Facebook prova a cambiare il suo racconto sulla privacy

(photo by mmarchin)

Ho già scritto altrove che ci troviamo al centro di una contro-narrazione a proposito di Facebook che contrasta con l’idea di “trasparenza assoluta” che  Zuckerberg ha promosso in questi anni.

Ci sono le tracce di un movimento di opinione che tenta di diffondersi come tale, a partire dalle polemiche degli ultimi giorni provenienti dalla stampa e dalla parte informata della Rete. Ma che ha trovato anche un terreno di sviluppo di movimenti in Rete che propongono azioni di protesta degli utenti FB. Come quella organizzata per il 6 giugno da Face book Protest , che invita a non collegarsi in quella data, o di Quit Facebook Day, che invita ad abbandonare il social network, con poco più di 6.000 persone che promettono di andarsene. Che promettono, non che se ne vanno (puoi anche farti mandare una mail per farti ricordare la tua promessa): la costruzione di un racconto da parte degli utenti.

Cresce anche l’uso di applicazioni che consentono di osservare quanto siamo esposti in pubblico dai nostri profili Facebook, come zesti.ca (“What does Facebook publish about you and your friends?”) o openbook, che ho aperto e mi ha mostrato tutti i contenuti pubblici FB ricercati con la stringa “rectal exam” e ad un secondo tentativo con “going to a strip club” … tanto per rendere concreto e visibile ciò che c’è dietro la massima che troviamo sul  sito: “Facebook helps you connect and share with the people in your life. Whether you want to or not”: un altro modo di raccontare la cosa.

E Facebook decide di reagire. E lo fa con una strategia di risposta che prova a costruire un nuovo racconto: promettendo di creare scelte per la privacy più semplici in un paio di settimane: “We are going to be providing options for users who want simplistic bands of privacy that they can choose from”, racconta il responsabile della public policy Tim Sparapani. E continua costruendo un punto di vista rovesciato sulle cose:

We have built a privacy setting for every new type of sharing [users] are allowed to have. What that means is that in fact we have come up with an extraordinary number of privacy settings. This should be compared to almost any other company out there where there are no privacy settings at all. So Facebook should be getting credit here for giving tools in the first place.

Come dire: avremo settaggi complessi per la privacy ma lo abbiamo fatto per garantire il racconto delle vostre vite, cioè consentendo di pubblicizzare o meno tutti i tipi di contenuti che avreste prodotto. Ora vi veniamo incontro semplificando le cose.

L’origine della preoccupazione di FB per i propri utenti dipende forse da quanto è accaduto in questi giorni oppure dipende dal fatto che la crescita di un movimento d’opinione contrario alla politica di FB sulla privacy potrebbe fiancheggiare eventuali azioni promosse dalla Federal Trade Commission – che si sta occupando del modo in cui i social network usano i dati personali – la quale, si dice,  si stia sempre più focalizzando su FB.

3 pensieri su “Facebook prova a cambiare il suo racconto sulla privacy”

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