Media Mutations

Nei prossimi giorni mi troverò a discutere delle frontiere del “popolare” tra vecchi e nuovi media al convegno Media Mutations, un’importante occasione di confronto sui territori della “mutazione” in campo audiovisivo che il DAMS di Bologna e la Soffitta organizzano.

Come scrive Claudio Bisoni nell’introduzione al tema:

Nel corso del Novecento è stato un luogo comune definire il cinema o la televisione come media di massa. Ma questi old media oggi, nel circuito intermediale reso possibile dalla rivoluzione digitale, hanno visto eroso e ridefinito il terreno della pro- pria popolarità. In che modo è possibile ripensare in prospettiva estetica e mediologica le categorie di ‘massa’ e di ‘popolare’ proprio in un periodo in cui anche in campo politologico queste stesse categorie sono al centro di una nuova attenzione? Esiste ancora la dimensione-massa?

Oggi dobbiamo rivedere le cose. Ed occorre ripensarle per capire meglio le prospettive di evoluzione del mercato del cinema e della televisione, per comprendere le nuove audience e i fenomeni emergenti che vedono al centro le dinamiche di convergenza fra le grammatiche delle conversazioni dal basso e le logiche dei media mainstream.

Da parte mia cercherò di spiegare come l’esperienza dell’intrattenimento audiovisivo novecentesco abbia avuto le sue radici , da una parte, nell’idea di pubblico – che costituisce il nuovo soggetto “moderno” sulla scena – e, dall’altra, in un’industria culturale che ha prodotto forme di rappresentazione grazie a professionisti che hanno lavorato esaltando i meccanismi di spettacolarizzazione di opere “chiuse” (mono-medialmente) ma che hanno vocazione di mercato per il franchise. Questo contesto si trova oggi ad essere mutato sui due lati in modo significativo: la realtà transmediale, da una parte, e quella corrispondente dei pubblici connessi, dall’altra, stanno caratterizzando in modo nuovo forme di produzione e fruizione dell’audiovisivo, secondo percorsi inediti in continua evoluzione.

I prodotti transmediali rappresentano oggi la risposta del mondo dell’industria culturale al mutamento dei bisogni di informazione ed intrattenimento di un nuovo soggetto che si presenta sulla scena sociale e sul mercato: il pubblico connesso. Ma sono ancora spesso ancorati a logiche e linguaggi del ‘900 e dovranno imparare (e sperimentare) nuove logiche di messa in relazione con uno spettatore/consumatore che comincia ad acquisire la consapevolezza di non essere più unicamente oggetto di comunicazione – che delega la rappresentazione di sé stesso, delle proprie aspirazioni e del proprio immaginario all’esterno – ma diventa soggetto di comunicazione in grado di partecipare a processi co-creativi attraverso forme di riappropriazione (di sé stesso, delle proprie aspirazioni e del proprio immaginario) sempre più profonde.

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