Anche perchè se fosse stato un intermediario che fornisse anche solo l’hosting e non la piattaforma, se la nostra normativa inizia a rendere responsabile il fornitore del servizio, non la vedo proprio bene.
    Una vicenda da seguire attentamente, assai variegata.

    1. Se la soluzione per gli intermediari (più o meno pesanti, piattaforma o hosting) è di tutelarsi censurando preventivamente – cioè su semplice segnalazione – e questo diventa un comportamento diffuso sui due lati (aumento di segnalazioni e, nel dubbio, censura) ci sarà una trasformazione “pesante” delle conversazioni in Rete.

  2. Il vero problema è la totale obsolescenza e fumosità della legislazione, affiancata dal fatto che chiunque in rete possa produrre “informazione” senza rete, consentitemi il gioco. L’informazione vera costa danaro e sacrifici (verifiche delle fonti, contro-verifiche, repliche…). In rete si pubblica gratis e si scrive senza deontologia. In sostanza (provoco) siamo come al bar.

    Non è ovviamente il caso di Sybelle, che esprime un parere esponendo un fatto. Ho letto il post qui: http://www.fantasiadomain.com/johnashfield/sybelle.html

    Io penso che a provocare il taglio siano stati alcuni commenti, non il post.
    A me dà l’idea che qualcuno abbia segnalato qualche commento lamentando la violazione dei Termini. Poi in WP l’operatore, per star sul sicuro, non si sia neanche soffermato a capire, sempre per evitare grane.

    Della serie: basta segnalare e si ottiene il risultato?

    Una rete con mille antenne pronte a colpire postando commenti anonimi o risposte stile arrampicata sugli specchi, o (peggio ancora) pronte a sforbiciare mi innervosisce. Si rischia di importare anche sul Web il virus dell’autocensura preventiva, che già infetta tutti i piccoli (ma anche grandi) giornali di carta, dove chi scrive ha paura di querele e colossali risarcimenti danni.
    Del resto non è semplice nemmeno dall’altra parte: anche io, nelle veci di un cliente, ho passato ore e ore a dialogare (non censurare) con la mia faccia in vista con un gruppo FB di scalmanati (anonimi) che sparavano a zero con argomentazioni (secondo me) fuori dal mondo. Ma lo facevo dando numeri, dati, argomentazioni. Una fatica immane.
    Mi innervosiscono anche gli anonimi.

    Riguardo alla pubblictà, che poi è l’oggetto vero del post, sono d’accordo con Sybelle. Se è voluta così, mi piacerebbe sapere quale stratega della comunicazione l’abbia ideata e perché. Se invece è “venuta” così beh… anche io penso che JA debba cambiare pusher, con tutto il rispetto.
    Ah… io apprezzo l’abbigliamento JA, so bene che si tratta di un’azienda romagnola e non mi scandalizzo se esternalizza la produzione perché nel tessile lo fanno tutti o quasi tutti.

    Comunque una settimana difficile: Mediaset batte YouTube, WordPress censura…

    1. Max concordo sulle cose che scrivi… dopo le prime 4 righe😉

      Provo a specificare meglio: concordo sulla obsolescenza normativa associata alla moltiplicazione delle occasioni di pubblicazione con il web. Che, poi, molte delle cose che vengono pubblicate (post) siano equiparabili all’informazione, in senso stretto… ce ne passa. Va sviluppata una cultura al riguardo sia sul lato di chi scrive sia sul lato di chi legge. Credo che molti luoghi conversazionali possano essere letti metaforicamente più in senso spaziale della comunicazione che secondo i criteri della stampa. Proverei a partire da lì.

  3. Ciao Giovanni,

    penso ci sia poco da restare atteriti di fronte ad una reazione di questo tipo. Le critiche, in genere, fanno male. Quelle rivolte ad un azienda che ha l’obbligo di tutelare la propria immagine sembrano avere un peso particolarmente rilevante. E, ad un’occhio ingenuo, possono apparire come determinate da ragioni di utilitarismo anche quando a prevalere, quanto meno nei blog, può essere la semplice necessità di alimentare discussioni, comunicazione. Vedo in questa dialettica due mondi a confronto. Uno legato ad un utilizzo consapevole di determinati strumenti (il blog, appunto) e l’altro evidentemente meno in grado di masticare un modo di “abitare” la rete in cui la libertà di mettere confronto idee (e prodotti) si è andata affermando come una prassi non scritta. E, forse, è proprio questo il problema. Questa sorta di “democrazia come concetto/astrazione” di cui la Rete è dalla sua nascita portatrice non può nè mai potrà trovar luogo, anche negli spazi, in quelle piattaforme concepite per essere le “agorà del futuro”, concetto anche questo saturo e ridondante. Sono convinto che l’unico modo per evitare che cose del genere riaccadano (e per tutelare quella necessità di libertà di cui Sybelle e moltissimi altri blogger sono gelosi custodi) sia fare pressione dal basso perchè s’imponga la necessità di sviluppare una regolamentazione che possa traslare un modo informale ed accettato di sviluppare comunicazione, informazione (contro-informazione) attraverso i social network in legge (che sia, però, positiva, capace di tutelare e fornire garanzie a chi fa comunicazione, riducendo a casi specifici le possibilità di azione censoria!!). Una volta per tutte. Forse da quì potrà passare quella agognata rivoluzione culturale che sola renderebbe questo tipo di querelle una storia triste di cui non ricorderemo nemmeno i contorni…

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