Il paese reale e la spirale del silenzio

Sono sempre stato alla fortuna come Fassino ai comunisti, ma ho sempre tenuto duro.
Figlio di operai, mai avuto un cazzo, tranne quattro o cinque auto usate.
Poi alla sfiga si aggiunge la crisi e inizi a prenderla male, ma vabbe’.
Vendi un bar, hai un occasione di lavoro, che non si realizza, a vabbe’, tieni duro, fai il disoccupato qualche mese e tiri avanti.
Trovi un lavoro (uno, perche’ mia moglie, a 41 anni e’ tagliata fuori a quanto pare) che ti permette di sopravvivere, ma le rate del mutuo ti strozzano.
Metti in vendita una casa che nessuno compra, perché chi ha soldi compra per fare affari e lucrano, agli operai non danno mutui per crearsi un futuro, e non possono comprare.
Tieni duro e di lavoro ne trovi uno part time il fine settimana, ma il tasso variabile lo viene a sapere e te lo mette in culo.
L’agenzia delle entrate per non sentirsi da meno ti fa un accertamento per l’anno duemilasei e ti verbalizzano seimila euro di multa, ed io, essendo un coglione come pochi, pago, a rate ma pago.
I tassi aumentano, gli stipendi no, e allora molli, parli coi direttori di banca, che ti vedono, ma non ti guardano.
passa il tempo ne succedono troppe per un solo 3D e molli la presa, perche’ prima hai una “blogger” di 10 anni da crescere.
Arrivano lettere, telefonate, prima discrete, poi via via sempre piu’ “minacciose”
Riparli con uomini in cravatta per trovare un punto di incontro che non c’e’.
Poi arrivano 6 raccomandate dagli uffici legali, e capisci che e’ finita.
Tua figlia che si avvicina e dice: avrei un problema, avrei finito la colla per la scuola.
Ti giri di scatto e guardi fuori, maledicendo di abitare al primo piano.
Intanto continuo a sedere in cucina con mia moglie, a programmare viaggi che non faremo mai.

Ho letto questa traccia di vissuto raccontata in Rete in un blog il cui proprietario si occupa di narrazioni (a fumetti) e conosce bene (medialmente) la persona che scrive (blogger, lui come la figlioletta di 10 anni).

Ci troviamo di fronte a quel capitale narrativo che risiede in Rete sotto forma di racconti attraverso cui le persone si riappropriano della loro rappresentazione, rinunciando a farsi rappresentare dai media di massa e dai loro racconti, spesso, sfuocati. Uscendo dalla spirale del silenzio che li porta a dubitare dalla propria lettura dello stato delle cose per aderire all’opinione pubblica, anch’essa rappresentata nei media, televisione e stampa in primis.

Il Giornale: Berlusconi è tornato a sottolineare la necessità di un clima di fiducia per fare uscire il paese dalla crisi, clima non aiutato da alcune stime “diramate da certuni che fanno opposizione non tanto al governo ma ai cittadini”. Questo, ha detto il premier in occasione della conferenza conclusiva del G8 lavoro contribuisce alla costruzione di “un clima di paura che attanaglia”. Per il premier, invece, “dobbiamo insistere e fare di tutto affinchè gli italiani non cambino stile di vita”.

Poi c’è chi ha problemi, anche con la colla. E con il resto, come raccontano molti dei commenti al post. Commenti di un paese reale, con prospettive quotidiane e un orizzonte sul futuro abbassato a saracinesca.

Allora anche il gesto di re-blog, di rilanciare attraverso la connessione, anche in un piccolo posto come questo, diventa un gesto politico di una comunicazione che vuole uscire dalla spirale del silenzio.

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