Post aperto a Andrea Celli proprietario del marchio John Ashfield

Gent.mo Celli, potevo scrivere ad Alessandro Gilioli, come ha fatto Lei, una lettera aperta sul caso Sybelle che, in parte, La riguarda – il resto riguarda WordPress.

Preferisco farlo invece in questo luogo connesso, il mio blog, che è comunque pubblico anche se non così mainstream. E che forse non leggerà, come Le può capitare con parti della Rete connesse ad editori che magari può ritenere più reali (in fondo escono in edicola con prodotti). Ma qui, come molti altri blog – e social network -, ci si è occupati del diritto ad esprimere opinioni in connesse in pubblico, anche su una pubblicità come la Sua.

La prego innanzitutto di non considerare la Rete una Sua controparte, come mi sembra di cogliere dalle Sue parole:

far cessare tutto questo casino che è scaturito dal mondo di Internet contro la mia azienda

Internet non è un soggetto unico, assomiglia più ad un ambiente in cui molte voci parlano con tono diverso. Nè Internet mi sembra si sia scagliata lancia in resta contro la Sua azienda. Molti dei post che ho letto si ponevano domande sul comportamento di WordPress. Altri sulla Sua scelta (dico Sua per dire: la Sua azienda) di aver scritto alla piattaforma (WordPress) e non alla persona (Sybelle) per chiedere di rimuovere i commenti.

Il “casino” poi non si può fare cessare. Mi spiego: a differenza di un articolo di giornale che magari solleva un tema per qualche giorno per poi uscire dall’agenda nei giorni successivi, in Rete ciò che viene scritto è permanente e ricercabile. Il che significa che il vero punto non è tanto “fare smettere” o fare cancellare post e conversazioni ma pensarli come la base della propria reputazione online. In tal senso costruirsene una dialogando e proponendo il proprio punto di vista, rispondendo a domande e facendone altre è una buona cosa.

Sulla natura dei commenti presenti nel post di Sybelle, che come Lei stesso dice sono la causa della Sua richiesta (dico Sua per dire: la Sua azienda) di rimozione a WordPress, non entro. Ma, nella logica comunitaria della Rete, mi sembra che a fronte di una persona che parlava male della Sua azienda altre si siano strette attorno a Jhon Ashfield. Certo c’è chi su questo fa polemica sostenendo che:

Nei commenti del post originale di Altezzosa, Gigi e Mario (i primi commenti positivi per JA) sono la stessa persona, basta vedere il monsterid di Gravatar.

Se così fosse e se si trattasse di una strategia aziendale di risposta, mi permetta, consiglierei un approccio diverso: è giusto che l’azienda parli con la sua voce in Rete e sostenga – anche con vigore – con competenza le proprie ragioni. Senza trucchi. Di solito ripaga.

Lo so, c’è sempre un po’ di spocchia nei toni di chi parla in Rete e dà consigli su marketing e pubblicità, ad esempio. Ma qui abitano molti professionisti reali e molti consulenti che commentano continuamente comportamenti comunicativi delle aziende, specialmente quando agiscono in Rete, ma non solo.

A questo proposito ritengo che la conversazione aperta da Sybelle sulla Sua pubblicità sia congruente sia con ciò che lei tratta nel blog “Altezzosa e poco loquace“. E che  la sua formazione professionale pubblicitaria e il suo attuale lavoro in una agenzia di Digital P.R. giustifichino l’interesse per la Sua pubblicità – e comunque ne abbiamo discusso anche con professionisti su un social network: sì perché anche lì abitano esperti disposti a condividere la loro conoscenza con gli altri e, se serve, a dispensare qualche buon consiglio .

A questo proposito ho trovato il tono che Lei ha usato un po’ troppo sopra le righe – stiamo sempre parlando di costruzione della propria reputazione online:

Vorrei comunque anche avere l’opportunità di conoscerLa meglio per capire perché ha fatto questo e quale vantaggio può esserle venuto da questa situazione. Se posso darLe comunque un mio consiglio per il futuro, Le dico che nella vita non basta aprire un blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri.

Spesso dietro a un post in Rete non c’è una strategia di marketing guidata da qualcuno. Spesso c’è solo la passione per i temi, la voglia di condividere idee, di aprire conversazioni. Di supportare idee e diritti. Credo che la mobilitazione di questi giorni di molti nella Rete in fondo lo dimostri. E se qualcuno dice qualcosa che non ci piace allora si può rispondere nello stesso spazio, ad esempio nei commenti, o nella propria “casa”, ad esempio il proprio blog.

Per questo la mia non può essere una lettera aperta da affidare a qualche media mainstream – perdonami Alessandro, ma credo che tu ne capisca il senso – ma un post aperto, come tutti gli altri.

Come è l’abitare questa parte della Rete.

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2 pensieri su “Post aperto a Andrea Celli proprietario del marchio John Ashfield”

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