Lessig in Parlamento: un’occasione sprecata

L’invito di Lawrence Lessig a parlare di “Internet è libertà. Perché dobbiamo difendere la rete?” al Parlamento italiano – iniziativa degli incontri di Capitale Digitale – è stata un’occasione sprecata.

Non è stata sprecata per le molte cose intelligenti che attraverso l’hashtag #difenderelarete abbiamo letto su Twitter. Un centinaio di Tweet scritti negli ultimi giorni che rispondevano alla domanda “Perché difendere la rete?” – bella iniziativa di Marco apparsa come nota su Facebook – sono stati recapitati a Lessig.

Non è stata sprecata per le migliaia di Tweet che sono fluiti durante le conversazioni di Lessig e dei discussant invitati commentando, creando contrappunti, rilanciando, provocando … e stimolando Riccardo Luna, moderatore dell’evento, che ha riportato alcune considerazioni nate in Rete in forma di domanda.

Non è stata sprecata quando ha permesso di visualizzare – come ci ha fatto notare Davide – che nella Twittersfera italiana stava succedendo qualcosa.

Non è stata sprecata neanche quando il dibattito fra Lessig e le persone intervenute (dal Presidente della Camera Gianfranco Fini a Franco Bernabè, Umberto Croppi, Fiorello Cortiana – il più apprezzato da dentro la Rete – , Juan Carlos De Martin, Paolo Gentiloni, Stefano Quintarelli e Paolo Romani) ha permesso di capire le differenze generazionali rispetto alla cultura digitale, l’arretratezza culturale di molta della politica italiana (bipartisan, eh), la mancanza di idee concrete su come governare la Rete, la scarsa competenza diffusa, la scarsa capacità di ascoltare chi in Italia parla di Rete e fa ricerca sulla Rete, l’evidente assenza di consulenza dei politici non proprio esperti su tematiche sulle quali fanno proposte di legge – al limite del surreale quando il Ministro Romani ha detto che da casa sua cerca video porno su YouTube ma non li trova e quindi esiste un algoritmo che ne impedisca la pubblicazione o che non sa cancellarsi da Fecebook e che si vorrebbe cancellare perché gli chiedono amicizia donne giovani e lui dovrebbe giustificarsi durante il fine settimana con la moglie.

Non è stata sprecata quando Luna ha chiesto al Ministro Romani degli 800 milioni per la banda larga “spariti” e che il Ministro ha definito solo “congelati”. Per vederli poi scongelare pochi minuti dopo, proprio mentre Romani parlava ancora – all’insaputa del Ministro, direi.

Non è stata sprecata forse neanche quando in apertura Fini, un po’ demagogicamente e poco programmaticamente, ha dichiarato che Internet “deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell’uomo”. Assicurandosi così i titoli nei quotidiani nazionali.

E qui sta il punto. Il dibattito relativo alla Rete sui media Italiani sarà ridotto tra esaltazione modernista del politico d’antan e curiosità antropologica circa il cosiddetto “popolo della Rete”.

Di questo si parlerà nell’informazione del Paese. Di come Fini sostenga l’idea di candidatura della Rete al Nobel, ad esempio. Basta leggersi la Repubblica o Il Corriere o La Stampa.

E il popolo della Rete verrà ridotto ad una “specie” antropologica che abita i nostri tempi:

Il popolo di internet ha assediato Montecitorio. Diverse centinaia di persone si sono messe diligentemente in fila per assistere ai lavori del convegno […] Non è bastata la sala più grande, di Montecitorio, quella della Regina: la solerte organizzazione della Camera dei deputati ha subito allestito la sala Aldo Moro con maxi-schermi per seguire i lavori. Ma la fila fuori del Palazzo continuava ad aumentare. E allora è stata aperta una terza sala, quella del Mappamondo. Oltre cinquecento i presenti, e molti purtroppo sono rimasti fuori. E questo nonostante le dirette web dell’evento. Per una volta il popolo di internet ha preferito vedere da vicino i propri beniamini, in particolare un vero e proprio “guru” della rete Lawrence Lessig

Mentre avrebbero potuto titolare l’incontro con le parole usate da Lessig nel chiudere l’incontro quando ha detto che “occorre prendere sul serio la rabbia generazionale che c’è ed imparare ad ascoltare la Rete”. Io in Italia, oggi, lo ascolterei.

15 pensieri su “Lessig in Parlamento: un’occasione sprecata”

  1. Per me il momento più sferzante è stato quando Lessig alla fine ha ringraziato “per avergli concesso di accedere a internet anche se non aveva presentato i documenti”, alludendo alla politica italiana sugli hot spot wi-fi, praticamente uccisi dalla normativa vigente.
    Poi naturalmente il passaggio che citi alla fine tuo del pezzo.
    L’intervento che ho più apprezzato è stato come dici quello di Cortiana. Non mi è piaciuto affatto quello di Romani.

      1. (Grazie Giorgio, ho visto commento di Marco tardi, ma c’è sempre la tempestività dei pubblici connessi🙂.

        Il senso è questo, Marco, il servizio Trednsmap geolocalizza i Tweet mostrandosi le aree “calde” del pianeta. Il fatto che a quell’ora fossimo in Home la dice lunga sulla capacità di generare Tweet🙂

        La cosa interessante è che è differente dai trending topics. Magari ci sono meno Tweet rispetto a quelli che portano in classifica dei TT ma la forza della connessione geolocalizzata mostra che in quel dato paese succede qualcosa in quelle ore.

  2. la candidatura del premio nobel per la pace a Internet andrebbe presa come una buffonata, se non fosse invece espressione di una vera e propria ideologia (che ovviamente rifiuto)

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